Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Amministrazione autonoma dei monopoli dello Stato (AAMS), oggi Agenzia delle dogane e dei monopoli, e Ministero dell’interno in cui si chiedeva l’annullamento del decreto dell’AAMS con il quale è stata disposta la sospensione delle concessioni per l’esercizio del gioco del bingo n. 063/08/R del 29 gennaio 2008 e n. 191/08/R del 29 aprile 2008, relative alle sale gestite da -OMISSIS-s.p.a. in -OMISSIS-.

Si legge nella sentenza: “L’odierna ricorrente era titolare di due concessioni per la gestione di sale destinate al gioco del bingo della durata di anni sei, rinnovabili una volta, che le sono state aggiudicate in esito alla procedura di pubblico incanto indetta dall’AAMS con bando pubblicato sulla GU n. 278 del 28 novembre 2000. In particolare, si tratta delle concessioni, oggetto di rinnovo, di cui alle convenzioni n. 063/08/R del 29 gennaio 2008 e n. 191/08/R del 29 aprile 2008, sulla cui base sono state realizzate, rispettivamente, le sale situate in-OMISSIS-.

Con nota del 9 febbraio 2009 l’AAMS ha trasmesso il decreto prot. n. 2009/5204/giochi/BNG del 9 febbraio 2009, con il quale è stata disposta la sospensione delle suddette concessioni sulla base degli elementi contenuti nella nota della Prefettura di Napoli prot. n. I/10363 Area I/ter/OSP del 23 gennaio 2009, nella quale si afferma che nei confronti di -OMISSIS-s.p.a. “sussistono tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della stessa”.

2. – Con il ricorso all’esame, notificato l’11 febbraio 2009 e depositato il successivo giorno 12, -OMISSIS-s.p.a. ha impugnato gli atti indicati in epigrafe sub nn. 1-3, lamentando i seguenti vizi di legittimità:

I) eccesso di potere per contraddittorietà e difetto di istruttoria, in quanto la nota prefettizia del 23 gennaio 2009 è antecedente al certificato di iscrizione della Camera di Commercio industria artigianato e agricoltura di Napoli (CCIAA), recante il nulla osta ex art. 10, l. 31 maggio 1965 n. 575 e le cui risultanze, essendo cronologicamente successive, dovrebbero ritenersi prevalenti;

II) eccesso di potere per contraddittorietà, in quanto il decreto di sequestro preventivo della quota sociale assunto dal Giudice per le indagini preliminari di Napoli il 24 settembre 2008 nei confronti di -OMISSIS–OMISSIS-, socio della ricorrente, è stato annullato dal Tribunale del riesame di Napoli il 23 dicembre 2008.

3. – Il 21 febbraio 2009 si sono costituite con memoria di puro stile l’AAMS e il Ministero dell’interno.

Con ordinanza di questo Tribunale 26 febbraio 2009 n. 894 è stato ordinato all’Amministrazione il deposito della nota prefettizia del 23 gennaio 2009 richiamata nel decreto impugnato; essa vi ha adempiuto in data 18 marzo 2009.

4. – Conseguentemente, con un primo atto di motivi aggiunti notificato il 30 marzo 2009 e depositato il successivo giorno 31, -OMISSIS-s.p.a. ha proposto nei confronti degli atti già gravati con l’atto introduttivo del giudizio le seguenti ulteriori censure:

I) violazione dell’art. 4, d.lgs. 8 agosto 1994 n. 490 e dell’art. 10, d.P.R. 3 giugno 1998 n. 252, oltre eccesso di potere per illogicità manifesta contraddittorietà, poiché l’informativa prefettizia impugnata fonda l’esistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa sulla circostanza che, nell’ambito di un’indagine penale, la metà delle azioni sociali (i.e. quelle intestate a V.N.) siano state oggetto di sequestro preventivo e che ciò non abbia determinato mutamenti negli organi di gestione della società, laddove tale misura cautelare è stata, invece, revocata, privando così di fondamento gli accertamenti svolti dalla Prefettura di Napoli, senza considerare che-OMISSIS-, altro socio nonché amministratore della società ricorrente è titolare di licenza di porto d’armi per difesa personale rilasciatagli il 30 gennaio 2009, il che ne attesterebbe l’affidabilità riguardo al rispetto della legge;

II) eccesso di potere per illogicità manifesta e per contraddittorietà con precedenti determinazioni della stessa Amministrazione, dato che, come detto, M.M. il 30 gennaio 2009 ha ottenuto dalla stessa Prefettura di Napoli il rilascio di un porto d’armi per difesa personale.

