Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto contro Comune di Bolzano, Provincia autonoma di Bolzano, Guardia di Finanza – Compagnia di Bolzano, Agenzia delle dogane e dei monopoli, per l’annullamento del provvedimento del Comune di Bolzano avente a oggetto “Atto definitivo di inibizione della prosecuzione dell’attività di raccolta scommesse e contestualmente di rimozione dei giochi illeciti – Licenza prot. n. 7.1./73.09/412226/12/GT emessa in data 20.07.2012”, con il quale è stata vietata la prosecuzione dell’attività di raccolta scommesse e contestualmente ordinata la rimozione immediata dei giochi presenti nel locale, nonché la restituzione della licenza di esercizio; di tutti gli atti e provvedimenti connessi e conseguenziali.

Si legge: “Il ricorrente sottolinea preliminarmente che l’evoluzione della normativa concernente il mercato del gioco lecito nella Provincia autonoma di Bolzano, complessivamente volta a contrastare la ludopatia anche attraverso il divieto di autorizzazione all’esercizio di sale da giochi e di attrazione ubicate in un raggio di 300 metri da luoghi considerati sensibili, ha infine determinato un effetto di natura espulsiva da tutto il territorio urbanizzato della Provincia, ai danni di tutte le sale da gioco e di attrazione. Precisa poi di svolgere attività di raccolta di scommesse sportive per conto del concessionario (…), sulla base di licenza ex art. 88 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS), rilasciata dal Presidente della Provincia autonoma nel 2012, e di essere stato costretto a rimuovere in data 22 gennaio 2019, a seguito delle operazioni svolte dalla Guardia di Finanza di Bolzano il giorno precedente, i giochi leciti presso il proprio esercizio, in relazione all’ubicazione di quest’ultimo in un raggio di 300 metri da siti considerati sensibili in base a quanto stabilito dall’art. 5-bis della legge provinciale n. 13/1992.

3. I motivi addotti dal ricorrente a sostegno del ricorso sono i seguenti.

In primo luogo, sono lamentate incompetenza, violazione e falsa applicazione dell’art. 21-nonies, comma 1, della legge n. 241/1990, violazione e falsa applicazione degli artt. 4, comma 4, e 12, comma 2, lettera b), della legge provinciale n. 18/2017, violazione del principio del contrarius actus. In particolare, il provvedimento impugnato sarebbe viziato per incompetenza per avere l’amministrazione comunale adottato un atto di secondo grado (annullamento di ufficio della licenza) mentre l’art. 21-nonies, comma 1, della legge n. 241/1990 imporrebbe che la determinazione in autotutela spetti a chi abbia adottato il provvedimento oggetto di annullamento. La legge provinciale n. 18/2017, sul riordino delle funzioni e dei servizi svolti dagli enti locali e dalla provincia, che avrebbe delegato i comuni, a decorrere dal 1° gennaio 2018, con riguardo alle funzioni di polizia amministrativa, comprese quelle previste dall’art. 88 TULPS, conterrebbe un elenco tassativo delle funzioni e dei compiti trasferiti ai Comuni in sede di prima applicazione, contemplando tra quelle delegate il solo rilascio delle nuove autorizzazioni di cui agli artt. 86, 88, 115 e 127 del TULPS (art. 12, comma 2, lett. b), della legge provinciale).

In secondo luogo, il ricorrente deduce l’illegittimità costituzionale dell’art. 5-bis della legge provinciale n. 13/1992, per violazione degli artt. 3, 5, 41, 117, secondo comma, lettera e), e terzo comma, 118 e 120 Cost. Tale legge, che costituisce la base giuridica del provvedimento impugnato, a suo giudizio determinerebbe un effetto espulsivo del gioco lecito, da ritenere manifestamente incostituzionale. Ricorrerebbe tanto la rilevanza quanto la non manifesta infondatezza e risulterebbero lesi in particolare sia l’art. 41 Cost., in ragione dell’effetto espulsivo ai danni di alcune attività di impresa, sia l’art. 3 Cost. per la disparità di trattamento nei confronti di alcuni settori imprenditoriali (scommesse sportive) rispetto ad altri, sottratti al “distanziometro”.

