Fucecchio, Santa Croce, San Miniato, Montopoli e Castelfranco dicono un fermo e convinto ‘No’ al gioco d’azzardo. Lo fanno con una campagna di contrasto promossa dalla Fondazione I Care, da sempre impegnata in questo ambito. ‘Non giocarti la vita’ è il nome e lo slogan con cui si contraddistingue questa operazione, che vede coinvolta anche la Sds Empolese Valdelsa Valdarno.

Partirà da febbraio e sarà presente nei cinque comuni succitati. Verranno affissi manifesti con lo slogan e la scritta ‘Quando la vita è un gioco è in gioco la vita – nel gioco d’azzardo si rischia di perdere soldi, lavoro e famiglia’. Inoltre – si legge su gonews.it – i Comuni hanno stilato un protocollo di lavoro per il contrasto a questo fenomeno e prevede controlli nelle sale slot esistenti, incentivi a esercizi slot free e, se la legge lo consente, limitazione dell’orario di apertura delle sale slot.

“Vogliamo mettere al corrente i cittadini riguardo i problemi del gioco d’azzardo. Tappezzeremo i nostri comuni con i manifesti. Il gioco legale non ha diminuito quello illegale, perciò avvertiamo che il gioco d’azzardo è frequente e induce a attività criminose. Le nostre operazioni vogliamo che siano efficaci anche per i più giovani, per questo operiamo nelle scuole” hanno detto Paolo Sordi e Fabio Gozzi di I Care.

La fondazione si occupa anche di un altro strumento di contrasto importante, lo sportello di ascolto gestito da volontari attivato in alcune Pubbliche Assistenze o Misericordie del Cuoio. Per adesso, in pochi giorni di attività, cinque-sei persone che si sono rivolte agli sportelli; sono state infine inviate al Sert di Empoli. Nelle scuole invece sono state svolte attività di prevenzione: gli studenti hanno potuto imparare una alternativa sana come gli scacchi e pure partecipare alla creazione di spot sul tema. Anna Mellini del Serd di Empoli ha spiegato l’identikit del giocatore in zona: “Si registra una ascesa importante negli ultimi anni per questa patologia, sono quasi cento i pazienti nel 2019. Ci occupiamo di loro e anche dei familiari. Da noi si presentano persone che hanno un reddito e hanno avuto un modo di accedere a forme di indebitamento. L’età media è 45-50 anni, le donne sono circa un decimo dei pazienti, prevalentemente uomini. La scolarità è medio-bassa, persone con la terza media, spesso operai. Tutti i pazienti che stanno in un programma ce la fanno a uscirne, è importante il concetto di rete che li tenga agganciati ai luoghi di cura”.

La psicoterapeuta Manola Orsi ha proseguito: “Il digitale ha accelerato questa realtà e incrementato l’offerta. Diventa sempre più simile alle attività videoludiche, quindi più accessibile ai ragazzi. Per questo motivo ci vogliamo occupare dei giovani, rendendoli partecipi e attivi. Diventa fondamentale dare informazioni e aiuti per evitare un processo negativo che mette a rischio intere vite. Il cervello non si ammala sul gioco, ma sui soldi e sull’eccitazione, legati a una serie di superstizioni che vanno scardinate”.

Il consulente della Commissione Nazionale Antimafia Filippo Torrigiani si occupa del fenomeno da moltissimo tempo: “Questo percorso mosso nel Cuoio rappresenta un’eccellenza. Il gioco d’azzardo però è un corto circuito nazionale incredibile, è un Paese malato il nostro. In Italia si vendono 3.600 gratta e vinci al minuto, ci sono più apparecchi per giocare che posti letto nella sanità pubblica. Le mafie hanno bisogno di riciclare soldi dallo spaccio, il gioco d’azzardo è un canale privilegiato per farlo. Si parla di oltre 250 milioni di euro riciclati negli ultimi anni. I Comuni devono prendere la legge regionale e farla propria, devono decidere loro dove aprire le sale”.