Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno, Questura di Pistoia, Comune di Quarrata e Sportello Unico Associato Attività Produttive Comuni di Quarrata Agliana Montale, non costituito in giudizio in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento datato 1° ottobre 2020 e notificato in data 8 ottobre 2020 a firma del Questore di Pistoia, con il quale si dispone il rigetto della domanda presentata dal ricorrente ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S.; nonché per la condanna: della Questura di Pistoia a rilasciare l’autorizzazione richiesta dal ricorrente in data 23 gennaio 2020 ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S..

Si legge: “Nel ricorso introduttivo del giudizio il sig. (…), in proprio e quale legale rappresentante della società (…), espone, in fatto, quanto segue:

– in data 23 gennaio 2020 egli ha domandato alla Questura di Pistoia il rilascio di una licenza per l’apertura di un esercizio dedicato alla raccolta delle giocate tramite apparecchi videoterminali (VLT) presso un immobile sito nel Comune di Quarrata, (…);

– in relazione al suddetto immobile, la Giunta comunale di Quarrata, a seguito della sentenza di questa Sezione n.512 del 2017, con deliberazione n. 83 del 31 luglio 2017, aveva approvato un progetto unitario per la realizzazione di una sala giochi, in conseguenza del parere favorevole reso dalla Consulta per la Valorizzazione del Territorio per cambio di destinazione d’uso;

– in data 26 febbraio 2020, la Questura di Pistoia, facendo riferimento alla nota dello Sportello Unico Associato Attività Produttive dei Comuni di Quarrata Agliana Montale del 25 febbraio 2020, ha inoltrato al ricorrente preavviso di rigetto ai sensi dell’art. 10 bis legge 241 del 1990, sostenendo che i locali in questione non rispetterebbero il regime distanziale di cui all’art. 4 legge regionale Toscana n. 57 del 2013, in quanto posti in prossimità, oltre che di altri luoghi sensibili poi superati, della palestra (…) e della scuola di danza (…);

– parte ricorrente presentava proprie osservazioni e relazioni, volte a dimostrare la non riconducibilità delle suddetta attività ai luoghi sensibili di legge;

– la Questura di Pistoia ha quindi respinto l’istanza in ragione della prossimità al licenziando esercizio della palestra (…) (a mt 349) e della scuola di danza (…) (a mt. 363), non rispettando quindi le distanze minime dai luoghi sensibili di cui all’art. 4 delle richiamata legge regionale n. 57 del 2013.

2 – Avverso il suddetto provvedimento e gli altri atti, come meglio in epigrafe indicati, parte ricorrente muove le seguenti censure:

– “Violazione dell’art. 4 L.R. Toscana n. 57/2013. Violazione dell’art. 3 L.R. Toscana n. 21/2015. Violazione del Regolamento n. 42/R del 5 luglio 2016. Eccesso di potere per carenza o erronea valutazione dei presupposti. Eccesso di potere per travisamento, contraddittorietà e manifesta illogicità. Eccesso di potere per carenza di istruttoria”: entrambe le strutture menzionate nell’opposto diniego non sono ascrivibili al novero dei luoghi sensibili di cui all’art. 4 delle legge regionale n. 57 del 2013, di cui deve darsi un’interpretazione tassativa e restrittiva; quelli presi in esame dall’Amministrazione non sono infatti riconducibili a centri sportivi, né a centri ricreativi, non rientrando nelle previsioni del d.lgs. n. 117/2017; d’altra parte il (…) era già stato valutato non ostativo dal parere favorevole reso in data 8 agosto 2016 dalla Consulta per la Valorizzazione del Territorio e fatto proprio dalla deliberazione di Giunta n. 83 del 2017; le strutture stesse, inoltre, non risultano “adeguatamente segnalate al pubblico da insegne o altra pubblicità”, così come invece richiesto dal citato art. 4, comma 2, della legge regionale n. 57 cit.;

– “Violazione degli artt. 3 e 10-bis L. n. 241/1990. Eccesso di potere per carenza di istruttoria”: l’Amministrazione non ha infatti offerto nessuna motivazione circa le ragioni in forza delle quali avrebbe ritenuto di non poter accogliere le articolate osservazioni presentate a più riprese dal ricorrente.

