Il Consiglio di Stato ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno e Questura di Bari in cui si chiedeva la riforma della sentenza -OMISSIS- -OMISSIS- giugno 2019 del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sede di Bari, sez. II, resa tra le parti, che ha respinto il ricorso proposto dall’odierna appellante contro il provvedimento del Questore di Bari, prot. -OMISSIS- del -OMISSIS- 2019, che ha revocato la licenza Cat. -OMISSIS- per l’attività di raccolta di scommesse ai sensi dell’art. 88 del T.U.L.P.S., licenza rilasciata in favore di -OMISSIS- il –OMISSIS-.

Si legge: “1. L’odierna appellante, -OMISSIS-, gestisce in qualità di titolare un bar denominato “-OMISSIS-”, sito in -OMISSIS- (BA), al -OMISSIS-.

1.1. Il –OMISSIS- -OMISSIS- ha acquisito, tramite un atto di cessione del ramo di azienda della società -OMISSIS-, una sala scommesse contigua al predetto bar.

1.2. All’esito di questa acquisizione e al fine di poter esercitare l’attività, in seguito ad apposita richiesta inoltrata il –OMISSIS-, l’odierna appellante ha ottenuto il –OMISSIS- la licenza Cat. -OMISSIS- per l’attività di esercizio delle scommesse sportive all’interno di tale locale, prevista dall’art. 88 del T.U.L.P.S.

1.3. Il successivo -OMISSIS- 2019 è stata notificato all’odierno appellante il provvedimento di revoca della licenza Cat. -OMISSIS- per l’attività di raccolta delle scommesse ai sensi dell’art. 88 del T.U.L.P.S.

2. Avverso detto provvedimento l’interessata ha proposto ricorso avanti al Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sede di Bari, lamentandone l’illegittimità per tre distinti motivi riproposti in questa sede, che verranno successivamente esaminati, e ne ha chiesto, previa sospensione, l’annullamento.

2.1. Si sono costituiti in resistenza, nel primo grado del giudizio, il Ministero dell’Interno e la Questura di Bari per chiedere la reiezione del ricorso.

2.2. Con la sentenza -OMISSIS- giugno 2019, resa in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a., il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sede di Bari, ha respinto il ricorso.

3. Avverso detta sentenza -OMISSIS- ha proposto appello, articolando cinque distinti motivi di censura che di seguito saranno esaminati, e ne ha chiesto, previa sospensione dell’esecutività, la riforma, con il conseguente accoglimento del ricorso proposto in primo grado.

3.1. Si sono costituiti il Ministero dell’Interno e la Questura di Bari per chiedere la reiezione dell’appello.

3.2. Con l’ordinanza -OMISSIS- ottobre 2019 il Collegio ha respinto l’istanza di sospensione proposta dall’appellante.

3.3. Infine, nell’udienza del 25 giugno 2020 tenutasi ai sensi dell’art. 4 del d.l. n. 28 del 2020, il Collegio ha trattenuto la causa in decisione, nell’assenza dei difensori delle parti, che non hanno chiesto di discutere oralmente la causa da remoto.

4. L’appello è infondato.

5. Con un primo motivo (pp. 5-8 del ricorso), che reitera il primo motivo proposto in primo grado, l’odierna appellante lamenta che la Questura di Bari avrebbe violato le norme in materia di partecipazione procedimentale perché avrebbe omesso la valutazione delle osservazioni formulate e dei documenti trasmessi dall’interessata nel corso del procedimento instaurato dalla stessa Questura con la nota -OMISSIS- novembre 2018, recante la comunicazione dell’avvio del procedimento finalizzato alla revoca della licenza.

5.1. Il motivo è destituito di fondamento perché la Questura di Bari, dopo avere esaminato le osservazioni formulate e i documenti trasmessi, nel provvedimento finale con adeguata motivazione ha ritenuto – del tutto ragionevolmente, come ora si dirà – di condividere la valutazione del Commissariato in ordine allo strettissimo legame dell’odierna appellante con -OMISSIS- nella gestione della sala scommesse e, soprattutto, nel giudicare strumentale l’intestazione della sala scommesse in seguito alle vicende penalistiche che avevano interessato, appunto, -OMISSIS-.

5.2. La stringatezza della motivazione che nello specifico ha disatteso le controdeduzioni dell’interessata nulla toglie alla sufficienza delle ragioni espresse dal provvedimento finale, alla stregua del consolidato principio secondo cui la pubblica amministrazione non ha un obbligo di puntuale confutazione delle controdeduzioni presentate dall’interessato in sede procedimentale, poiché le ragioni ostative all’accoglimento delle medesime ben possono evincersi, come nel caso di specie, dalla motivazione, ancorché sintetica, del provvedimento di diniego emanato a conclusione del procedimento (v., ex multis, Cons. St., sez. VI, 28 maggio 2020, n. 3500; Cons. St., sez. V, 30 ottobre 2018, n. 6173; Cons. St., sez. IV, 3 ottobre 2014, n. 4967).

