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Qualcosa di importante, accaduto in questi ultimi giorni, sta finalmente mettendo in luce un cambio di rotta rispetto alle scelte finora adottate, con l’avallo delle decisioni giurisprudenziali, per il perseguimento del sacrosanto obiettivo della lotta alle dipendenze legate al gioco:

a) sul piano giuridico spicca la recentissima decisione del Tribunale di Torino, nell’ambito di un ricorso promosso da operatori associati ad AS.TRO (tra cui il responsabile regionale dell’associazione) di valutare la sussistenza degli elementi necessari per rimettere alla Corte Costituzionale la questione di legittimità della legge regionale del Piemonte che ha introdotto il “distanziometro”, con l’enunciazione, nell’ordinanza che ha sospeso cautelativamente l’irrogazione della sanzione, del seguente concetto: <<ritenuto che il dato oggettivo ad oggi non contestato che quantomeno sul 99,32% del territorio comunale non è possibile collocare apparecchi da gioco, pone un problema di costituzionalità della norma sotto vari profili. Lo stato di fatto ha ingenerato in effetti un sostanziale divieto di gestire macchinette da gioco, attività imprenditoriale consentita, sebbene da regolamentare e limitare a tutela di altri e pregnanti interessi costituzionali. Il bilanciamento degli interessi costituzionali in gioco, pare aver portato nel caso del Comune di Torino ad una totale negazione della possibilità costituzionalmente garantita di gestire un’attività imprenditoriale lecita (…)>>.

Questa ordinanza recepisce in pieno quelle che sono da sempre state le istanze di AS.TRO che, già durante il percorso formativo della Legge Regionale del Piemonte, aveva sottoposto all’attenzione delle istituzioni piemontesi due approfondite perizie (riguardanti, in particolare, i Comuni di Torino e di Chieri) che attestavano l’effetto “espulsivo” dell’introduzione del “distanziometro”.

L’esame del “bilanciamento degli interessi in gioco”, indicato nella suddetta ordinanza come necessario parametro di costituzionalità, dovrà ora tener conto, alla luce dei risultati emersi dalle recentissime ricerche, del rovesciamento di fronte che sta emergendo nella comparazione tra l’efficacia delle normative regionali introduttive del distanziometro, in termini di effettiva tutela della salute pubblica e dell’ordine pubblico, e gli ormai indiscutibili effetti soppressivi di un’attività economica lecita.

Sulla questione dell’ordine pubblico (quindi della legalità, a tutela della quale nei primi anni 2000 si decise di regolamentare il gioco mediante una normativa dettagliata, tuttora presa come punto di riferimento anche a livello internazionale) è ormai pacificamente riconosciuto che al menzionato “effetto espulsivo” sta corrispondendo una crescita, in pari misura, di una riemersione del gioco illegale. Si vedano, ad esempio, i trenta interventi, eseguiti dalla GdF negli ultimi mesi, che hanno portato al sequestro, in Piemonte, di cento apparecchi illegali e all’accertamento di un’evasione di 4 milioni di euro.

Sul fronte della tutela della salute pubblica, gli studi “neutrali” che stanno emergendo, da ultimo quello presentato dall’Istituto Superiore di Sanità, convergono nello smontare le basi che hanno fino ad oggi ispirato gli interventi politici sul settore del gioco. Essi evidenziano infatti, come da sempre segnalato da AS.TRO, l’inesistenza di qualsiasi effetto dissuasivo del “distanziometro” nei confronti dei giocatori patologici.

La politica si è infatti fino ad oggi ispirata ad una concezione “premoderna” dei nuovi fenomeni sociali che ha erroneamente indotto a ritenere che la soluzione al problema del GAP risiedesse nel frapporre una distanza fisica tra l’apparecchio di gioco ed il giocatore problematico.

b) Ma gli ultimi segnali che stiamo cogliendo ci inducono a ritenere che pure sul piano politico qualcosa sta cambiando.

Il nostro rinnovato ottimismo è stato indotto proprio dal dibattito politico e che ha preceduto e seguito la delibera del Consiglio Regionale della Puglia adottata il 30/10/18.

Già nella motivazione correlata all’emendamento che ha disposto la proroga della legge regionale si scorge infatti una nuova maturata presa di coscienza da parte dei soggetti politici: <<Nel termine di sei mesi previsto dall’emendamento sarà necessario calendarizzare nella Commissione Consiliare competente una serie di incontri e di audizioni con tutti i soggetti portatori di interesse al fine di valutare attentamente le diverse posizioni e apportare alla L.R. 43/2013 le modifiche necessarie a renderla uno strumento utile nel contrasto al Gioco d’Azzardo Patologico, senza ledere i diritti dei lavoratori e degli operatori del settore>>.

Si segnala, tra le altre, la dichiarazione del consigliere regionale Abbaterusso di LEU rilasciata il giorno prima della votazione della proroga: <<presenterò un ordine del giorno che impegni il Governo nell’emanazione delle norme nazionali per vietare il gioco ai minori e per introdurre l’uso della tessera (…) si tratta soltanto di delegare al governo nazionale (…) e di soprassedere da un’applicazione che secondo me è dannosa. L’unico risultato che si otterrebbe sarebbe consegnare il gioco, oggi legalizzato e sotto il controllo dello Stato, all’illegalità>>.

Anche tra alcuni Consiglieri Regionali del Piemonte, proprio a seguito della citata pronuncia del Tribunale di Torino, iniziano ad emergere dubbi sull’efficacia del “distanziometro” per la prevenzione del GAP e, al contempo, sui danni che questo strumento sta apportando ad un intero comparto economico.

AS.TRO coglie con soddisfazione questo nuovo atteggiamento della politica che sembrerebbe aver abbandonato l’arroccamento ideologico che, fino ad oggi, ha contrassegnato l’approccio verso le problematiche connesse al gioco lecito.

La nostra Associazione si è infatti sempre contraddistinta per la sensibilità dimostrata rispetto alle ricadute sociali del gioco, ritenendo però che le soluzioni utili possano scaturire solo dall’adozione di un approccio pragmatico: si vedano, ad esempio, i numerosi corsi di formazione dalla stessa organizzati per sensibilizzare gli operatori del settore, i corsi di informazione rivolti alle autorità di pubblica sicurezza sul tema della legalità, le numerose proposte (tra le quali proprio quella riguardante l’uso della tessera sanitaria) connesse a soluzioni tecnologiche tese a prevenire il fenomeno della ludopatia. Ha, proprio in questa ottica, suggerito alla politica un approccio non ideologico ma improntato sulla verifica dei dati concreti, sulla necessità di affidare ad organismi scientifici ed autorevoli l’analisi di un fenomeno così complesso ed articolato, potendo così adottare scelte politiche meno impulsive e più consone a tale complessità.

Assistere oggi all’apparire, anche se in fase embrionale, di un analogo atteggiamento da parte delle forze politiche impegnate sui territori, non può che rappresentare per la nostra associazione un forte stimolo a proseguire nella strada già da tempo orgogliosamente intrapresa.

In tale prospettiva, AS.TRO si è già attivata per orientare i propri gruppi di lavoro sul territorio affinché possano cogliere al meglio la spinta che può scaturire dalle rilevanti novità emerse in questi ultimi giorni.

Avv. Massimo Piozzi

Centro Studi AS.TRO – Ufficio Legale

avvmassimopiozzi.csastro@gmail.com

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