L’Associazione delle Agenzie di Scommesse Italiane commenta le ultime notizie circa la situazione epidemiologica nel nostro Paese in relazione alle misure adottate per il contenimento della diffusione del Coronavirus.

“Italia. 9 Marzo 2020. La nazione è attraversata da una notizia destinata a diventare storica: il governo italiano, sotto il primo ministro Giuseppe Conte, ha imposto una quarantena nazionale, limitando i movimenti della popolazione tranne che per necessità, lavoro e condizioni di salute, in risposta alla crescente pandemia di COVID-19 nel paese.

Qualcuno ha continuato ha lavorare, molti hanno lavorato da casa in “smart working”, tanti hanno dovuto chiudere le loro attività, parecchi non le hanno potute riaprire. Troppi sono morti. E non per COVID-19.

Italia. 15 Ottobre 2020. I casi di positivi al coronavirus superano quelli di marzo. De Luca chiude le scuole in Campania in barba al lavoro della Azzolina e del comitato scientifico. Ad Arzano, nel napoletano, il sindaco ha dichiarato un “lockdown parziale” che non coinvolge i negozi di prima necessità. A Rivarolo, un quartiere di Genova, centro storico blindato addirittura con l’esercito: è zona rossa, ma solo per alcuni. Intanto per andare a scuola o al lavoro bisogna salire su autobus stracolmi. Zone rosse anche in alcuni comuni dell’Alto Adige e della Valle d’Aosta.

Leggendo queste notizie sono tante le domande da farsi.

Chi stabilisce che cosa è la necessità? Quali criteri vengono presi in considerazione?

Zone rosse, negozi chiusi, ed intanto nei paesi limitrofi i negozianti continuano a svolgere le loro attività attenendosi ai protocolli che il governo ha stabilito. Chi decide che ad un tratto che questi protocolli non sono più validi? Le Regioni? Le Province? I primi cittadini?

Nelle mani di chi è la nostra vita?

Ogni giorno aumentano i contagi, aumentano le vittime, aumentano le restrizioni. Allora a cosa sono serviti i sacrifici fatti da marzo? Parecchi imprenditori hanno dovuto tenere le loro attività chiuse anche per tre mesi. Tanti imprenditori dopo tre mesi non hanno potuto riaprire. Investimenti buttati via, lavoratori per strada. Migliaia di famiglie che hanno sofferto la miseria per tutti questi mesi. A cosa è servito?

I dubbi oggi sono tanti e non possiamo dare risposte certe. Di sicuro c’è solo una cosa: quando tutto questo sarò finito dovremmo fare la conta delle vittime. E non tutti saranno morti per COVID-19’’.