“Su Milano Fiananza un interessante articolo sulla crisi del credito del comparto del gioco. Quando le banche a causa dell’allegra gestione del credito stanno per fallire, interviene Pantalone (lo Stato) per salvarle, in quanto di interesse pubblico e a “tutela” di correntisti e creditori. Dopo quindi aver prestato milioni di euro le banche sull’orlo del fallimento piangono miseria e implorano l’aiuto statale. Che puntualmente arriva. Quindi, ricapitolando, sono private quando devono decidere a chi dare credito, a chi aprire conti e a chi chiuderli senza motivazioni, e di interesse pubblico quando devono essere salvate”. E’ quanto scrive Sapar.

“Fatta questa premessa, nell’articolo di Milano Finanza si ipotizza l’intervento delle banche salvate da Pantalone (coi soldi nostri per intenderci) per dare alle imprese del gioco di Stato ciò che dovrebbe essere dovuto per legge. Ricordiamo che le imprese del comparto gioco sono soggette a regime concessorio da parte dello Stato, per lo Stato raccolgono la spesa degli italiani e allo Stato devolvono il PREU (miliaridi di Euro).

E per farlo, non potendo portare i soldi a Roma nei sacchi, devono necessariamente avere un conto corrente. L’ABI si è ultimamente espressa in merito arroccandosi dietro fumose ragioni di “Verifiche rafforzate richieste dal quadro europeo nei confronti di determinati soggetti”. Una supercazzola finanziaria a tutti gli effetti. Ma la cosa più interessante di tutte in questo articolo di MF è che la metà del testo è riservato alla Lotteria Italia che “non tira più”. Quindi il 50% del prezioso spazio per 5.000 piccole e medie imprese sul lastrico e bullizzate dalle banche con una perdita dell’erario di 6 miliardi di euro quest’anno, l’altro 50% per una lotteria da cui lo stato incassa 6 milioni di euro l’anno”.

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