“La criminalità organizzata ha approfittato della crisi economica e sociale seguita alla pandemia di coronavirus. Le mafie hanno investito capitali e incrementato il mercato usuraio. Con l’immissione di liquidità senza precedenti da parte dello Stato, accompagnata dalla volontà di ridurre i controlli preventivi, potrebbe essere fonte di rischio e su questo c’è la massima attenzione da parte della magistratura e delle forze di polizia.

C’è stata negli ultimi anni l’infiltrazione delle mafie in tutte le economie. Sono state realizzate nuove sinergie con l’Unità di Informazione Finanziaria di Bankitalia e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, coinvolgendo anche lo Scico e il nucleo valutario della Guardia di Finanza, con i quali abbiamo istituito un tavolo tecnico permanente, al fine di aggredire con maggiori e più specifici dettagli le segnalazioni di operazioni sospette, per il sistematico approfondimento di specifici filoni e per individuare eventuali anomalie”. E’ quanto affermato dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho nel corso di un’audizione in Commissione Antimafia.

Sul tema è intervenuta l’associazione Sapar: “La crisi socio-economica che ha colpito il nostro Paese, ha spianato la strada all’illegalità moltiplicando le opportunità di investimento in tutti i settori maggiormente attrattivi. I sistemi illeciti sfruttano la maggiore vulnerabilità delle strutture economiche, logorate dalla recessione, per poter espandere il proprio controllo verso quei settori particolarmente esposti. L’allarme, lanciato da chi combatte quotidianamente e in prima linea l’illegalità, dovrebbe spingere il governo ad una attenta e profonda analisi sui rischi concreti di questa espansione, per potere adottare le soluzioni strategiche necessarie a tutelare il tessuto produttivo italiano dalle infiltrazioni illecite. La rete della microimprenditorialità, che costituisce il comparto del gioco pubblico e rappresenta i punti di accesso legale al gioco sul territorio, invece subisce da anni gli attacchi indiscriminati del potere esecutivo. I continui ritocchi incrementali della pressione fiscale insieme alle sempre più stringenti misure restrittive imposte dal frammentato quadro legislativo, hanno condizionato fortemente la tenuta del settore esponendolo alla contestuale proliferazione delle forme illegali. Un processo sostitutivo favorito dall’incapacità o intenzionale abulia del governo di strutturare un piano concreto e univoco a supporto della filiera del gioco legale.
I reiterati annunci dei procuratori antimafia, delle Forze dell’ordine e delle associazioni di categoria, circa il rischio reale ed effettivo della diffusione dei fenomeni illegali, non hanno allontanato le forze politiche dalle loro posizioni ideologiche in materia di gioco. C’è da chiedersi, data la manifesta ipocrisia del potere esecutivo sulla questione del gioco pubblico, se il campanello d’allarme che smuoverà il governo dal suo colpevole torpore si concretizzerà nella riduzione degli introiti fiscali garantiti dal settore”.