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(Jamma) L’attività di sala giochi non può considerarsi sottoposta a SCIA, neppure in caso di subentro in attività precedentemente autorizzata, poiché il punto 6 della Tab. A, allegata al D.Lgs. n. 222/2016, prevede solo il regime autorizzatorio senza distinguere tra le varie ipotesi, quindi senza prevedere un regime semplificato in caso di mero subentro (come ad es. al punto 88 in materia di distributori di carburante).E’ quanto ribadiscono i giudici del Tar Marche chiamati ad esprimersi su un ricorso contro il provvedimento di chiusura di due sale giochi del Comune di Ancona.

“Del resto, trattandosi di autorizzazione di pubblica sicurezza, l’amministrazione deve sempre svolgere un controllo, di contenuto anche discrezionale/autorizzativo, sui requisiti soggettivi del subentrante e non solo su quelli meramente oggettivi riguardanti l’attività.

 Non può inoltre ritenersi maturato il silenzio assenso previsto dall’art. 20 della Legge n. 241/1990, poiché il relativo comma 4 sottrae, da tale disciplina, atti e procedimenti in materia di pubblica sicurezza, come nel caso in esame, riconducibile agli artt. 86-88 del TULPS.

Per le ragioni di cui sopra non ricorre quindi la fattispecie dell’autotutela, ma quella del diniego di una autorizzazione richiesta dall’interessato ma formalmente negata dall’amministrazione.

Trattandosi di nuove autorizzazioni, non può trovare applicazione la disciplina transitoria di cui all’art. 16, comma 4, della L.r. n. 3/2017, che riguarda solo gli esercizi legittimamente condotti alla data di entrata in vigore della stessa (3 marzo 2017); circostanza che non sussiste nel caso in esame poiché il ricorrente ha acquisito la precedente gestione con contratto in data 19.1.2017 senza premunirsi delle prescritte autorizzazioni, richieste in data 27 e 30 gennaio 2017.

Non trattandosi di SCIA e non essendosi formato alcun silenzio assenso, deve applicarsi il principio tempus regit actum, cioè la disciplina vigente alla data di adozione del formale provvedimento conclusivo (favorevole o negativo che sia). L’eventuale ingiustificato ritardo nel provvedere, rispetto ai tempi prestabiliti, potrà semmai rilevare solo ai fini risarcitori” concludono i giudici.

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