5.3. E la motivazione del provvedimento, come ora si dirà, contiene un’ampia convincente esplicazione delle ragioni che hanno indotto la Questura a revocare la licenza.

6. Con il secondo motivo di censura (pp. 8-15 del ricorso), che reitera il secondo motivo proposto in primo grado, l’odierna appellante lamenta che il provvedimento di revoca sarebbe illegittimo, anche nel merito, perché non potrebbe imputarsi all’odierna appellante una qualsivoglia carenza di buona condotta, ai sensi dell’art. 11, comma terzo, del T.U.L.P.S., per via della condotta tenuta -OMISSIS- e, in particolare, -OMISSIS-, indagato, e quindi per fatto di un terzo, del tutto estraneo all’esercizio dell’attività, oggetto di revoca.

6.1. Il motivo è anch’esso destituito di fondamento perché l’appellante trascura la gravità dei fatti, che hanno giustificato la revoca qui contestata, in quanto l’attività investigativa condotta dal Reparto Operativo dei Carabinieri di Bari ha evidenziato che -OMISSIS-, in concorso con -OMISSIS- (-OMISSIS-), avrebbe usato violenza e minacce con una pistola a -OMISSIS- inducendoli a redigere false attestazioni di regolarità in merito ad un controllo effettuato il -OMISSIS- presso la sala scommesse, di proprietà -OMISSIS- in -OMISSIS-, -OMISSIS-, tanto che -OMISSIS- sono stati tratti in arresto, il successivo –OMISSIS-, per i reati di cui agli artt. 110, 336 e 339 c.p.

6.2. Come ha bene evidenziato la Questura, l’istanza di rilascio della licenza scaturisce da un avvicendamento nella conduzione dell’attività svolta in precedenza nel medesimo locale proprio -OMISSIS-, in quanto, dopo la cessione del ramo di azienda, il –OMISSIS- -OMISSIS- ha presentato una istanza di rilascio della licenza per il centro scommesse sito in -OMISSIS-, -OMISSIS-.

6.3. Non a torto la Questura ha ritenuto che tale istanza, per la sua tempistica, sia strumentale rispetto alle possibili vicende giudiziarie, che avrebbero colpito -OMISSIS-, titolare sino a poco tempo prima, e sino ai gravissimi fatti contestatigli, della licenza.

6.4. Risulta infatti dagli atti che –OMISSIS-, poco prima che fosse presentata l’istanza, i Carabinieri hanno eseguito a carico di -OMISSIS- una perquisizione delegata dall’autorità giudiziaria nel procedimento penale, per cui risulta indagato, in ordine ai gravi fatti che hanno poi condotto al suo arresto e, come ben nota la Questura, la perquisizione ha consentito allo stesso di conoscere la pendenza del procedimento penale.

6.5. Il brevissimo lasso di tempo intercorso tra la presentazione dell’istanza da parte dell’odierna appellante e la conoscenza in capo ad -OMISSIS- del procedimento penale, dovuta alla perquisizione, visto anche -OMISSIS-, induce a ritenere ragionevolmente che la subentrante sia solo una prestanome -OMISSIS-, che avrebbe certamente subito la revoca della licenza, se questa fosse rimasta ancora intestata a suo nome.

6.6. Evidente è dunque la strumentalità dell’istanza, presentata in modo fraudolento dall’odierna appellante, con la conseguente revoca della licenza ottenuta per difetto della buona condotta, richiesta dall’art. 11, comma terzo, del T.U.L.P.S.

6.7. E del resto che la odierna appellante, anche al di là del-OMISSIS-, non fosse e non sia estranea all’attività in precedenza gestita -OMISSIS- e da lei, di fatto, proseguita con l’ottenimento della nuova licenza è dimostrato dalla circostanza che, in occasione del sopralluogo svolto il -OMISSIS- 2017 dagli agenti del Commissariato di P.S. di -OMISSIS-, la stessa si trovava insieme con -OMISSIS- e altri soggetti nella sala scommesse.

6.8. È vero, come afferma l’appellante (p. 15 del ricorso), che le due attività – quella del bar da lei gestito e quella della sala scommesse gestita, sino all’avvicendamento, -OMISSIS- – erano attigue, ma è altresì vero, come ha ben evidenziato il provvedimento questorile con un’ampia motivazione, che le due attività erano materialmente collegate, in contrasto con la prescrizione, contenuta nella licenza intestata ad -OMISSIS-, di tenere chiusa la porta di collegamento tra i due locali – il bar e la sala scommesse – per evitare l’indebita commistione tra le due attività, mentre gli agenti del Commissariato di -OMISSIS-, proprio in occasione del sopralluogo effettuato il -OMISSIS- 2017, avevano riscontrato che la porta era risultata aperta e le attività erano contigue e comunicanti, con la conseguente diffida all’allora titolare della licenza -OMISSIS-.

