Il Tar Friuli Venezia Giulia ha disposto – tramite ordinanza – gli incomenti istruttori in merito ad un ricorso presentato contro Ministero dell’Interno, Questura di Udine in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con il quale è stata decretata la chiusura del centro di trasmissione ed elaborazione dati – internet point sito in Udine e la condanna dell’Amministrazione intimata al risarcimento dei danni patiti e patiendi dal ricorrente.

Viene premesso che il ricorrente risulta titolare di ditta individuale ivi ubicata per l’esercizio dell’attività avente per oggetto “Altre elaborazioni elettroniche –servizi elaborazione dati attraverso società esterne”, ma che presso tale indirizzo risulta invece insistere la ditta individuale del fratello, il quale esercita la diversa attività di “centro elaborazione dati internet point” “come dichiarato dallo stesso alla locale Camera di Commercio ed al locale Ufficio Licenze con istanza intesa al rilascio della licenza di cui all’art 88 T.U.L.P.S. datata 19.8.15 e comunicazione ai sensi del co. 644 legge 190/2014 datata 15.12.2015, per la trasmissione di dati inerenti scommesse per conto della società (…)”.

Nel corso del controllo che ha dato origine al provvedimento avversato è stato poi accertato all’interno dei locali de quo lo svolgimento dell’esercizio dell’attività di raccolta e trasmissione di giocate relative ad eventi sportivi per conto dell’allibratore maltese (…) con sede a Malta ad opera di (…), il quale dichiarava di prestare la propria attività a titolo gratuito a favore del fratello nonché odierno ricorrente.

A fronte di quanto sopra la decisione di chiusura veniva motivata con la circostanza che il ricorrente non ha ottemperato al disposto di cui alla legge 190/2014 e succ. modificazioni con la presentazione al Questore della comunicazione prevista dalla lettera e) del comma 644 in qualità di titolare del punto di raccolta scommesse, che il punto di raccolta/trasmissione delle scommesse non risulta tra quelli regolarizzati, che le scommesse raccolte consentono vincite superiori a euro 10.000 e che la lettera h), punto 5) del comma 644 della legge 190/2014 come modificata dalla legge 208/2015 prevede la chiusura dell’esercizio per il caso in cui il titolare dell’esercizio o del punto di raccolta di scommesse abbia omesso la dichiarazione di cui sopra.

Parte ricorrente sostiene con il primo motivo di ricorso “Violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 643 della l 23.12.2014 n. 190 e dell’art 1, comma 926 della l.28.12.2015 n. 208. Eccesso di potere per difetto di istruttoria. Travisamento dei fatti” che il bookmaker (…) ha aderito alla procedura di regolarizzazione fiscale per emersione di cui alla legge di stabilità 2015, ottenendo dall’ Agenzia delle Dogane e dei Monopoli il codice di concessione (…) e per il centro di raccolta gestito dal ricorrente il numero (…), il che dimostra che esso è stato regolarmente sanato.

Con il secondo motivo “Violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 643 e 1 c. 644 lett e) della l. 23.12.2014 n. 190 e dell’art 1, comma 926 della l.28.12.2015 n. 208. Eccesso di potere per difetto di istruttoria. Travisamento dei fatti “ si sostiene che, erroneamente, la Questura avrebbe contestato la mancata comunicazione prevista ai sensi dell’art 1 comma 644 lett e) della legge di stabilità pe l’anno 2015, cosi come richiamato dall’art. 1, comma 926 della legge di stabilità per l’anno 2016 in quanto la norma la richiede solo ai soggetti che non aderiscono al regime di regolarizzazione di cui all’art. 1 comma 643.

Con il terzo motivo infine “Violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 643 e 1 comma 644 lett. C) della l 23.12.2014 n. 190 e dell‘art 1, comma 926 della l. 28.12.2015 n. 208. Eccesso di potere per difetto di istruttoria. Travisamento dei fatti” si sostiene che il centro del ricorrente, in quanto regolarizzato, non era tenuto a rispettare il divieto di raccolta di scommesse che consentono vincite superiori a euro 10000, come anche gli viene contestato e che, comunque, tale limite non è stato neanche superato perché viene contestata una giocata che è peraltro un sistema costituito da più quote all’interno di uno stesso evento e che la vincita potenziale massima prevista di euro 10.657,51 euro è riferita al sistema di giocate e non alla singola vincita.

L’intero assunto dei ricorrenti si basa sull’erroneo richiamo da parte della Questura al comma 644 dell’art 1 della l. 190/2014 in quanto il punto di raccolta sarebbe stato incluso nella regolarizzazione effettuata ai sensi del comma 643 dalla (…).

Di contro il provvedimento impugnato poggia sulla dichiarazione di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli trasmessa alla Questura con posta certificata del 29.4.16 con cui, in riscontro a puntuale richiesta della Questura, si comunica “che, allo stato, non risulta regolarizzato alcun punto di raccolta presso il locale di Udine (…)”.

Parte ricorrente, a sostegno del proprio assunto, ha prodotto in atti copia della richiesta di regolarizzazione fiscale inoltrata all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli da parte della (…) e riscontrata dalla predetta Agenzia trasmessa via pec (…), con pec non in atti, dove si precisava che “successivamente alla stipula del disciplinare lo scrivente Ufficio (cioè Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) procederà all’inoltro della documentazione presentata per ciascun punto di raccolta, che costituisce formale domanda per il rilascio della licenza ex art 88 TULPS, alle competenti Questure” nonché copia dell’attestazione di avvenuto pagamento di euro 500.000 per la regolarizzazione fiscale di 50 punti di raccolta, tra cui, apparentemente, anche di quello di cui era titolare l’impresa individuale (…) a Udine. Sempre parte ricorrente ha prodotto copia di una ricevuta di pec concernente l’inoltro ad Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di “disciplinare sottoscritto e altra documentazione richiesta”.

Manca peraltro la prova che sia poi intervenuta da parte di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la successiva necessaria sottoscrizione del disciplinare stesso, così come manca qualsiasi prova dell’inoltro alla Questura di Udine della documentazione presentata per il punto di raccolta (…) ai fini del rilascio licenza ex art 88 TULPS, pur essendo stato precisato da Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che spettava alla società “seguire le istruttorie avviate dalle predette Questure per l’ottenimento delle licenze citate”.

Ritenuto pertanto che sia necessario disporre istruttoria per ottenere da parte di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli una precisa e dettagliata relazione in cui si ripercorrano le vicende relative alla procedura avviata dalla società e si chiarisca, con tutta la documentazione di corredo, se il punto di raccolta gestito dal sig. (…) in Udine (…) sia stato o meno regolarizzato, se sia stata o meno (e in tal caso perché) trasmessa alla Questura di Udine la documentazione per il rilascio della licenza ex art 88 TULPS e quale punto di raccolta risulti contraddistinto dal n. 46/95110 “nell’elenco diritti assegnati per i punti di raccolta di cui all’art. 1, comma 643 della l. 190/2014 come modificato dall’art. 1,comma 926 della 208/2015” di (…), codice concessione (…) (secondo documentazione versata in atti da parte ricorrente).

Al predetto adempimento l’Amministrazione dovrà provvedere entro 15 giorni dalla comunicazione via pec della presente ordinanza;

Ritenuto di dover fissare l’udienza di discussione del merito alla data del 3 dicembre 2019 (udienza smaltimento).

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia (Sezione Prima), dispone gli incombenti istruttori nei sensi e nei termini di cui in motivazione.

Fissa l’udienza di discussione del merito alla data del 3 dicembre 2019.