5. – In data 6 aprile 2019 è stata depositata in giudizio la nota della Prefettura di Napoli prot. n. 2246/Area III quater/LEG/ANT del 6 aprile 2009, indirizzata all’Avvocatura generale dello Stato.

Successivamente, con ordinanza di questo Tribunale 29 aprile 2009 n. 1937 è stata accolta la domanda di tutela cautelare avanzata da parte ricorrente e per l’effetto sono stati sospesi gli atti impugnati, disponendosi “a cura dell’Amministrazione odierna intimata il riesame della posizione della parte ricorrente alla luce dei motivi di ricorso e tenuto conto delle sopravvenienze documentali prodotte in atti”.

6. – Avuto riguardo ai contenuti della suddetta nota prefettizia del 6 aprile 2009, con secondo atto di motivi aggiunti, notificato il 18 maggio 2009 e depositato il successivo giorno 19, -OMISSIS-s.p.a. ha impugnato anche quest’ultimo atto (sub n. 4 dell’epigrafe), deducendo i vizi di seguito descritti:

I) eccesso di potere per illogicità manifesta, contraddittorietà e difetto di istruttoria, dal momento che i tentativi di infiltrazione mafiosa nella società ricorrente, diversamente dalla precedente informativa del 23 gennaio 2009, sarebbero ora ascritti a un’operazione di polizia che ha coinvolto V.N., indagato per il reato di intestazione fittizia di azioni al fine di agevolare un clan della camorra e destinatario del prefato provvedimento di sequestro preventivo, oltre che dal coinvolgimento nell’indagine anche del figlio -OMISSIS-;

II) violazione dell’art. 3, l. 7 agosto 1990 n. 241, giacché gli elementi menzionati nella nota prefettizia del 6 aprile 2009 sarebbero nuovi e ulteriori rispetto a quelli invincibili dall’informativa del 23 gennaio 2009, sulla cui base è stato adottato il decreto di sospensione impugnato, con l’effetto che si tratterebbe di integrazione postuma della motivazione di un provvedimento discrezionale, come tale non consentita.

7. – Alla pubblica udienza straordinaria di smaltimento del 26 giugno 2020 la causa è stata trattenuta per la decisione.

Preliminarmente, si dà atto che l’Agenzia del demanio (cod. fisc. 06340981007), con memoria del 5 giugno 2020, ha dedotto in merito ai fatti oggetto del presente giudizio. Tuttavia, trattandosi di soggetto del tutto estraneo alla causa – poiché non ha adottato alcun atto in questa sede gravato e perché l’AAMS, originaria resistente, a far data dal 1° dicembre 2012 è confluita non nell’Agenzia del demanio ma nell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, secondo quanto previsto dall’art. 23-quater, d.l. 6 luglio 2012 n. 95, conv. nella l. 7 agosto 2012 n. 135 – se ne dispone l’estromissione dal giudizio.

8. – È infondato il ricorso introduttivo, che è stato proposto sostanzialmente “al buio”, cioè non conoscendo ancora il contenuto dell’informativa prefettizia richiamata dall’impugnato decreto di sospensione delle concessioni intestate alla società ricorrente.

8.1 Con riferimento alla prima doglianza, si ritiene che il mero contrasto tra l’informativa prefettizia del 23 gennaio 2009 e il successivo certificato di iscrizione della CCIAA di Napoli, recante il nulla osta ex art. 10, l. n. 575 del 1965, sia del tutto irrilevante e di per sé neppure probante dell’illegittimità degli accertamenti svolti dalla Prefettura di Napoli sul conto della società ricorrente in vista dell’emissione a suo carico di un’informativa antimafia.

