Da luglio 2019, con l’entrata in vigore delle nuove normative contenute nel Decreto Dignità del Governo, il mondo del betting e delle scommesse sportive ha subito un primo scossone, al quale ne seguiranno altri fino al 2023, con l’attuazione dei provvedimenti previsti dalla Legge di Stabilità 2019.

A detta dei legislatori, lo scopo di tali manovre è combattere il diffondersi della ludopatia, malattia sociale che consiste in una vera dipendenza dal gioco d’azzardo, e regolamentare il gioco gestito da parte di compagnie che, pur operando principalmente in Italia, delocalizzano la sede principale dell’azienda, o una sua parte considerevole, in paesi esteri, al fine di avere una minore pressione fiscale.

Gli strumenti con i quali si vogliono perseguire tali obiettivi sono: l’introduzione del divieto di fare qualsiasi tipo di pubblicità, sia essa diretta o indiretta, per giochi e scommesse. Il divieto si estende a qualsiasi mezzo di comunicazione e piattaforma; aumentare il PREU, ossia, il Prelievo Erariale Unico, sulle macchinette da bar, ossia, le AWP – Amusement with Prizes e le VLT – Video Lottery; introduzione di una tassa del 25% (+20% rispetto al 2018) sul Gioco online a Distanza e Bingo a Distanza; tassazione delle scommesse sportive, per quelle a quota fissa, con esclusione delle scommesse ippiche, si applicherà un’imposta del 20%, se su rete fisica, del 24% se a distanza. Per le scommesse a quota fissa su eventi simulati l’imposta sarà del 22% della raccolta al netto delle somme che sono restituite al giocatore.

Stando al parere di molti esperti in materia, però, tali provvedimenti non sono da considerarsi efficaci nel perseguimento degli obiettivi prefissati, e potrebbero penalizzare fortemente un settore economico in cui migliaia di lavoratori operano nel rispetto della legge.

“Si sta tentando di demonizzare un intero comparto che oggi dà lavoro a migliaia di persone. – Ha commentato l’Avvocato Fabio Maggesi, esperto in betting e socio fondatore dello studio legale MepLaw. – Ad esempio, il divieto di fare pubblicità, proposto come una soluzione alla lotta contro la ludopatia, affronta il problema in modo superficiale e non nella sua complessità, e con ogni probabilità, si rivelerà poco efficace. Ciò che, invece, produrrà di certo è che le agenzie e i creativi che fino ad oggi potevano contare su questi clienti, perderanno una parte del proprio fatturato. Un mercato florido, che interessava non solo chi si occupava di realizzare il prodotto finale, ma centinaia e centinaia di aziende, come Squadre Sportive, Società di Marketing e Pubblicitarie, Società di Advertising, Blog, Pay TV, e via dicendo”.

“L’introduzione di una tassazione così pesante sulle scommesse sportive, in particolare quelle a distanza, ma anche sulle attività delle macchinette da bar – prosegue Maggesi – porterà un enorme gettito erariale, ma questo sarebbe ottenuto sulle spalle di aziende e società sportive. Tale nuova situazione rischia di mettere in ginocchio realtà storiche, fino ad ora considerate solide, scoraggiando potenziali investitori, italiani o stranieri, dal prendere in considerazione questo campo. Il tempo sarà l’unico giudice supremo che potrà dirci se, effettivamente, si è giunti ad un miglioramento della situazione. Ad oggi, però, l’unica cosa che sembra essersi venuta a creare è un’imposizione fiscale opprimente e, alla lunga, insostenibile per i più”.

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