Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania (Sezione Quarta) ha respinto, tramite sentenza, il ricorso presentato contro la Questura di Catania e il Ministero dell’Interno in cui si chiedeva l’annullamento del Decreto (…) avente ad oggetto l’immediata cessazione dell’attività di giochi all’interno dell’area pubblica antistante all’esercizio di chiosco bar (…).

Il titolare in un’area pubblica di circa 28 mq, antistante il lato nord est l’attività in oggetto specificata aveva istallato e reso funzionante nr. 4 apparecchi elettronici da gioco e nr. 1 apparecchio meccanico, senza essere in possesso della prescritta autorizzazione di polizia prevista dall’art. 86 TULPS e comunque come prescritto dall’art. 5 punto 2 del Decreto Direttoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze che prescrive che “in nessun caso è consentita l’istallazione degli apparecchi da gioco all’esterno”.

Per il Tar: “La peculiare situazione di fatto nel caso di specie – ovvero la collocazione di n. 4 slot-machine e n. 1 apparecchio meccanico all’esterno dei locali del chiosco–bar gestito dalla ditta ricorrente, e quindi al di fuori dalla sfera di immediato controllo da parte di chi all’interno di tali locali si trovava ad operare -, consenta invece di positivamente valutare le ragioni di urgenza nel provvedere insite nell’esigenza, palesata dall’Amministrazione intimata in motivazione, di intervenire a tutela delle “preminenti esigenze di ordine pubblico, della sicurezza pubblica e dei cittadini”.

Da un esame più attento del T.U.L.P.S. è infatti possibile desumere un necessario ruolo attivo, di vigilanza e controllo, innanzitutto ad opera dello stesso titolare di una licenza di polizia per la gestione di un pubblico esercizio, onde non subire la sospensione della stessa a norma del suo art. 100 per il suo esser luogo di “tumulti o gravi disordini”, od “abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose” o che, “comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini”. La collocazione delle 4 slot-machine e di un apparecchio meccanico all’esterno del chiosco–bar, quindi, vanifica totalmente quel ruolo del titolare della licenza, e pertanto, facendo venir meno un preventivo filtro e barriera a che quei luoghi possano diventare una fonte di costante pericolo “per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini”, invera il sussistere delle “ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento” che del tutto legittimamente, e proprio a norma dell’art. 7 L. n. 241/1990, hanno imposto all’Amministrazione intimata nel caso di specie di intervenire in modo quanto mai sollecito, a tutela delle “preminenti esigenze di ordine pubblico, della sicurezza pubblica e dei cittadini”.

Viene pertanto respinto il primo motivo di ricorso.

II – Con il secondo motivo di ricorso la società ricorrente lamenta la violazione degli artt. 1, 17 bis, 86, 110 T.U.L.P.S., sostenendo di non essere onerata del rilascio di una distinta licenza ex art. 86 od 88 T.U.L.P.S. per l’esercizio delle 4 slot-machine e dell’apparecchio meccanico oggetto, per previsione del n. 3) del suo art. 1, del contratto di affitto d’azienda del 01/06/2018, ma essendo allo scopo sufficiente la sola esposizione della tabella dei giochi proibiti presso i locali dove veniva svolta l’attività di somministrazione di cibi e bevande al pubblico.

L’Amministrazione intimata, nelle proprie difese, ha invece sostenuto che “l’attività di somministrazione può essere svolta solo e propriamente all’interno dell’area di concessione (il chiosco) rilasciata dal Comune ma non nell’area pubblica circostante che non può essere considerata area di somministrazione. In tale casi, pertanto, ai fini di potere installare apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del T.U.L.P.S. nei punti di vendita individuati dall’art. 4 del Decreto Interdirettoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 27.7.2011 e comunque necessario il possesso delle licenze previste dall’art. 86 ovvero dall’art. 88 del T.U.L.P.S., non essendo sufficiente la sola tabella dei giochi proibiti”.

La società ricorrente, per difendere la tesi di una propria corretta ottemperanza ai precetti di cui agli artt. 86 e 110 TULPS, argomenta ritenendo che chiedere il rilascio di una ulteriore e distinta licenza a norma dell’art. 86 od 88 TULPS per esercizio delle slot-machine e dell’apparecchio meccanico ceduti alla stessa in gestione in forza del contratto di cessione di azienda del 06/01/2018 si sarebbe posto in insanabile contrasto con il provvedimento del 13/04/2018 adottato dal Tribunale di Catania, sezione misure di prevenzione, in persona del giudice delegato dott.ssa Alba Sammartino, con il quale era già stata preventivamente autorizzata la stipulazione di quel negozio.