3 – Il Comune di Quarrata si è costituito in giudizio per resistere al ricorso.

4 – E’ intervenuto in giudizio, ad adiuvandum, il sig. (…), proprietario dell’immobile del quale è stata autorizzata la destinazione a sala giochi; egli evidenzia come ci fosse stato invero diniego comunale rispetto a tale destinazione, annullato dalla Sezione con sentenza n. 512 del 2017, il tutto in esito a istruttoria tecnica che non aveva rilevato la presenza di luoghi sensibili nell’area di 500 m; l’interveniente censura quindi, anche in via autonoma, il provvedimento gravato, evidenziando la contraddittorietà dell’agire comunale di cui al presente ricorso con l’istruttoria svolta in sede di approvazione del progetto unitario di cambio di destinazione d’uso dell’immobile, senza che siano stati adottati atti di autotutela; né a diversa soluzione si può giungere con riferimento ad attività aperte successivamente alla procedura urbanistico-edilizia.

5 – Il Comune di Quarrata resiste anche all’intervento ad adiuvandum. L’Amministrazione evidenzia quanto segue:

– nella istanza di approvazione del progetto unitario per cambio di destinazione d’uso e apertura di sala giochi non si faceva menzione alcuna della presenza, a distanza inferiore ai 500 metri, della sede della Società Sportiva Dilettantistica (…);

– il progetto unitario finalizzato al cambio di destinazione d’uso dell’immobile è stato valutato dalla Consulta per la Valorizzazione del Territorio nella seduta del 3 agosto 2016, che ha rilasciato parere positivo, ritenendo rispettate le distanze prescritte dalla legge regionale n. 57, “visti gli elaborati presentati”, nei quali il tecnico asseveratore non aveva rappresentato la presenza di luoghi sensibili entro i 500 metri di distanza dall’immobile de quo;

– le rappresentazioni non erano corrette, essendo stata omessa la presenza nell’area de qua, e precisamente in via (…) (a distanza di poco più di 300 metri dell’immobile in esame) della (…);

– il 28 aprile 2016, e quindi prima della presentazione del progetto unitario, la predetta società sportiva aveva presentato la SCIA per l’installazione dell’insegna, consistente in un telo PVC con scritte rosse e bianche di 10 metri di lunghezza per 1,80 metri di altezza e quindi senz’altro facilmente visibile dalla strada, come confermato dall’immagine tratta da Google maps versata in giudizio;

– successivamente all’approvazione del progetto unitario, la società (…), locataria dell’immobile, ha presentato una Scia edilizia per il cambio di destinazione d’uso dell’immobile de quo a servizi per l’intrattenimento e lo spettacolo; ancora una volta è stata omessa la rappresentazione della presenza, a distanza inferiore di 500 metri, della (…);

– a seguito dell’istanza di autorizzazione presentata alla Questura di Pistoia, questa ha chiesto la verifica al Comune della distanza dai luoghi sensibili e per la prima volta è emerso che la (…) si trova a distanza ben inferiore ai 500 metri dall’immobile di proprietà (…); è, inoltre, emersa la presenza di una scuola di danza, che risulta essersi ivi trasferita nell’estate del 2018 (e quindi dopo la conclusione del procedimento relativo al cambio di destinazione d’uso dell’immobile de quo);

– risulta che la (…) è società sportiva iscritta al CONI.

6 – Si sono costituiti in giudizio per resistere al ricorso anche il Ministero dell’Interno e la Questura di Pistoia.

7 – La causa è passata in decisione all’udienza del 12 maggio 2021, senza discussione orale, sulla base degli atti depositati, ai sensi dell’art. 25, comma 2, decreto-legge n. 137 del 2020, convertito con modificazioni dalla legge n. 176/2020, come da ultimo modificato dall’art. 6, co. 1, lett. e), del decreto legge n. 44/2021.

8 – Rileva preliminarmente il Collegio che con l’intervento ad adiuvandum non è ammissibile la formulazione di autonome censure, quest’ultimo dovendo muoversi nel solco delle contestazioni formulate dalla parte ricorrente. Tuttavia nella specie il Collegio valuta che le censure formulate dall’interveniente in realtà non aggiungano doglianze veramente nuove, esse muovendosi sempre all’interno dei temi di diritto proposti da parte ricorrente. Con il risultato che non risultano esservi profili di inammissibilità del suddetto intervento.

