I carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 33 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, corse clandestine di cavalli, scommesse clandestine su competizioni sportive non autorizzate, maltrattamento di animali, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio. In esecuzione dei provvedimenti, 18 persone sono state associate in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 9 sono state sottoposte all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. L’inchiesta è stata coordinata dalla Dda di Messina guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. L’operazione ha consentito di disarticolare il Clan Galli e di individuare una rete di distribuzione della droga che opera in vari quartieri di Messina.

L’indagine ha documentato il controllo della cosca sul business delle scommesse sulle corse clandestine di cavalli organizzate di notte in città e in periferia, i cui proventi alimentavano le casse del sodalizio criminale. Tale settore criminale è da sempre appannaggio della criminalità organizzata messinese, come accertato in passato in varie indagini. Il gruppo criminale aveva base operativa presso un noto negozio di rivendita di frutta e verdura di proprietà di uno degli arrestati, sito nel popoloso quartiere cittadino di Giostra, ove avvenivano anche le riunioni per organizzare le competizioni. Alcuni sodali si occupavano di accudire e preparare i cavalli, sottoponendoli agli allenamenti e, grazie ad un veterinario compiacente, alla somministrazione illecita di farmaci per migliorarne le prestazioni, nonché provvedendo alla raccolta del denaro puntato dagli scommettitori e alla gestione dei successivi pagamenti. Le corse clandestine si svolgevano nel corso della notte, in pochissimi minuti, su strade urbane ed extraurbane che venivano rapidamente chiuse al transito delle auto da gruppi di giovani a bordo di scooter e motocicli, con il fine di consentire il passaggio di cavalli e calesse e di rallentare l’eventuale intervento di pattuglie delle forze di polizia. Nel corso delle investigazioni sono stati documentati rapporti tra il gruppo criminale di Giostra e un catanese, per l’organizzazione di corse di cavalli tra scuderie messinesi e catanesi, nonché interessanti interlocuzioni con esponenti della criminalità mafiosa catanese, riconducibili al clan Santapaola, per la risoluzione di controversie connesse con la gestione dei proventi delle scommesse clandestine. Le gare tra messinesi e catanesi venivano organizzate nella zona di Fiumefreddo di Sicilia (CT), posta a confine tra la provincia di Messina e quella di Catania. Le dinamiche che caratterizzano il controllo delle gare clandestine di cavalli ad opera della criminalità mafiosa emergono proprio da un incontro tra il commerciante di prodotti ortofrutticoli messinese che gestiva con i suoi sodali l’organizzazione delle gare e gli esponenti del clan Santapaola di Catania, finalizzato a dirimere una controversia relativa ad una corsa che il messinese considerava irregolare, in quanto truccata da una scuderia rivale di catanesi. Guardando alcuni filmati della corsa, l’uomo si era infatti accorto che alcuni giovani su uno scooter avevano favorito il calesse rivale, e ciò a suo dire lo legittimava a non pagare la posta perduta e a pretendere la ripetizione della competizione, cosa che gli fu accordata dai catanesi a seguito degli incontri chiarificatori con i Santapaoliani.