Avvocato Marco Ripamonti

Sarà la Corte di Cassazione a chiudere definitivamente, in sede civile, la questione Black Slot.

ADM ha, infatti, impugnato la Sentenza della Corte d’Appello di Roma del 12.11.2019 che ha confermato nel merito la pronuncia resa dal Tribunale di Roma riguardo alla responsabilità civile per danni in capo ad ADM sul caso Black Slot. Ricorso che si incrocerà con quello del gestore riguardante il quantum. Il gestore, assistito dagli avvocati Marco Ripamonti e Carlo Lepore, aveva convenuto in giudizio i Monopoli di Stato avanzando richiesta risarcitoria. Il contraddittorio era stato peraltro esteso anche all’ente preposto alla omologa. Il giudizio di primo grado si era concluso con la condanna risarcitoria a carico di ADM e con il rigetto della domanda di rilievo di quest’ultima nei confronti della società omologatrice.

La sentenza del Tribunale è stata impugnata dall’Avvocatura di Stato nell’interesse di ADM, ma la Corte d’Appello, in punto responsabilità, ha accolto le argomentazioni espresse in primo grado con la seguente motivazione: “In primo luogo, la condotta della AAMS che si è esplicata, nel provvedimento di revoca a monte del certificato di conformità dell’apparecchio Black Slot, e successivamente nell’invito formale a tutti i gestori di ritirare gli apparecchi oggetto del procedimento penale, nel frattempo in corso presso il Tribunale di Venezia, ha comportato come conseguenza diretta la dismissione di tutti gli apparecchi da parte del (gestore) che avessero le schede di gioco sospettate di irregolarità in quanto analoghe alla black slot. La condotta è rilevante nella misura in cui l’AAMS aveva in un primo momento emesso la certificazione  di conformità di determinati apparecchi da gioco in favore di produttori e concessionari, poi successivamente revocata. Il CTU in primo grado ha accertato la regolarità degli apparecchi de quibus e quindi, di fatto, la scelta della p.a. non appare supportata da ragioni di legalità. Ad ogni modo, è comunque rilevabile il profilo di responsabilità nella misura in cui, concedendo e poi revocando il provvedimento di conformità ha leso in via diretta e mediata (ex art.1223 C.C.) l’affidamento del (gestore) che diversamente non avrebbe acquistato tali macchinari. Sotto il profilo della colpa, sia che la responsabilità si intenda in termini contrattuali ex art.1218 C.C., che in termini extracontrattuali ex art.2043 C.C., poco cambia in termini di accertamento dell’elemento soggettivo, trattandosi di una pubblica amministrazione, quale soggetto inadempiente o danneggiante. Infatti, ricostruita come responsabilità contrattuale, ex art.1218 C.C., l’elemento soggettivo non deve essere provato dalla parte che agisce perchè, per costante giurisprudenza di legittimità, l’onere della prova è limitato alla dichiarazione di inadempimento e allegazione del titolo da cui nasce il vincolo giuridico..”.

La vicenda penale si era invece conclusa con Sentenza resa dal Tribunale di Venezia del 12 dicembre 2012, con cui tutti gli imputati erano stati assolti, con la sola prescrizione del reato di cui all’art.718 c.p. (gioco d’azzardo).