«Sotto la calura estiva, pressati e distratti da problemi vari (l’incertezza sul futuro economico, la faticosa ripresa dell’attività lavorativa, gli interrogativi sulla sorte dei milioni di banchi ordinati per le scuole e sulla loro collocazione, il tentativo di comprendere la ridda di voci e di dati in materia di evoluzione della pandemia da Covid Sars 19) – commenta l’avvocato Francesco Bertelli – sarà a molti sfuggito quanto da ultimo occorso, ai massimi livelli giurisprudenziali, in materia di esercizio del gioco lecito.

Nel volgere di dieci giorni sono state pubblicate, per quanto qui interessa, due differenti “pronunce” del Consiglio di Stato: l’una (il “Parere”, nel prosieguo), emessa in sede consultiva dalla Sezione Prima in data 18/08/20, in ordine all’affare n. 01722/2019 (Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica avverso ad una ordinanza emessa dal Comune di Monza); l’altra (la “Sentenza”, nel prosieguo), emessa in sede giurisdizionale dalla Sezione Quinta in data 26/08/20, costituita dalla Sentenza n. 05233/2020 pronunciata a definizione del giudizio di Appello intrapreso dal Comune di Guidonia Montecelio avverso alla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio n. 6260/2019.

La circostanza di specie, sotto il profilo strettamente cronologico, non è di per sé inusuale o particolarmente significativa: entrambe le “pronunce”, sebbene estremamente ravvicinate quanto alla pubblicazione, si inseriscono nel solco degli ormai innumerevoli pronunciamenti giurisprudenziali che, con risultati alterni, hanno via via affrontato il tema – molto caro agli Enti locali e mal digerito, per lo più, dagli operatori del gioco lecito – delle limitazioni orarie imposte a livello comunale all’esercizio del gioco lecito praticato tramite apparecchi AWP/VLT.

Nulla di nuovo sotto il sole (nella specie, di Agosto) sembrerebbe dunque potersi affermare; in realtà non è così! Trattasi, a ben vedere e ad una più attenta lettura, di una occasione persa per fare definitiva chiarezza su un aspetto problematico (che tale era e tale rimane all’esito delle richiamate pronunce).

Il “Parere” e la “Sentenza”, pur condividendo la paternità del Consiglio di Stato, pervengono infatti ad approdi diametralmente opposti ed assolutamente inconciliabili su un punto dirimente delle questioni sottoposte a scrutinio.

Emendando le diverse fattispecie dalle caratteristiche loro peculiari, emerge il perdurare di un contrasto stridente quanto al profilo, per certi versi assorbente, della valenza da attribuirsi, in materia, alla Intesa raggiunta in seno alla Conferenza Unificata Stato Regioni perfezionata il 07/09/17.

Tale profilo, già fatto oggetto di molteplici e spesso contrastanti pronunce emanate dai tribunali amministrativi di prime cure, anziché trovare un auspicabile e definitivo componimento giurisprudenziale innanzi al Consiglio di Stato, mantiene e rinnova, in barba alle esigenze di certezza proprie di uno stato di diritto ed invocate a gran voce dagli operatori del settore, la propria divisività.

Dato infatti per assodato che la Intesa di cui trattasi non può oggi avere valore tecnicamente cogente (in quanto non ancora recepita nel contemplato decreto attuativo, tutt’ora da emanarsi) e tralasciando volutamente di entrare nel merito delle considerazioni sottese alle differenti “pronunce” richiamate, è doveroso qui rimarcare l’assoluta antinomia delle stesse.

Il “Parere” della Sezione Prima del Consiglio di Stato perviene a considerare già oggi la Intesa quale “parametro di riferimento per l’esercizio, da parte delle Amministrazioni locali, delle loro specifiche competenze in materia di disciplina degli orari di apertura delle sale gioco e di funzionamento degli apparecchi da gioco” per la conseguenza che “il richiamo al limite massimo ritenuto corretto e lecito” (pari a max. 6 ore giornaliere di interruzione) “configura un elemento di rafforzamento della scelta discrezionale operata dall’Amministrazione, anche a prescindere dal completamento dell’iter per rendere la stessa (Intesa, n.d.r.) giuridicamente vincolante”; il tutto escludendo fermamente che il mero difetto di emanazione del previsto decreto direttoriale attuativo della Intesa possa costituire, nell’attuale contesto normativo e costituzionale, argomento dirimente nel senso di escluderne il rilievo.

La “Sentenza” della Sezione Quinta del Consiglio di Stato perviene, di contro, ad un approdo opposto! Dopo aver ribadito non avere detta Intesa, ad oggi, natura cogente, il Consiglio di Stato afferma qui che il valore attuale dell’accordo colà raggiunto non può andare al di là di “codificare” il principio generale a mente del quale la previsione di limitazioni orarie all’esercizio del gioco lecito costituisce uno strumento (legittimo) di lotta al fenomeno della ludopatia.

In termini più pratici, mentre la Sezione Prima del Consiglio di Stato (in sede consultiva) formalizza parere favorevole all’accoglimento del Ricorso sottoposto alla propria disamina (così sancendo la illegittimità del provvedimento comunale restrittivo degli orari emanato dal Comune di Monza), la Sezione Quinta del medesimo Consiglio riforma invece la sentenza fatta oggetto di Appello (così sancendo la legittimità della ordinanza sindacale in precedenza emanata dal Comune di Guidonia Montecelio).

Il tutto in dipendenza della differente valenza attribuita alla Intesa raggiunta in Conferenza Unificata.

Necessario dunque constatare, con un certo qual scoramento, che il problema della maggiore o minore valenza da attribuirsi alla predetta Intesa risulta tutt’ora bel lungi dall’essere unanimemente risolto e recepito in un uniforme orientamento giurisprudenziale, adeguatamente motivato.

E del pari necessario rimarcare che le perduranti incertezze al riguardo – oggi rinfocolate dalle antinomiche “pronunce” del Consiglio di Stato alle quali si è fatto riferimento – non potranno che comportare il proliferare, nel futuro, di un copiosissimo contenzioso al riguardo.

Contenzioso questo dagli ingenti costi – facenti carico non solo agli operatori direttamente interessati dai provvedimenti restrittivi via via emanati ma finanche al sistema della giustizia amministrativa nel suo complesso – e dall’esito del tutto incerto».