Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) ha respinto – tramite una serie di ordinanze – i ricorsi proposti da alcune società del settore giochi contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Ministero della Salute, in cui si chiedeva la riforma dell’ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) n. 837/2021 che aveva respinto l’istanza cautelare avverso le misure di sospensione delle attività.

Si legge in una delle ordinanze: “Premesso che: la società appellante chiede la riforma dell’ordinanza cautelare n. 837 del 2021 con cui il TAR per il Lazio, sede di Roma, Sezione Prima, ha respinto l’istanza cautelare avverso le misure di sospensione delle attività delle “….. sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente”, misure adottate a seguito dell’emergenza pandemica da Covid; l’ordinanza appellata ha, invero, valorizzato il carattere “non essenziale” delle attività inibite integralmente fino al 5 marzo 2021, anche in ragione della previsione di ristori economici a compensazione del periodo di sospensione;

Rilevato che: con decreto presidenziale, da intendersi qui integralmente richiamato, è stata respinta, con ampia motivazione, l’istanza di concessione di misure cautelari monocratiche; deve essere qui ribadita la già evidenziata (cfr. decreto presidenziale) necessità che le misure di precauzione vengano adottate sulla base di mirate valutazioni scientifiche da parte dell’autorità tecnica che ne ha tuttora la responsabilità – il C.T.S. presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – sì da modulare ogni decisione in stretto raccordo con un’affidabile proiezione dei fattori di rischio quale risultante dell’analisi di dati obiettivi e tenendo conto della specificità delle attività soggetta a limitazioni; muovendo da tale premessa, le esigenze cautelari prospettate dalla parte appellante possono essere adeguatamente soddisfatte mediante la sollecita fissazione della causa nel merito dinanzi al TAR, ai sensi dell’art. 55, comma 10 del cod. proc. amm, in cui potranno essere approfondite, nell’appropriata sede di merito e con la necessaria sollecitudine, le deduzioni affidate al mezzo qui in rilievo, segnatamente quanto alla intrinseca ragionevolezza delle misure adottate a fronte dei dati disponibili ed in ossequio ai principi di adeguatezza e di proporzionalità; non vi è luogo in questa fase all’adozione di ulteriori misure, dovendo le ulteriori istanze dell’appellante, in una valutazione comparativa dei contrapposti interessi, essere considerate recessive a fronte dell’esigenza, assolutamente prioritaria, di piena precauzione per la salute pubblica di contenere il rischio di diffusione del contagio, tale natura mantenendosi pur in presenza di un rischio “potenziale” e “presunto” e ferme le eventuali, successive conseguenze di ordine patrimoniale ove, nelle successive fasi del giudizio, un compiuto, specifico e approfondito accertamento scientifico dimostrasse che il dubbio e la indicazione presuntiva del C.T.S. non corrispondevano ad un reale fattore di rischio contagio; le spese della presente fase cautelare, avuto riguardo alla peculiarità della vicenda qui scrutinata, possono essere compensate;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) accoglie l’appello cautelare, ai sensi dell’art. 55, comma 10, c.p.a., ai soli fini della anticipata fissazione dell’udienza di merito innanzi al T.A.R. Ordina che a cura della segreteria la presente ordinanza sia trasmessa al TAR per la sollecita fissazione dell’udienza di merito ai sensi dell’art. 55, comma 10, cod. proc. amm. Spese di fase compensate”.