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(Jamma) La Corte di Cassazione, VI Sez. Civile, ha respinto il ricorso di un gestore di apparecchi da intrattenimento contro la pronuncia della Commissione Tributaria di Milano che ha confermato l’avviso di accertamento dell’Agenzia delel Entrate con il quale si contestavano maggiori ricavi derivanti dall’accertato scostamento tra quelli contabilizzati dalla ricorrente e quelli, appunto maggiori, della società concessionaria. Ovviamente si parla di ricavi dalla raccolta di gioco di apparecchi a vincita. La ricorrente lamentava violazione/falsa applicazione di plurime disposizioni legislative sia in ordine alla statuizione di appello relativa alla ripresa fiscale oggetto del suo appello principale ossia i maggiori ricavi derivanti dall’accertato scostamento tra quelli contabilizzati dalla ricorrente  e quelli della società concessionaria.

La Corte di Cassazione ha rigettato la censura. “Vi è infatti da ribadire che «In tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste in un’erronea ricognizione da parte delprovvedimento impugnato della fattispecie astratta recata da una norma di legge implicando necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta, mediante le risultanze di causa, inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito la cui censura é possibile, in sede di legittimità, attraverso il vizio di motivazione» (ex multis, da ultimo v. Sez. 5, n. 26610 del 2015) ed altresì che «Con la proposizione del ricorso per Cassazione, il ricorrente non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sé coerente; l’apprezzamento dei fatti e delle prove, infatti, è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che nell’ambito di detto sindacato, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice di merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio convincimento e, all’uopo, di valutare le prove, controllarne attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie,quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione» (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 7921 del 2011. Con il mezzo de quo la ricorrente mira a chiedere a questa Corte valutazioni tipicamente di merito che chiaramente contrastano con detti consolidati principi giurisprudenziali“.

 

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