Ma quel contratto, cui pure la società ricorrente ripetutamente si richiama in ricorso – dimenticandosi, invero, della parte indicata a seguire che pure lo correda… –, in relazione all’esercizio dei predetti apparati aveva però espressamente fatta salva l’efficacia condizionante delle “leggi speciali per la successione in autorizzazioni per l’esercizio”.

Il provvedimento impugnato non palesa pertanto alcuna delle contraddittorietà ad esso imputate dalla società ricorrente rispetto al contenuto del provvedimento del 13/04/2018 adottato dal Tribunale di Catania, sezione misure di prevenzione, in persona del giudice delegato dott.ssa Alba Sammartino: il qual ultimo può essere apprezzato unicamente sul piano delle vicende relative al trasferimento di un potere privatistico di gestione della medesima azienda, senza alcune interferenza con il profilo relativo invece agli specifici adempimenti richiesti dalle “leggi speciali per la successione in autorizzazioni per l’esercizio”.

Ed è con più stretto ed esclusivo riguardo a queste ultime che deve pertanto valutarsi se, in base ad un accertamento di agenti dell’Amministrazione Finanziaria dell’11/09/2018, il possesso della “autorizzazion(e)” prescritta dalle “leggi speciali” per il loro esercizio vi sarebbe invece stato in capo al Sig. -OMISSIS- per atto equipollente rilasciato dal Comune di -OMISSIS- il 15/05/2018.

In proposito occorre considerare che il contratto di affitto di azienda menzionato in precedenza è stato concluso il 01/06/2018 fra l’Avv. -OMISSIS-, nella propria qualità di Amministratore Giudiziario, e la società cooperativa “-OMISSIS-. E’ quindi del tutto evidente come il titolo autorizzativo formatosi per atto equipollente rilasciato dal Comune di -OMISSIS- il 15/05/2018 non potesse riguardare in alcun modo la persona del Sig. -OMISSIS-, in assenza dello specifico richiamo in verbale ad una avvenuta successiva volturazione in favore di quello, dopo e sul presupposto dell’avvenuta conclusione del contratto di affitto di azienda del 01/06/2018: mentre altrettanto ovviamente, invece, alla data del 15/05/2018 quel titolo autorizzativo non avrebbe potuto essere rilasciato a beneficio di altri che del nominato Amministratore Giudiziario in persona dell’Avv. -OMISSIS-.

In definitiva, quindi, il richiamo all’autorizzazione per atto equipollente rilasciato dal Comune di -OMISSIS- il 15/05/2018 contenuto all’interno del verbale del 10/09/2018, costituente allegato n. 8 al ricorso in epigrafe, non è tale da comprovare che il Sig. -OMISSIS- avesse conseguito la titolarità di tale atto per volturazione in proprio favore già alla data del 10/09/2018, e sino a quella del 12/10/2018, nel rispetto delle “leggi speciali per la successione in autorizzazioni per l’esercizio”.

In assenza di una specifica licenza di polizia rilasciata a norma dell’art. 86 od 88 TULPS per l’esercizio delle n. 4 slot-machine e dell’apparecchio meccanico qui in specifica considerazione in favore del legale rappresentante della ditta “ -OMISSIS-”, in persona del Sig. -OMISSIS-, la mera esposizione della tabella dei giochi vietati ex art. 110 TULPS all’interno dei locali del chiosco-bar dove quella società esercitava la propria attività di somministrazione di cibi e bevande non era pertanto tale da far ritenere legittimamente svolta l’attività con l’uso dei predetti apparecchi automatici all’esterno degli stessi; con conseguente piena legittimità dell’ordine di sospensione impartito dall’Amministrazione intimata per farne cessare lo svolgimento.

Per queste ragioni, anche il secondo motivo di ricorso deve essere respinto – senza pregiudizio, com’è ovvio, per la diversa attività di somministrazione di cibi e bevande, che potrà continuare ad essere svolta dalla società ricorrente in virtù dell’(unica) autorizzazione di polizia in proprio possesso.

III – Il Collegio, conclusivamente pronunciando, rigetta il ricorso in epigrafe, statuendo sulla refusione delle spese di lite fra le parti come da formale soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Quarta) rigetta il ricorso in epigrafe.

Condanna il ricorrente alla refusione delle spese di lite nei confronti dell’Amministrazione intimata, che liquida nella misura di 1652,50 (milleseicentocinquantadue/50) euro, più accessori così come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.