Che cosa accadrebbe “concretamente” se sul territorio di Roma Capitale fosse applicata la norma regionale del distanziometro? L’Eurispes ha analizzato il territorio di Roma Capitale, intrecciando i “luoghi sensibili” (così come identificati nel Regolamento del 2017), e la distanza di “500 metri” indicata nelle modifiche della legge regionale (ottobre 2018) che supera quella di 350 metri indicata nel medesimo Regolamento comunale, entro la quale non è possibile l’offerta di gioco legale.

Bisogna specificare che il testo regionale ha immediata validità per le “nuove sale gioco”, ma non indica una scadenza di applicazione per quelle già esistenti. Secondo la mappatura, sul territorio romano ci sono: 326 scuole d’infanzia comunali; 225 scuole d’infanzia statali, 367 scuole primarie statali, 153 scuole primarie non statali, 188 scuole statali di primo grado, 75 scuole non statali di primo grado, 152 scuole statali di secondo grado, 141 scuole non statali di secondo grado, 45 istituti superiore, 133 centri di aggregazione, 2.983 impianti di strutture sportive, 100 ospedali, 152 centri anziani, per un totale di 5.41 luoghi sensibili.

È stato calcolato un raggio di 500 metri da ognuno dei siti appena elencati, e sono state escluse dalla valutazione di insediabilità le aree incompatibili con gli strumenti urbanistici (aree agricole, parchi, aree per servizi pubblici, ecc.). Il risultato è che le aree di residua insediabilità si riducono allo 0,7% del territorio di Roma Capitale. In sostanza, l’offerta di gioco pubblico risulta preclusa per una percentuale del territorio comunale superiore al 99%. Se si considera che al 30 giugno 2019 operavano in questo territorio 1.972 esercizi con AWP e 246 sale con VLT, risulta evidente che quasi il 100% dell’offerta di gioco pubblico sarebbe espulsa ad opera del distanziometro. A questo punto è legittimo chiedersi se il legislatore regionale del Lazio – ma ciò vale anche per tutte le altre regioni – abbia avuto o meno consapevolezza degli effetti di uno strumento come il distanziometro, al momento del varo della legge sul gioco.