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“Continua incessante l’azione strumentale di media e politici che, riferendosi al mercato del gioco legale, continuano a riportare dati non corrispondenti alla realtà, utilizzando ancora una volta la piattaforma del gruppo Gedi.

Nello specifico, riferendosi al comune di Fabriano (AN), Alessandro Di Marco, giornalista de “Il Resto Del Carlino”, riferisce che ogni cittadino gioca agli apparecchi da intrattenimento 685 euro l’anno, cifra pareggiata a 1000 euro pro capite per un astratto conteggio riferito alla sola popolazione maggiorenne. Ma come ribadito più volte, questo dato è errato se confrontato con quelli forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, secondo i quali la spesa per ogni fabrianese si attesta sui 160 euro l’anno. Parliamo di una differenza di 525 euro, cifra importante soprattutto se utilizzata strumentalmente per attaccare continuamente e gettare fango sul solo settore degli apparecchi da intrattenimento”.

Così Ilario Luzi, presidente della delegazione Marche dell’Associazione Nazionale Sapar, che raduna oltre 1700 aziende di gestione, produzione e costruzione di apparecchi da intrattenimento, commentando l’articolo pubblicato su Il Resto del Carlino (edizione Ancona) a firma di Alessandro di Marco dal titolo “È allarme gioco d’azzardo. Bruciati 21 milioni l’anno”.

“Nonostante ADM abbia pubblicato dati reali e concreti sui numeri del settore, politica e media continuano a basare i loro proclama e attacchi strumentali nei confronti del nostro comparto, utilizzando i dati forniti dalla piattaforma del gruppo Gedi – prosegue Luzi -, che ricordo sono stati erroneamente elaborati sulla raccolta: la vera spesa del cittadino è data dal giocato meno le vincite. È evidente quindi che si sta conducendo un’operazione strumentale per distruggere una sola parte della filiera: le aziende di gestione chiudono e aumenta il numero di disoccupati in Italia. E questo, evidentemente, porterà beneficio ad alcune lobby dell’azzardo, oltre a spostare l’attenzione dei giocatori verso altre offerte di gioco, anche illegali”.

Il presidente della delegazione Marche ricorda quindi che “nella redazione degli articoli, non si tiene nemmeno conto che l’introdotto degli apparecchi è generato anche dalle quote vinte e rigiocate sugli stessi e non esborsate dai giocatori, quindi non è detto che la spesa corrisponde effettivamente a quanto il giocatore ha sborsato. Ma questa parte dell’informazione continua ad essere omessa, così come si continua a tacere sugli effetti controproducenti determinati da distanziometri e limitazioni orarie, tanto invocate dagli amministratori di Fabriano, inutili quanto dannosi perché come dimostrato dal “caso Piemonte”, laddove si elimina il gioco lecito subentra l’offerta illegale. Per non parlare del gioco online, fruibile ovunque e in qualunque orario, soprattutto dai minori”.

Chiosa infine Luzi: “questa operazione collettiva di distruzione del comparto degli apparecchi da intrattenimento è stata condotta per portare beneficio a qualcuno, per spostare l’attenzione del giocatore verso altre offerte di gioco, soprattutto quelle online, a tutela non dei giocatori potenzialmente patologici, ma a tutela degli introiti economici di alcuni concessionari”.

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