“E’ di ieri la notizia della Direttiva Europea numero 18/08 nella quale il Parlamento europeo ha deciso che le limitazioni alla pubblicità possono essere attivate da Stati membri se sono ponderate e necessarie. Le misure adottate da uno Stato membro in relazione alla tutela dei consumatori, anche per quanto concerne la pubblicità al gioco pubblico, devono essere proporzionate all’obiettivo perseguito e ponderate. Le limtazioni dal punto di vista degli orari e delle distanze si scontrano con la normativa nazionale esistente. E’ dimostrato che il proibizionismo non paga assolutamente”.

E’ quanto ha dichiarato Livia Rigillo (Avvocato Studio Sbordoni Partners) intervenendo alla tavola rotonda “Dalla modernizzazione al proibizionismo: la marcia indietro del gioco pubblico” presso l’Università di Salerno.

“Interessante uno studio svolto dall’università di Sidney sulle limitazioni orarie teso a dimostrare che le limitazioni producono sul giocatore il risultato opposto. E’ necessario un riequilibrio normativo: si venga a creare una normazione nazionale, regionale e comunale. Gli enti locali hanno il potere, ma lo devono fare in maniera ponderata. Una interessante sentenza del Tar veneto ha stabilito che l’intesa raggiunta in conferenza Stato-Regioni non avrebbe un valore cogente, in grado di determinare un obbligo inderogabile, ma non è possibile che a Roma si giochi in un determinato orario e in un paese vicino in un altro. Non c’è un accordo dal punto di vista della giurisprudenza. Il legislatore deve comprendere che è necessario un testo unico o raggiungere l’intesa”.

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