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La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, la sentenza della Corte di Aappello di Bologna che aveva condannato a sei mesi di reclusione e 300 euro un esercente di Rimini perchè all’interno del pubblico esercizio esercitava un gioco d’azzardc, installandovi una slot machine del tipo “Totem“, con assenza di collegamento all’A.A.M.S.

La Cassazione ha riconosciuto che non si trattava realmente di un totem “rientrante nella disciplina delle sanzioni amministrative previste dal R.D. n. 773 del 1931 (c.d. T.U.L.P.S.). Infatti il macchinario in questione era illegalmente collegato a un server, non legittimamente autorizzato a predisporre giochi online e non era previsto alcun premio in termini di gadget o altri vantaggi diversi dal denaro. Non era stato aperto, infatti, alcun conto giochi che permettesse al giocatore di accumulare punti da convertire, successivamente, in gadget, peraltro non ritrovati nel locale”.

“La fattispecie contestata all’imputato integra il reato oggetto d’imputazione, in quanto, ai fini della sussistenza della fattispecie in questione, è sufficiente organizzare tecnicamente il gioco di azzardo, dirigerlo ed amministrarlo, predisponendo i mezzi e le cose, senza che sia necessaria l’effettiva e diretta partecipazione al gioco. La difesa omette di considerare che anche il solo agevolare il gioco, d azzardo, ovvero renderlo possibile o facilitarlo in qualsiasi modo, anche con una condotta meramente omissiva, integra il reato di cui all’art. 718 cod. pen. E l’imputato era l’affittLar o del locale dove era installato il macchinario e aveva agevolato la sua installazione, oltre ad essere il detentore delle smart card rilasciate al Semproli, colto nell’im-nediatezza dell’attività di gioco. Quanto alla pluralità degli elementi da valutare, ai fini de la sussistenza del requisito del lucro derivante dal gioco di azzardo e dell’illiceità della condotta dell’imputato, la Corte d’appello ha considerato: che il macchinario era collegato al sito “Doribeth”; che nel locale non erano stati trovati gadget che potessero confermare la tesi difensiva di un’assenza di vincite in denaro; che nessuno dei macchinari presenti nel locale aveva un collegamento all’A.A.M.S. E la giurisprudenza di legittimità ha costamernente affermato che, ai fini della configurabilità del reato di giuoco d’azzardo, di cui alr art. 718 cod. pen., non è necessaria l’effettiva acquisizione di denaro o altra utilità, essendo sufficiente che vi sia da parte del giocatore la finalità di conseguire il lucro, successivo ed eventuale (ex multis, Sez. 3, n. 5331 del 11/02/2004, Rv. 227564)”.

I giudici hanno anche riconosciuto che “Ai sensi dell’art. 157, primo comma, cod. pen., il termine per il reato , trattandosi di contravvenzione, è di quattro anni, che decorrono dal momento della consumazione dello stesso (3 aprile 2013) e che devono essere aumentati di un quarto (giungendosi così a cinque anni) in presenza di cause interruttive della prescrizicne, ai sensi degli artt. 160 e 161, secondo comma, cod. pen”.

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