9 – Le formulate censure risultano infondate, alla luce delle considerazioni che seguono.

L’art. 4 della legge regionale n. 57 del 2013 afferma, al primo comma, che “è vietata l’apertura di centri di scommesse, di spazi per il gioco con vincita in denaro, nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito all’interno dei centri e degli spazi medesimi, situati ad una distanza inferiore a 500 metri, misurata in base al percorso pedonale più breve, da: …c) centri socio-ricreativi e sportivi”, il comma 2 dello stesso art. 4 aggiunge che, “ai fini dell’operatività del comma 1, i centri socio-ricreativi e sportivi privati si considerano luoghi sensibili da cui calcolare la distanza se soddisfano tutte le seguenti condizioni: a) risultano facilmente riconoscibili come tali, visibili dalla pubblica via o comunque adeguatamente segnalati al pubblico da insegne o altra pubblicità”.

Contrariamente a quanto sostenuto da parte ricorrente risulta difficile negare che la palestra (…), che pacificamente si trova distanza inferiore, possa essere ricondotta al concetto di centro sportivo, risultando che la società stessa sia iscritta al CONI e che in essa si svolgano attività sportive come le arti marziali, il Ju Jitsu e la MMA (Mixed Martial Arts). D’altra parte per il Collegio non risulta apprezzabile, sotto specie di contrarietà con precedenti atti, la contestazione secondo la quale, in seno a diverso procedimento di valenza urbanistica, la Consulta per la Valorizzazione del Territorio nella seduta del 3 agosto 2016 aveva rilasciato parere favorevole, anche in punto di rispetto delle distanza da luoghi sensibili; tale giudizio fu infatti formulato sulla base della realtà fattuale rappresentata dalla parte privata e non risulta che quest’ultima avesse fatto presente, nei documenti tecnici prodotti e asseverati, che vi fosse il suddetto luogo sensibile nei pressi dell’edificio in esame. Risulta anche infondato il rilievo per cui la suddetta palestra sarebbe priva di cartelli esterni di riconoscimento, essendo stata documentata in giudizio la diversa realtà della presenza di cartello all’accesso alla palestra. Risulta del pari rilevante, come luogo sensibile, anche la scuola di danza (…). Sul punto può richiamarsi la sentenza della Sezione n. 351 del 19 marzo 2020 che, nel pronunciarsi su fattispecie analoga, ha riconosciuto la rilevanza quali luoghi sensibili di luoghi ove si svolge la danza («le strutture sportive citate nel provvedimento impugnato non possono che considerarsi luoghi sensibili. Scopo della normativa è quello di limitare la dipendenza del gioco patologico, come si evidenzia al punto 2 della L.R. n. 53, e in tale contesto si deve dare rilevanza, ai fini del rispetto del requisito distanziale, a tutti quei luoghi che abbiano potenzialità attrattive nei confronti di un numero indistinto di persone. Tali sono certamente i luoghi ove si svolge attività sportiva e tale, in particolare, è l’A.S.D. (…) che svolge corsi collettivi di karatè; tale è l’Ateneo della danza che svolge corsi collettivi di danza e tale è pure (…)”). Del pari infondata è la censura con la quale il ricorrente lamenta la non diffusa motivazione del provvedimento impugnato sulle osservazioni da lui presentate in esito alla comunicazione dei motivi ostativi. Infatti le osservazioni di parte ricorrente del 6 marzo 2020 risultano assai stringate, limitandosi a rilevare che “i siti indicati nel suddetto preavviso non rientrano del catalogo dei luoghi sensibili” e altrettanto vale per la relazione tecnica del 12 giugno 2020, che solo evidenzia l’assenza di associazioni sportive iscritte a enti o istituzioni sportive; a fronte di apporti partecipativi tautologici e privi di specifici e puntuali riscontri fattuali l’Amministrazione non aveva alcunché da motivare in aggiunta i rilievi già svolti a sostegno dell’atto gravato.

10 – Alla luce delle considerazioni che precedono il ricorso deve essere respinto, con compensazione delle spese di giudizio, tenuto conto della complessità in fatto della vicenda esaminata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.