Infatti, le informazioni sulla base delle quali la CCIAA di Napoli ha emesso il nulla osta di cui all’art. 10, l. n. 575 cit., non comprendono la presenza di informative antimafia ma hanno riguardo all’avvenuta applicazione di misure di prevenzione con provvedimento definitivo del Tribunale, adottate su proposta dal Procuratore nazionale antimafia, dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo di distretto ove dimora la persona proposta, dal Questore o dal direttore della Direzione investigativa antimafia. Conseguentemente, il riferimento all’ottenimento del suddetto certificato camerale non può essere in alcun modo assunto a indice sintomatico della presenza di vizi inficianti la legittimità degli atti gravati.

8.2 Non favorevolmente apprezzabile è anche il secondo vizio ipotizzato dalla ricorrente, che si fonda sull’avvenuto annullamento, in data anteriore all’emissione dell’informativa antimafia impugnata, del decreto di sequestro preventivo della quota sociale detenuta in -OMISSIS-s.p.a. dal socio V.N.

8.2.1 Al riguardo si ritiene di dover preliminarmente ricordare che l’informativa prefettizia di cui agli artt. 4, d.lgs. n. 490 del 1994 e 10, d.P.R. n. 252 del 1998, costituisce una tipica misura cautelare di polizia, preventiva e interdittiva, che si aggiunge alle misure di prevenzione antimafia di natura giurisdizionale e che prescinde dall’accertamento in sede penale di uno o più reati connessi all’associazione di tipo mafioso, per cui non occorre la prova né dei fatti di reato, né dell’effettiva infiltrazione mafiosa nell’impresa, né del reale condizionamento delle scelte dell’impresa da parte di associazioni o soggetti mafiosi (TAR Campania, Napoli, sez. I, 11 giugno 2014 n. 3236; sez. I, 23 ottobre 2013 n. 4674; sez. I, 10 settembre 2013 n. 4215; sez. I, 3 giugno 2013 n. 2867; TAR Calabria, Catanzaro, sez. I, 15 maggio 2013 n. 579). Lo scopo della normativa di cui al d.lgs. n. 490 cit. è prevenire e reprimere sul nascere ogni tentativo di infiltrazione mafiosa nelle imprese che partecipano a commesse pubbliche, annettendosi rilevanza anche a fatti che non concretano di per sé fattispecie penalmente rilevanti, ma che costituiscono o possono costituire le basi o il contesto di verificazione delle stesse (TAR Campania, Napoli, sez. I, 9 giugno 2000 n. 1946). La cautela antimafia, infatti, non mira all’accertamento di responsabilità, ma è la forma di massima anticipazione dell’azione di prevenzione, inerente alla funzione di polizia di sicurezza, rispetto a cui assumono rilievo, per legge, fatti e vicende solo sintomatici e indiziari, avendosi riguardo a eventi anche non realizzati ma soltanto ipotizzati come possibili. Tutto ciò comporta che per giustificare l’adozione di un informativa antimafia è sufficiente la dimostrazione del pericolo di pregiudizio derivante dalla presenza di fatti sintomatici ed indizianti della sussistenza del pericolo di condizionamento da parte della criminalità organizzata a carico della società attinta (Cons. Stato, sez. VI, 1° febbraio 2007 n. 413; sez. IV, 15 novembre 2004 n. 7362).

Inoltre, si ricorda che materia di interdittive antimafia la valutazione del rischio di inquinamento mafioso deve basarsi sul criterio del “più probabile che non” e che gli elementi posti a base dell’informativa possono essere anche non penalmente rilevanti o non costituire oggetto di procedimenti e di processi penali ovvero possono anche essere già stati oggetto del giudizio penale, con esito di proscioglimento o di assoluzione – la relativa valutazione del Prefetto risulta sindacabile in sede giurisdizionale solo in caso di manifesta illogicità, irragionevolezza e travisamento dei fatti (Cons. Stato, sez. III, 3 luglio 2019 n. 4577; sez. III, 4 maggio 2018 n. 2655).

