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ONLINE – Il Tribunale civile di Napoli, in accoglimento di reclamo avanzato da un Concessionario autorizzato alla raccolta del gioco a distanza, assistito dall’avv. Marco Ripamonti, ha affermato un importante principio in tema di rapporti tra concessionari e titolari di skin (promotori), disponendo come, in caso di clausola contrattuale dubbia tra i due soggetti, prevalga sempre il principio scaturente dalla concessione.

La controversia era originata dalla pretesa di soggetti promotori di poter gestire i conti di gioco dei clienti procacciati, oltre a disporre dei database e della intera movimentazione.

Il Tribunale monocratico, in prima battuta, sul ricorso urgente avanzato dal promotore, a fronte di clausola ritenuta di dubbia interpretazione contemplante la questione della gestione dei conti, aveva accolto il ricorso ordinando al concessionario di porre il promotore stesso nella condizione di gestire di fatto la movimentazione dei conti.

Situazione cui il Concessionario non ha tuttavia ottemperato avanzando reclamo.

Il provvedimento è stato così drasticamente riformato dal Collegio partenopeo con Ordinanza del 17 luglio 2018, all’esito del reclamo avanzato dall’avv.Marco Ripamonti nell’interesse del concessionario stesso, con condanna alle spese nei confronti dei promotori.

Il Collegio ha così testualmente motivato: “Infine non può non evidenziarsi come l’art.1367 C.C. impone di dare, sia al contratto sia alle singole clausole di esso, un significato che gli consenta di avere qualche effetto anziché un significato che non consentirebbe loro di averne alcuno, rendendole nulle o comunque invalide. Poiché dunque l’interpretazione del contenuto obbligatorio del contratto di promozione voluta dal promotore contrasterebbe con i livelli di sicurezza e tutela cui è improntata l’intera disciplina in tema di scommesse e dunque con norme imperative e principi di ordine pubblico, con conseguente nullità della pattuizione ex art.1419 C.C., deve concludersi che la clausola del contratto vada interpretata nel senso che la gestione dei conti di gioco consentita dal contratto al promotore debba ritenersi limitata alla sola sfera anagrafica (in pratica disporre dei dati anagrafici e indirizzi mail dei clienti procacciati), nonché nella consultazione delle movimentazioni…, ma non anche alla gestione esecutiva ed interattiva dei conti di gioco“.

In pratica, su ogni possibile equivoco, ha prevalso la norma imperativa di cui alla concessione e quanto contemplato in proposito dal Decreto Direttoriale prot.2011/6667giochi/gad dato come presupposto tra le parti contrattuali, del resto – come affermato dalla Corte del Reclamo e sostenuto dallo stesso Concessionario – ispirato alla tutela della privacy e della prevenzione di fenomeni di infiltrazioni di criminalità organizzata e di riciclaggio.

Da considerarsi, pertanto, norma di carattere imperativo.
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