7. Con un terzo motivo (pp. 15-18 del ricorso), che reitera il terzo motivo proposto in primo grado, l’odierna appellante deduce la violazione dell’art. 11 del T.U.L.P.S. perché il provvedimento di revoca non si fonderebbe su fatti nuovi, sopravvenuti, al rilascio della licenza, ma su fatti ad esso antecedenti, che la Questura non poteva ignorare e che avrebbe, a suo dire, valutato e ritenuto implicitamente irrilevanti nel momento in cui ha deciso di rilasciarle la licenza.

7.1. Anche questo motivo è destituito di fondamento perché non vi è prova che la Questura conoscesse i gravi fatti, di cui si è detto, in data antecedente al rilascio della licenza e, anzi, risulta dal provvedimento di revoca che essa sia venuta a conoscenza delle circostanze, che hanno determinato la revoca, solo in seguito all’arresto, avvenuto il successivo –OMISSIS-, dei -OMISSIS-, segnalato il –OMISSIS- dal Commissariato di P.S. di -OMISSIS- alla Questura stessa, che ha subito avviato il procedimento di revoca.

7.2. Né smentisce la strumentalità dell’istanza, volta ad ottenere la licenza, il fatto che -OMISSIS- avesse notiziato il –OMISSIS-, ben prima dei fatti di cui si è detto, la società di scommesse -OMISSIS- “-OMISSIS-” circa l’intenzione di dismettere la propria attività di raccolta, con la parallela richiesta di recesso consensuale dal contratto di agenzia, perché detta intenzione non si era mai realizzata e, anzi, lo stesso -OMISSIS- è accusato, in base alle risultanze investigative, di avere usato violenza e minacce, in concorso -OMISSIS-, a -OMISSIS- inducendoli a redigere false attestazioni di regolarità in merito ad un controllo effettuato il -OMISSIS- presso la sala scommesse, manifestando un atteggiamento ben poco compatibile, al di là della sua illiceità penale, con l’intenzione di dismettere la propria attività.

8. Le ragioni sin qui espresse giustificano la reiezione anche del quarto motivo (pp. 26-32 del ricorso) e del quinto motivo (pp. 32-35 del ricorso) di appello, meramente reiterativi di deduzioni e argomenti, già esaminati, che non scalfiscono la correttezza dell’iter motivazionale della sentenza impugnata, laddove ha giudicato legittima la revoca della licenza per la evidente strumentalità dell’istanza presentata da -OMISSIS-, non essendo degna di fede, per quanto si è qui detto, la tesi dell’appellante, secondo cui l’unica reale intenzione che avrebbe giustificato l’acquisizione del ramo di azienda e la conseguente istanza sarebbe imprenditoriale, per la supposta volontà, da parte dell’appellante, di implementare la propria attività commerciale.

8.1. Come ha ben rilevato il provvedimento questorile, infatti, la prognosi di tipo probabilistico necessaria in ordine all’affidabilità dell’odierna appellante quanto al mantenimento dell’autorizzazione di polizia – v., sul punto, Cons. St., sez. III, 6 maggio 2014, n. 2311 – non può che ritenersi sfavorevole non solo per i suoi strettissimi legami con -OMISSIS- -OMISSIS- e -OMISSIS-, il quale ultimo ha già subito la revoca della licenza per l’attività svolta in -OMISSIS-, -OMISSIS-, ma proprio per la condotta dalla stessa direttamente tenuta, che costituisce sintomo di una contiguità e di una continuità, indiscutibile, con l’attività già esercitata -OMISSIS-, condotta finalizzata strumentalmente ad evitare le irrimediabili conseguenze che, in particolare, -OMISSIS- avrebbe risentito in proprio per effetto dei gravi fatti ascrittigli, di cui si è detto, ove la licenza fosse rimasta a lui intestata.

9. Conclusivamente l’appello, infondato, deve essere respinto, con la conseguente conferma, anche per dette ragioni, della sentenza impugnata.

10. Le spese del presente grado del giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza dell’odierna appellante.

10.1. Rimane definitivamente a suo carico anche il contributo unificato richiesto per la proposizione dell’appello.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, proposto da -OMISSIS-, lo respinge e per l’effetto conferma, anche ai sensi di cui in motivazione, la sentenza impugnata.

Condanna -OMISSIS- a rifondere in favore del Ministero dell’Interno le spese del presente grado del giudizio, che liquida nell’importo di € 4.000,00, oltre gli accessori come per legge”.