E’ necessario avere dati certi circa l’impatto dell’industria del gioco d’azzardo in termini occupazionali. E’ una delel richieste formulata da Maurizio Fiaso, consulente della Consulta Antiusura.

“Abbiamo dati solo impressionaistici di quello che è l’impatto in ordine di PIL e di occupazione del settore del gioco. Abbiamo previsioni, dati non scientifici, non evidenze oggettive. Quello che è certo è che in Italia in 26 anni si è arrivati ad oltre 100 miliardi di raccolta di gioco. Il quadro regolativo è rimasto pressochè immutato. Il monopolio fiscale dello Stato è stato concepito come leva di controllo, aveva una funzione di ordine pubblico. Dopo di che è diventato altra cosa”. E’ quanto ha dichiarato il professor Maurizio Fiasco intervendo al Senato al concegno “L’industria dell’azzardo”. “Ad oggi disponiamo dei dati di una ricerca sul gioco d’azzardo realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità che erroneamente è stata definita ‘epidemiologica’, ma che ritengo più corretto definire esplorativa, che distingue in giocatori in problematici e a rischio. Ma cosa significa questo? La cosa interessante è che anche questa ricerca conferma che l’80% dei redditi di questa attività dipendono dal 20% dei giocatori. E’ un modello di business che si basa sull’indice di fidelizzazione del cliente”. “Questo vantaggio competitivo comporta un problema dal punto di vista morale. Dobbiamo chiederci insomma se è giusto”, ha detto Fiasco. “All’interno di un modello dove si prevede una diminuzione dell’offerta di gioco e dei compensi agli operatori-concessionari- ha concluso Fiasco- si può pensare ad un sistema di equo compenso, una soluzione rispetto all’impatto in termini occupazionali”.

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