Si chiama “Giochiamocela bene” il progetto promosso da Asl1 finalizzato alla realizzazione, all’interno della provincia di Imperia, di azioni di cura e di prevenzione al gioco patologico d’azzardo.

Spiegano gli organizzatori: “Il gioco d’azzardo non è semplicemente riconducibile ad uso sregolato di slot-machine e Vlt nei Tabacchini e nei Bar o all’interno di sale da gioco. Infatti è un fenomeno che si è diffuso oramai a livello capillare anche online, dove uno smartphone e con una carta di credito è possibile accedere a numerosissimi siti web in cui è possibile giocare d’azzardo. I dati del 2021 comprendono, infatti, tra le forme di gioco d’azzardo anche i videogiochi gratuiti nei quali, da un sito o un’applicazione su computer, dispositivi mobili, tablet o social network, è possibile pagare per avanzare nel gioco.

La facilità dell’accesso, la potenziale assenza di limiti orari sono condizioni tipiche del mondo virtuale e risultano essere elementi potenzialmente molto pericolosi, soprattutto, per le nuove generazioni abituate, non solo ad un utilizzo massiccio delle tecnologie, ma soprattutto per l’esposizione e la sollecitazione, all’interno dei videogiochi, ad una logica di premi e ricompense. Questa tendenza viene ad essere confermata dalle rilevazioni degli ultimi anni che mostrano come il gioco patologico d’azzardo abbia subito un significativo incremento tra i giovani con un aumento di circa il 39% rispetto agli anni precedenti unitamente al fatto che circa il 30% dei ragazzi, tra i 14 ed i 17 anni, dichiara di essersi avvicinato almeno una volta al gioco.

Gli studi dell’ISS mostrano una situazione altalenante durante la pandemia, di Covid-19. Si è registrata una decrescita del gioco d’azzardo (sia terrestre che virtuale) durante i mesi di lockdown (-9,7% rispetto alla media nazionale) ed un incremento significativo nei periodi di restrizioni parziali ( +18% rispetto alla media nazionale). L’1,1% del campione analizzato dichiara di aver iniziato a giocare d’azzardo durante il periodo della pandemia, mentre i giocatori abituali hanno dichiarato di aver incrementato il loro tempo di gioco”.

Il progetto “Giochiamocela Bene” – si legge su Riviera24.it – promosso da Asl1 Dipartimento Integrato Salute Mentale e Dipendenze di Sanremo (responsabile Dott. Ardissone) prevede lo svolgimento di differenti azioni che coinvolgono sia l’Asl1 Imperiese sia Enti del Terzo Settore della provincia di Imperia.

Infatti all’interno della programmazione sono coinvolte la Centro di Solidarietà l’Ancora che realizza azioni di cura e di terapia, su tutto il territorio della provincia di Imperia a sostegno di giocatori e dei loro familiari, e l’Associazione Aps Effetto Farfalla che realizza attività di prevenzione per giovani e di sostegno alla popolazione adulta al fine di diffondere, non solo strumenti di conoscenza sul tema, ma anche elementi di consapevolezza per genitori ed insegnanti.

All’intero delle azioni previste dal progetto “Giochiamocela Bene” prenderà il via giovedì 1 luglio una rubrica sul canale Instagram di Asl1 appositamente dedicata al tema del gioco d’azzardo.

«La ludopatia – ha affermato il direttore generale di Asl1 Silvio Falco – è una piaga dei nostri tempi e pertanto va contrastata con ogni mezzo. Questa iniziativa che vede Asl1 protagonista assieme ad altre realtà si pone l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione su questo delicato tema e di prevenire questo fenomeno che colpisce ogni fascia d’età».

Questo spazio informativo sarà curato dall’Associazione Effetto Farfalla in collaborazione con Asl1 Dipartimento Integrato Salute Mentale e Dipendenze di Sanremo e sarà prodromica alle attività nelle scuole e sul territorio, con specifici strumenti didattici e di prevenzione realizzati dall’équipe di progetto, che saranno utilizzati nelle occasioni di formazione e di sensibilizzazione previste nel prossimo autunno.

“Nella nostra Liguria, in base ai rilevamenti del 2019, il gioco d’azzardo è un fenomeno in crescita (+ 38% rispetto al 2018)” è stato evidenziato ancora durante la presentazione.

“Il gioco d’azzardo patologico è diventato una diagnosi psichiatrica a tutti gli effetti e fa parte del contenitore delle dipendenze – dice il dottor Ardissone – è una malattia grave con effetti compulsivi che obbligano sempre a giocare soddisfacendo l’apice del desiderio del malato” si legge su Riviera Time.

“Le persone che si rivolgono a noi per cercare di liberarsi da questa dipendenza – dice Ardissone – sono generalmente di sesso maschile, adulti che hanno perso o stanno perdendo tutto. Il trattamento richiede un intervento medico, farmacologico ma soprattutto psicologico. E noi siamo anche in contatto con avvocati perché molti di questi malati sono oberati dai debiti”.

“Il nostro progetto ha dato esiti positivi. Uno non pensa di essere dipendente dal gioco d’azzardo, le dipendenze dovrebbero riguardare sostanze stupefacenti, alcool, nicotina, mentre giocare si pensa sia solo un vizio o meglio ancora un’abitudine. Poi queste persone si ritrovano al punto di aver perso anche la speranza di fare qualcosa. Quando si rivolgono a noi accompagnati dai famigliari molto preoccupati – conclude Giancarlo Ardissone – trovano la possibilità di avviare un percorso che li conforta, si impegnano e posso affermare che abbiamo raccolto risultati superiori alle nostre aspettative”.

Dal 2011 al 2019 il numero di persone assistite è aumentato da 116 a 368 con un picco di 408 nel 2017 (dati su scala regionale). Nel 2020 sono stati 112 gli assistiti (dato provinciale). Sempre nel 2020 sono state erogate 3.857 prestazioni con 1.398 colloqui in presenza.

“In realtà è stato facile organizzare questa cosa per via della sinergia già esistente e scegliendo persone che hanno questa formazione specifica – ha dichiarato Boeri per ‘L’Ancora’ – il lavoro si è svolto bene anche, paradossalmente, l’anno scorso nonostante solitamente le attività si svolgano in presenza. Dopo un momento di smarrimento, l’attività è potuta proseguire. Dei 112 pazienti regionali, 84 sono maschi, 28 femmine e 35 sono nuovi di quest’anno. A differenza delle dipendenze da sostanze, in questo caso è il nostro cervello che sprigiona elementi chimici che ci rendono dipendenti patologici. Ci sono analogie anche con i disturbi alimentari” si legge su sanremonews.it.

“Dal 2015 al 2019 abbiamo un incremento del gioco d’azzardo del 25% con un picco legato al gioco virtuale – ha concluso Freducci per l’associazione ‘Effetto Farfalla’ – durante i lockdown il gioco d’azzardo ha avuto un calo perché sono aumentate le relazioni sociali, familiari e affettive. Ma con la riapertura il dato del gioco d’azzardo è cresciuto rispetto al periodo di chiusura. Il 62,9% del gioco si fa tramite apparecchiature. Le fasce a rischio sono tutte quelle dell’arco della vita, quindi ci siamo trovati a fare sensibilizzazione anche sugli over 65. I dati ci dicono che il gioco d’azzardo è precoce, il 25% tra i 7 e i 9 anni usa la paghetta per ‘gratta e vinci’ e lotterie”.