Ipotesi proroga delle concessioni per le slot e le scommesse? Ne ha parlato il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon fresco di assegnazione della delega per l’appunto sulle questioni attinenti il mercato del gioco legale. Una proroga delle concessioni per venire incontro agli operatori fortemente danneggiati nell’ultimo anno dalla sospensione delle attività per l’emergenza pandemica.
Ma cosa potrebbe significare per il comparto?
Michele Franzoso, avvocato, ne analizza pregi e difetti.
“I pregi sono abbastanza intuitivi, e quindi si esaminano per ultimi, mentre i difetti richiedono maggiore attenzione”, spiega Franzoso. “Il primo inconveniente che molti sottovalutano dalla annunciata proroga (gratuita?) delle concessioni di gioco terrestre è l’inevitabile rinvio di tre anni della Legge di riordino, e quindi la conferma della non-volontà del Governo in carica (nuovo di insediamento, ma già vecchio per modus operandi) di occuparsi del “sistema gioco”. Si fa solo quel che basta per riavviare un minimo di flusso erariale di cassa, almeno per la seconda metà dell’anno. Ciò significa che per le criticità territoriali tutto resta come prima.
Il secondo inconveniente è diretta conseguenza del primo: l’esasperazione delle criticità finanziarie preesistenti (generata dalle chiusure forzate) trasforma la proroga di tre anni in un aumento dell’indebitamento per tutti quegli operatori che possono contare solo sul cash flow, e che dal primo settembre dovranno gestire l’entrata in vigore del codice della crisi di impresa.
Il terzo, e forse peggiore, difetto di una mera proroga “statica” dello “status quo ante pandemia” è l’esclusione del gioco lecito dal c.d. “recovery”, e quindi, in parole povere, la totale estromissione di detto comparto dall’agenda “operativa” dei ministeri con portafoglio.
Ciò implica che, nonostante l’annunciato taglio del PREU (che di fatto è contabilmente quasi neutro per l’Erario), il rapporto Stato – Gioco Legale resta quello di prima: si munge finché si può, e tutte le scaramucce di filiera (con le quali, sino ad oggi, il forte sposta sino 1.5% di marginalità operativa a scapito del debole) troveranno sempre le medesime “camere di mediazione” e i medesimi “esiti” di confronto.
Ora i pregi: per 3 anni, alcuni operatori potranno proseguire l’attività e magari iniziare a progettare quei nuovi percorsi di canalità integrata di cui molti parlano, ma di cui pochi ancora hanno intrapreso effettivi percorsi attuativi”, conclude Franzoso la sua riflessione.