Il TAR Valle D’Aosta ha accolto parzialmente il ricorso presentato da un operatore, difeso dall’avvocato Francesco Bertelli, contro la Questura di Aosta e il Ministero Interno in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento di revoca per una licenza di gioco d’azzardo rilasciata nel 2011.

La revoca è motivata dalla applicazione della legge regionale 15 giugno 2015 che vieta l’attività di esercizi commerciali con licenza ex articolo 88 se esercitata a una distanza – da misurarsi in linea d’aria – inferiore a mt. 500 dai luoghi sensibili.

Avvocato Francesco Bertelli
Avvocato Francesco Bertelli
Abbiamo chiesto all’avvocato Bertelli un commento sulla sentenza…

Contrariamente a quanto spesso succede, non intendo rallegrarmi più di tanto in relazione all’accoglimento, parziale, del Ricorso di specie. Ritengo infatti che i motivi di censura sollevati avverso al provvedimento di chiusura meritassero senza dubbio una disamina maggiormente approfondita, all’esito della quale il giudizio ben avrebbe potuto pervenire ad un risultato maggiormente soddisfacente per gli interessi, che continuo a ritenere legittimi, del Cliente.
Posto peraltro che non è questa la sede opportuna per dar luogo a barbose disquisizioni in punto di diritto, difficili da sintetizzare e pressochè indigeribili per i lettori, mi limiterò ad anticipare che siffatta decisione, seppur parzialmente favorevole, verrà quanto prima impugnata innanzi al Consiglio di Stato.
Presenta infatti non pochi passaggi che ritengo personalmente censurabili.

La legge della Valle d’Aosta riprende i principi della legge regionale del Piemonte ed è ispirata dalla necessità di tutelare le persone affette da disturbo del gioco d’azzardo oltre che prevenire tale dipendenza. Queste nobili motivazioni sanitarie possono giustificare la lesione del diritto di un operatore legalmente autorizzato dallo Stato nel 2011, ovvero molto prima dell’uscita della legge regionale del 2015?

Mi pare in primo luogo riduttivo parlare – al singolare – della legge regionale Valle d’Aosta: la legislazione oggi vigente in Regione è infatti la risultante di una serie di provvedimenti non facilmente riconducibili ad unità (e comprensibilità). Basti por mente al fatto che – tralasciando di enucleare la teoria di ordinanze, regolamenti e delibere riconducibili agli Enti locali e la L.R. Valle d’Aosta n. 11/2010 (la quale ha previsto solo e soltanto linee generali di intervento in materia) – la Regione ha successivamente emanato, in rapida successione, la L.R. n. 14/2015, la L.R. n. 10/2018, la L.R. n. 2/2019 e la L.R. n. 10/2019.
Da siffatto contesto normativo, ispirato in astratto a condivisibili ragioni di tutela della salute della collettività territoriale, al pari delle consimili legislazioni adottate in materia da altre Regioni, emergono alcune peculiarità, foriere di spunti problematici.
Una di queste è costituita dal fatto che le norme volte a salvaguardare le attività di settore in precedenza allocate sul territorio regionale, originariamente contemplate dalla L.R. n. 14/2015 con la previsione di termini di adeguamento cronologicamente apprezzabili, sono state recentemente modificate nel senso di dar luogo ad una invasiva anticipazione della decorrenza dei divieti di esercizio. Quest’ultima previsione, risalente al dicembre 2018, ha reso di fatto possibile (e praticata) la espulsione/chiusura di tutte le attività di settore con decorrenza dal giugno 2019.
Tutte le attività di settore fatta eccezione per il Casino de la Valleè, che continua del tutto indisturbato ad offrire (24 h su 24h) una offerta di gioco lecito ben maggiore e più invasiva di quella offerta dalle piccole realtà imprenditoriali di settore in precedenza operanti sul territorio valdostano.
Mi pare dunque che sussista un conclamato conflitto di interessi che interessa il legislatore regionale valdostano e che rende a mio modo di vedere del tutto opinabile l’operato legislativo a questo riconducibile.