8.2.2 Tanto premesso, nel caso di specie, dalla lettura della impugnata nota prefettizia del 23 gennaio 2009 – che è temporalmente successiva all’annullamento del suddetto decreto di sequestro preventivo, disposta il 23 dicembre 2008 – si evince che il quadro conoscitivo sulla cui base essa è stata adottata è più articolato della considerazione del solo provvedimento cautelare suddetto e valorizza il parere reso dal gruppo ispettivo antimafia operante presso la Prefettura di Napoli. Tale ufficio, composto da rappresentanti delle forze di polizia, ha ritenuto “la sussistenza del pericolo di infiltrazione mafiosa tendente a condizionare le scelte degli indirizzi” di -OMISSIS-s.p.a., “in quanto sono emersi elementi indiziari che rivelano l’esistenza di frequentazioni contatti con personaggi gravitanti nell’orbita del sodalizio criminoso dei casalesi, sintomatici di una gestione aziendale permeabile alle interferenze della criminalità organizzata”.

Ebbene, di là della sorte dello specifico provvedimento di sequestro cautelare citato dalla ricorrente, si ritiene complessivamente non irragionevole il giudizio di prognosi sfavorevole in termini di infiltrazione mafiosa che è stato reso dalla Prefettura di Napoli su -OMISSIS-s.p.a., nell’esercizio dell’ampio potere discrezionale demandatole dalla legge, sulla base del quadro informativo disponibile al momento dell’adozione dell’atto. Infatti, la presenza di indagini preliminari per reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e per intestazione fittizia dei beni a carico di un socio di riferimento ed amministratore della suddetta società, in concorso con un sui prossimo congiunto, di cui dà conto la nota prefettizia del 23 gennaio 2009, costituisce un concreto quadro indiziario dal quale è lecito inferire il rischio di interferenze della criminalità organizzata nella gestione sociale. In tal senso, ove in seno all’informativa prefettizia siano valorizzati fatti vagliati dal giudice penale, non è escluso comunque l’autonomo apprezzamento dell’Amministrazione, non vincolato dagli esiti processuali (TAR Lazio, Roma, sez. I, 5 settembre 2012 n. 7566). Del resto, date le caratteristiche materiali e sociologiche del fenomeno mafioso, che non necessariamente si concreta in fatti univocamente illeciti, potendo fermarsi alla soglia dell’intimidazione, dell’influenza e del condizionamento latente di attività economiche formalmente lecite, persino da una sentenza pienamente assolutoria possono essere tratti elementi per supportare la misura interdittiva (TAR Campania, Napoli, sez. I, 11 giugno 2014 n. 3236).

8.2.3 Stante quanto sopra, non si ritiene che la legittimità dell’interdittiva antimafia adottata dalla Prefettura di Napoli sulla base del suddetto non irragionevole quadro informativo indiziario disponibile al 23 gennaio 2009 possa essere revocata in dubbio sulla base della considerazione dei favorevoli elementi sopravvenuti nel corso degli anni successivi, che non potevano certo essere tenuti presenti dall’Amministrazione procedente alla data di adozione dell’atto impugnato. Ogni valutazione della legittimità dell’informazione antimafia, infatti, non può che tenere conto di tutte le circostanze di tempo, di luogo e di persona specificamente dedotte a sostegno dell’adottato provvedimento – e cioè a dire all’epoca esistenti (cfr. Cons. Stato, sez. III, 11 giugno 2018 n. 3506; sez. III, 10 gennaio 2018 n. 97; TAR Campania, Napoli, sez. I, 9 dicembre 2019 n. 5802).

Detti elementi successivi peraltro, peraltro, appaiono essere stati comunque valorizzati dall’Amministrazione dell’interno che, in occasione di vicende successive, risulta aver rilasciato alla ricorrente, in data 6 febbraio 2020, un’attestazione che a suo carico non sussistono cause di decadenza, sospensione o divieto né le situazioni di cui agli artt. 67, 84, comma 4 e 91, comma 6, d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159.

9. – Infondate sono anche le censure proposte con il primo atto di motivi aggiunti.