Inoltre, il ricorrente deduce anche la violazione degli artt. 5, 117, secondo comma, lettera e), e terzo comma, 118 e 120 Cost. e, ob relationem, dell’art. 7, comma 10, del d.l. n. 158/2012, violazione del principio di leale cooperazione fra Stato e Regioni, violazione del principio di legalità sostanziale, incompetenza della Giunta regionale. In particolare lamenta che l’istruttoria preliminare all’adozione della norma di localizzazione dei giochi sarebbe stata disattesa dal legislatore della provincia autonoma. La normativa provinciale si porrebbe in contrasto con la normativa nazionale di settore che, in materia di prevenzione e contrasto della ludopatia, richiede espressamente l’esercizio unitario, di cui costituirebbe conferma l’intesa in materia conclusa il 7 settembre 2017 da Governo, Regioni ed enti locali in sede di Conferenza Unificata, sulla base di quanto previsto dalla legge di stabilità 2016. Inoltre, l’esercizio della competenza concorrente da parte del legislatore provinciale porrebbe in luce ulteriori profili di incostituzionalità delle norme provinciali, per difetto del necessario coordinamento con gli altri livelli di governo territoriale. Sussisterebbe poi una indebita interferenza prodotta dalla normativa provinciale con il sistema tributario e contabile dello Stato e con la perequazione delle risorse finanziarie, che l’art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. riserva alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. Infine, la normativa posta alla base del provvedimento impugnato si porrebbe in contrasto con il principio espresso dalla legislazione nazionale per cui le funzioni amministrative corrispondenti alle misure di prevenzione e contrasto dei fenomeni di ludopatia, se incidenti con l’apertura e l’esercizio dei punti di offerta del gioco, devono essere esercitate in modo unitario e a un livello superiore rispetto al governo locale.

3. La relazione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, trasmessa con nota dell’11 settembre 2019 (R.U. 124123), conclude, in adesione a quanto rappresentato dal Comune e dalla Provincia autonoma di Bolzano nelle proprie memorie (queste ultime trasmesse per conoscenza anche al ricorrente il 7 marzo 2019 dalla Provincia autonoma), per l’inammissibilità del ricorso e comunque per la sua infondatezza.

L’inammissibilità troverebbe fondamento in quanto previsto dal D.P.R. 6 aprile 1984, n. 426 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige concernenti istituzione del tribunale amministrativo regionale di Trento e della sezione autonoma di Bolzano), il cui articolo 7, terzo comma, stabilisce che nelle materie di competenza della sezione autonoma di Bolzano non è ammesso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

Considerato:

4. La Sezione ritiene che – prima ancora che per la sola parte relativa alla domanda risarcitoria, estranea al contenuto proprio del rimedio giustiziale, quale è il ricorso straordinario – l’intero ricorso sia inammissibile.

Infatti, il D.P.R. 6 aprile 1984, n. 426 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige concernenti istituzione del tribunale amministrativo regionale di Trento e della sezione autonoma di Bolzano) stabilisce inequivocabilmente, all’articolo 7, terzo comma, che nelle materie di competenza della sezione autonoma di Bolzano non è ammesso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

A sua volta, l’art. 3 del medesimo D.P.R. prevede in particolare, al secondo comma, che la sezione autonoma di Bolzano, oltre che nelle materie attribuite dallo statuto alla sua competenza inderogabile, decide sui ricorsi contro atti e provvedimenti emessi: 1) dagli organi della pubblica amministrazione, aventi sede nella provincia di Bolzano, con esclusione degli atti e provvedimenti la cui efficacia è limitata al territorio della provincia di Trento; 2) dagli organi della pubblica amministrazione, non aventi sede nella provincia di Bolzano, la cui efficacia è limitata al territorio della provincia medesima.

Il Consiglio di Stato (Sez. II, n. 1324/2017) ha già avuto modo di precisare, ponendo l’accento su quanto a suo tempo deciso dal Tribunale regionale di giustizia amministrativa, Sezione di Bolzano, con sentenza del 27 maggio 1994, n. 127, che la tutela amministrativa giustiziale di cui al ricorso straordinario, seppur sempre più assimilata ai rimedi giurisdizionali, ha visto recentemente interventi normativi di limitazione che ne hanno confermato la natura di rimedio alternativo per le sole questioni di competenza del giudice amministrativo ma non per tutte queste (d’altro canto, laddove il legislatore ha inteso conservare il rimedio pur a fronte di istanze di autonomia e di tutela, lo ha esplicitamente previsto, ed al massimo livello della gerarchia delle fonti, come nel caso dell’articolo 23 dello Statuto della Regione Siciliana).

Anche nel caso di specie all’esame della Sezione sono impugnati atti del Comune di Bolzano. Pertanto, in virtù di quanto previsto dagli artt. 3 e 7, terzo comma, del D.P.R. 6 aprile 1984, n. 426, esso è compreso nel perimetro riservato alla competenza propria del Tribunale regionale di giustizia amministrativa, Sezione di Bolzano, rispetto al quale non è ammesso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

Il ricorso è quindi inammissibile”.