Premesso che appare illogico pensare di combattere una forma di dipendenza con l’applicazione di un divieto, è persino irrazionale vietare esclusivamente una parte del gioco fisico, proprio negli stessi tempi in cui la tendenza dei giocatori è quella di accedere a offerte e servizi di gioco online. In Valle D’Aosta, a differenza che in Piemonte, c’è da considerare un ulteriore fattore: la presenza di uno dei quattro storici Casinò italiani, importante meta turistica fonte di ricchezza e occupazione…

La diffusione delle forme di gioco online è sicuramente in ascesa, ed avverso tale forma di gioco, che fra l’altro non mi risulta idonea a generare un sensibile indotto in termini di occupazione o ricadute imprenditoriali immediate, mi sembra che poco sia stato fatto.
L’attenzione mediatico-legislativa mi risulta di contro tutta incentrata a tartassare il settore del gioco fisico, ed in special modo il settore AWP /VLT, finanche in spregio alle ingentissime entrate erariali che da questo affluiscono allo Stato.
Quanto invece alla situazione specifica della Valle d’Aosta non riesco personalmente a capacitarmi di come il legislatore regionale possa conciliare la emanazione di norme invasivamente restrittive in materia di esercizio del gioco lecito (che già oggi hanno comportato la emissione di provvedimenti di chiusura di sette delle otto sale specializzate che risultavano in esercizio in Valle d’Aosta) con la propria qualità di azionista di maggioranza della Casino de la Vallée SpA.
Sono infatti certo che la ratio sottesa alla emanazione delle norme in materia, costituita dal tentativo di circoscrivere il diffondersi di fenomeni di c.d. “ludopatia”, non risulta in alcun modo conciliabile con la perdurante apertura del Casinò regionale. Mi stupisce inoltre che la dedotta questione possa passare – in buona sostanza – per pressochè inosservata a livello amministrativo e massmediologico.

Le regole del distanziometro valgono anche per il Casino de la Vallée di Saint-Vincent?

La normativa concernente i Casinò è estremamente frastagliata ma è di contro chiara (almeno sul punto) la legislazione regionale valdostana, in seno alla quale non sono riuscito a rinvenire alcuna norma tale da esentare il Casinò regionale dal rispetto delle distanze dai luoghi sensibili. Luoghi sensibili questi che risultano, a quanto mi viene riferito, addirittura ubicati all’interno della stessa struttura del Casinò (il riferimento è agli sportelli Bancomat, da ultimo ricompresi nell’ampliamento del novero dei luoghi sensibili). Dubito inoltre che qualora potesse rinvenirsi una norma di tal fatta (cioè una deroga legislativa in tal senso), questa potrebbe reggere ad un eventuale sindacato di legittimità da parte della Corte Costituzionale.
Quanto invece al Comune di Saint Vincent, non mi risulta che questo abbia adottato sino a qualche tempo addietro la mappatura dei luoghi sensibili comunali (rispetto ai quali devono essere computate le fasce di interdizione ai fini dell’esercizio del gioco lecito) e/o comunque che queste siano confluite nel geonavigatore istituito ad hoc dalla legislazione regionale.

I Casino sono autorizzati dal Ministero dell’Interno, gli utili di esercizio vanno al Ministero, alla Regione Valle D’Aosta e al Comune di Saint-Vincent? Comune e Regione possono avere interesse a favorire il Casinò?

Non intendo entrare nel merito della destinazione finale degli utili di esercizio del Casinò, non avendo competenze tali da potermelo permettere. Mi limito sul punto a constatare, asetticamente, che la Regione Valle d’Aosta riveste la qualità di azionista di maggioranza (n. 55.975 azioni equivalenti al 99,6 % del capitale) della Casino de la Vallée SpA (società quest’ultima che gestisce il Casinò di Saint Vincent) e che la residua partecipazione azionaria fa invece capo al Comune di Saint Vincent (nella misura di n. 25 azioni equivalenti allo 0,04 % del capitale).
E del pari mi limito a constatare, altrettanto asetticamente, che pur nel vigore delle previsioni restrittive di settore di cui alla L.R. 14/2015, la Casino de la Vallèe SpA ha commissionato a Società terze, per ingenti importi, il noleggio e la fornitura di giochi e slots ed il potenziamento degli strumenti di visibilità dell’attività esercitata (via web e social media), oltre a beneficiare di ingenti finanziamenti erogatigli a mezzo reiterate delibere della Giunta Regionale.
Finanziamenti questi la cui erogazione non mi appare confluente con la stringente esigenza di dar luogo alla prevenzione del diffondersi dei fenomeni di ludopatia che si teorizza per sottesa alla legislazione di settore emanata a livello regionale.
Legislazione questa che ha, nel frattempo, raso al suolo tutte le attività imprenditoriali – diverse dal Casinò – in precedenza operanti sul territorio.

Dall’ordinanza del TAR è riuscito a capire il motivo per cui, secondo la Regione, il Casino non crea problemi ai giocatori problematici mentre l’emergenza è vietare gli apparecchi da intrattenimento?

In realtà no, sebbene il problema fosse stato sollevato anche in sede giudiziale. Non intendo peraltro scendere nella disamina del merito della decisione di specie, preferendo attendere che al riguardo si pronunci, nelle forme e nelle sedi opportune, il Consiglio di Stato.