9.1 Con il primo ordine di censure è stata denunciata violazione dell’art. 4, d.lgs. n. 490 cit. e dell’art. 10, d.P.R. n. 252 cit., oltre eccesso di potere per illogicità manifesta contraddittorietà, poiché l’informativa prefettizia gravata fonda l’esistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa sulla circostanza che, nell’ambito di un’indagine penale, la metà delle azioni sociali (i.e. quelle intestate a V.N.) sono state oggetto di sequestro preventivo e che ciò non ha determinato mutamenti negli organi di gestione della società, laddove tale misura cautelare è stata revocata, privando di fondamento gli accertamenti svolti dalla Prefettura di Napoli; il tutto senza considerare che M.M., altro socio nonché amministratore, è titolare di licenza di porto d’armi per difesa personale rilasciatagli il 30 gennaio 2009.

Anche tali doglianze non sono suscettibili di condivisione.

Sul punto, nel richiamare tutto quanto illustrato sub § 8.2 in tema di informazione antimafia, ci si limita a rilevare che il nominativo di M.M., socio ed amministratore di -OMISSIS-s.p.a., non figura nell’indagine penale cui fa riferimento l’impugnata informativa prefettizia del 23 gennaio 2009. Pertanto, la circostanza che l’Autorità di pubblica sicurezza di Napoli gli abbia rilasciato il 30 gennaio 2009 un porto d’armi per difesa personale non appare di per sé idonea ad escludere che la diversa persona di V.N., invece indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso e per intestazione fittizia di beni, possa aver funto da tramite per l’infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione della società ricorrente.

9.2 Nel secondo mezzo di impugnazione è dedotto eccesso di potere per illogicità manifesta e per contraddittorietà con precedenti determinazioni della stessa Amministrazione, dato che, come si è già detto, M.M. il 30 gennaio 2009 ha ottenuto dalla stessa Prefettura di Napoli il rilascio di un porto d’armi per difesa personale.

Stante il rapporto di continenza del motivo aggiunto di ricorso all’esame all’interno del primo ordine di censure, si ritiene che per le stesse ragioni indicate sub § 9.1 detta doglianza sia da rigettare.

10. – Il secondo atto di motivi aggiunti è, invece, inammissibile.

Infatti, l’impugnazione così proposta, a ben vedere, ha ad oggetto non un provvedimento autonomamente lesivo notificato alla società ricorrente, ma una relazione della Prefettura di Napoli indirizzata all’Avvocatura dello Stato, che è stata depositata in giudizio a scopi difensivi e che, di norma, non può essere oggetto di impugnativa giurisdizionale, ma di confutazione nel quadro della ordinaria dialettica processuale tra le parti (TAR Lazio, Latina, sez. I, 8 aprile 2019 n. 263).

Peraltro, anche a voler considerare i secondi motivi aggiunti come rivolti a contestare un’integrazione postuma della motivazione del provvedimento amministrativo discrezionale gravato in via principale e coi primi motivi aggiunti, le doglianze così formulate da -OMISSIS-s.p.a. sarebbero destituite di fondamento. Infatti, tutti gli elementi riportati nella suddetta relazione prefettizia all’Avvocatura erariale sono già contenuti nell’informativa antimafia del 23 gennaio 2009 oggetto di impugnazione, ove sono citati sia l’operazione di polizia (“-OMISSIS-”) cui si riferisce la ricorrente, sia gli indizi a carico dei prossimi congiunti del socio V.N.

11. – Dalla accertata immunità dell’informativa antimafia dai vizi denunciati consegue la piena legittimità dell’operato di AAMS, che ha natura strettamente vincolata rispetto alle risultanze comunicatele dalla Prefettura di Napoli in ordine alla sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa nella società ricorrente.

12. – Il regime delle spese di lite segue la soccombenza ed è liquidato in dispositivo.

13. – Si ritiene che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, commi 1 e 2, d.gs. 30 giugno 2003 n. 196 e 9, reg. (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità delle persone citate nella presente sentenza.

P.Q.M.

Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda stralcio, definitivamente pronunciando sul ricorso integrato da motivi aggiunti, come in epigrafe proposto, previa estromissione dal giudizio dell’Agenzia del demanio: a) rigetta il ricorso introduttivo e il primo atto di motivi aggiunti; b) dichiara inammissibile il secondo atto di motivi aggiunti, comunque infondato nel merito.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di giudizio in favore di AAMS e del Ministero dell’interno, che sono liquidate in euro 2.000,00 (duemila,00) in solido, oltre ad accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa”.