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“Avviare un dialogo costruttivo, privo di logiche demagogiche, con tutte le istituzioni interessate nel comparto giochi e con tutte le parti politiche del Paese, per approfondire tematiche come ludopatia, interessi erariali e del settore e proponendo soluzioni condivise”.

E’ quanto chiede l’Associazione E.m.i. Rebus in una nota del presidente, l’avv. Francesco Modugno.

“Leggiamo sempre più articoli dalla stampa – continua la nota – che, di fatto, hanno stravolto le regole e gli obiettivi della sana e corretta comunicazione. Salta qualsivoglia scala di azioni necessarie per operare il cambiamento sociale e si evidenzia un pericoloso allarmismo collettivo che degenera giorno per giorno nella demonizzazione e che non appare in prima facie supportato da dati scientifici.

La portata del fenomeno, inteso come dipendenza patologica dai giochi, da prevenire e da curare, è ridimensionata dai dati forniti dal CNR. Di conseguenza nel braccio di ferro tra lo Stato, le Regioni, gli Enti locali e la grande industria del gioco, a farne le spese sono soltanto i gestori delle attività di commercializzazione del gioco pubblico presenti sull’intero territorio nazionale i quali vedono pian piano vanificare il proprio futuro ed i loro investimenti.

Che sia moda o demagogia, davvero, non si può continuare a nascondersi dietro false ipocrisie: la ludopatia è una dipendenza e non uno slogan semplice da veicolare viralmente tra i consociati.

Possiamo, pertanto, definire la ludopatia come una problematica seria e complessa fra gioco e giocatore che va studiata, prevenuta e curata con metodi efficaci ed incisivi. Non sono adeguati i rimedi legislativi che di fatto si traducono in drastiche compressioni di altri diritti parimenti garantiti”.

Secondo Modugno, il gioco ed i giocatori meritano “attenzione e analisi accurate”.

“Prima di attuare qualsiasi intervento, è necessario eseguire una approfondita disamina dell’insieme delle norme che regolano la materia del gioco pubblico ma, soprattutto, è necessario comprendere il sistema complesso del nostro ordinamento giuridico”.

“Qualsiasi intervento che non tenga conto delle prescrizioni suggerite può generare un sistema giuridico solo in apparenza saldo, ma in realtà sempre sull’orlo del caos, costituzionalmente pronto a sprofondare nel disordine”. “Lo studio e la ricerca – conclude la nota – evitano alternative di giustizia a volte suscettibili di essere disciplinate giuridicamente e a volte del tutto illegali”.

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