La violazione delle norme in materia di contrasto alla ludopatia giustifica la sanzione di 50.000 euro. La Corte d’Appello di Torino ha respinto il ricorso di un gestore di sala giochi che chiedeva la riforma della pronuncia del Tribunale Civile in merito alla sanzione di 50.000 per la mancanza della cartellonistica prevista dal decreto Balduzzi.

La vicenda risale al 2016, quando a seguito di un controllo è stata riscontrata l’irregolarità. Per i ricorrenti i contenuti del verbale di contestazione “non rispecchiavano la verità dei fatti in quanto gli agenti si limitavano a riferire, che veniva accertata la violazione di cui all’art. 7, comma 5, del D.L. n. 158/2012 (Legge Balduzzi): in quanto il gestore della sala da gioco e di esercizi in cui ci sia l’offerta di giochi pubblici ovvero di scommesse su eventi sportivi, anche ippici e non sportivi, è tenuto ad esporre all’ingresso e all’interno dei locali il materiale informativo predisposto dalle A.S.L., diretto ad evidenziare i rischi correlati al gioco ed a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura ed al reinserimento sociale delle
persone con patologie correlate alla G.A.P” . Secondo i gestori “la cartellonistica di legge era presente in loco ed era, altresì, visibile”.

Aggiungevano che l’errore di fatto nella percezione dello stato dei luoghi si evincerebbe:
– da un video delle telecamere di sorveglianza, registrato la sera prima dell’accesso degli agenti di P.G., che mostra chiaramente, a destra della parete finestrata della cassa, la presenza di un cartello bianco. Tale cartello costituisce il materiale informativo di cui all’art. 7, comma 5, del D.L. n. 158/2012, correttamente esposto e visibile al pubblico;
– dalla circostanza che nei giorni precedenti funzionari dell’AAMS, nel corso di una ispezione presso i locali di accertavano la presenza nella sala di messaggi avvertimento di cui all’art. 7, comma 5, del decreto legge n. 158/2012, convertito con modificazioni dalla Legge n. 189/2012;
– dall’ulteriore rilievo che, un anno prima, all’esito di ulteriore ispezione, i funzionari dell’AAMS accertavano, parimenti, che la cartellonistica di legge era presente in sala;
– dalla circostanza che negli accessi successivi all’accertamento operato dalla Polizia, la
cartellonistica risultava presente.

La Corte d’Appello ha ritenuto di confermare la sentenza del Tribunale di Torino in quanto “l’art. 7, comma 5, del D.L. n. 158/2012 prevede che ‘Ai fini del presente comma, i gestori di sale da gioco e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, ovvero di scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi, sono tenuti a esporre, all’ingresso e all’interno dei locali, il materiale informativo predisposto dalle aziende sanitarie locali, diretto a evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate alla G.A.P. =l seguente comma 6 prevede che L’inosservanza delle disposizioni di cui al comma 5 è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria pari a cinquantamila euro irrogata nei confronti del concessionario; ().
Come già ampiamente evidenziato dal primo giudice, la violazione contestata consiste
nella messa esposizione della cartellonistica di avvertimento sui rischi della dipendenza da
gioco, sia all’interno sia all’esterno del locale, e la sua assenza all’esterno della sala è di per sufficiente ad integrare la violazione.
Pertanto, la circostanza della esposizione di cartelli all’interno dei locali, che parte appellante pone a sostegno delle proprie doglianze, è ininfluente, essendo l’esposizione obbligatoria in
entrambe le parti del locale”.  

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