Risale ormai agli anni 2006- 2007 la vicenda che coinvolse tanti incolpevoli gestori di apparecchi, unitamente ai concessionari, obbligandoli a dismettere decine di migliaia di apparecchi.

La vicenda com’è noto prese avvio da un sequestro effettuato nel maggio del 2006 di un apparecchio elettronico da intrattenimento, avvenuto in seguito a numerose segnalazioni di giocatori che lamentavano che con tale macchina si potevano vincere somme superiori ai 50 euro (costituente il limite massimo di vincita secondo la normativa allora vigente). Tale apparecchio portava in esso inserita una scheda di gioco prodotta dalla società Nazionale Elettronica S.r.l. – denominata Black Slot modello flexy screen (mod.CM6040865L) – ed era corredato da regolari autorizzazioni amministrative, vale a dire dal certificato di conformità rilasciato dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e dal nulla osta di distribuzione e messa in esercizio sempre rilasciato da AAMS.

A seguito del sequestro, per come si apprende  leggendo la sentenza penale del Tribunale di Venezia n° 106 del 12.2.2012,  il PM titolare del procedimento dott. G. Gava disponeva degli accertamenti tecnici sull’apparecchio in sequestro e sulle caratteristiche della scheda di gioco e del relativo codice sorgente, disponendo una consulenza tecnica.

Le prime risultanze degli accertamenti condotti dal consulente tecnico del PM sulla scheda da gioco sequestrata il 22.05.06 evidenziavano che, contrariamente a quanto certificato dall’Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) sulla base dell’esito positivo delle verifiche tecniche condotte da CERMET, il software di gioco risultava non conforme a legge, in quanto confliggente con i requisiti previsti dall’articolo 110 comma 6° TULPS (secondo la stesura vigente all’epoca dei fatti,  ovverosia così come modificato con legge n. 289/2002 e successiva legge 326/03, antecedentemente alla riformulazione normativa avvenuta con legge finanziaria 2006).

Secondo le stime del CT del PM,  il codice sorgente della scheda di gioco “Black Slot” consentiva vincite predeterminabili dal giocatore, attraverso la modalità “Joker Franzy” che si attivava a seguito di vincite superiori a 50 euro e che garantiva il pagamento dell’eccedenza nelle partite immediatamente successive a quella contrassegnata dalla vincita, consentendo così il trasferimento di crediti da una partita all’altra e l’aggiramento del limite massimo di vincita previsto per legge di 50 euro, sicchè tale apparecchio da gioco ancorchè regolarmente omologato da AAMS doveva ritenersi illecito, consentendo il gioco d’azzardo vietato dall’art 110 TULPS.

AAMS da parte sua avuta notizia di tale grave illiceità, aveva a sua volta demandato al suo partner tecnologico SOGEI spa (soggetto che istituzionalmente è consulente tecnico di AAMS) di compiere delle verifiche tecniche sul codice sorgente della scheda da gioco “Black Slot”  modello “flexy screen” oggetto di sequestro.

Tali accertamenti, per quanto si apprende dalla citata sentenza penale, erano sfociati in due relazioni tecniche del 20.11.06 e del 21.12.06, nelle quali SOGEI riteneva la non conformità del codice sorgente della scheda analizzata alle prescrizioni del comma 6 dell’art 110 TULPS, in particolare con riferimento alla modalità di gioco “Joker Franzy” e comunicava ad AAMS che tale meccanismo era operante ed attivo in tutte le versioni di quella scheda da gioco inserite in apparecchi elettronici del medesimo tipo installati sull’intero territorio nazionale.

AAMS in conseguenza revocava con provvedimento AAMS prot 43262 del 22.12.06 il certificato di conformità dell’apparecchio di gioco (improntato sulla scheda analizzata) da essa rilasciato in data 17.12.04  denominato Black Slot modello flexy screen – codice 6040865L).

Il successivo 16.01.07, inoltre, AAMS, con nota inviata ai propri uffici regionali ed a tutti i concessionari della rete telematica, invitava i primi a revocare i nulla osta di distribuzione e di messa in esercizio degli apparecchi appartenenti alla tipologia citata ed i secondi all’immediata dismissione degli apparecchi.

Gli accertamenti condotti dal CT del PM sui codici sorgente dei modelli di apparecchi del tipo “Black Slot” acquisiti presso AAMS conducevano alle medesime conclusioni di non conformità alle prescrizioni di cui al comma 6 dell’art 110 TULPS e portavano al coinvolgimento nelle indagini di ulteriori schede di gioco.

In buona sostanza quindi, emergeva che decine di migliaia di apparecchi da gioco omologati e certificati da AAMS (tramite soggetti da essa delegati) risultavano non conformi ed andavano immediatamente sostituiti. Ne scaturiva un primo decreto di sequestro, cui seguivano a ruota altri sequestri di altri modelli che, ancorchè non conformi a legge, erano stati omologati da AAMS (si trattava in particolare delle schede di gioco denominate “Stack Slot” e “Terza dimensione”).

Il PM procedente da parte sua con comunicazione del 29.6.2007 invitava tutti i concessionari di rete al ritiro tramite dismissione degli apparecchi di gioco ritenuti non conformi, onde evitare il sequestro.

AAMS il successivo 4.07.07  comunicava anch’essa ai concessionari l’ordine di procedere al ritiro immediato degli apparecchi non conformi, e tale ordine veniva reiterato con nota del 7.8.2007.

Il ritiro degli apparecchi, tra sequestri “spontanei” e sequestri eseguiti, riguardava un numero elevatissimo di apparecchi  (come detto decine di migliaia).

Tanti gestori sono stati quindi danneggiati, unitamente ai concessionari, per aver incolpevolmente confidato nella regolare omologazione delle schede di gioco montate sugli apparecchi.

Il Tribunale di Roma, adito da uno dei gestori che aveva subito tali danni ed aveva citato in giudizio ADM, ha accolto l’eccezione di prescrizione sollevata da ADM,  respingendo con sentenza n° 17590 del 10.12.2020  l’azione risarcitoria, affermando che la prescrizione è iniziata a decorrere quanto meno dal 2007 e che trattandosi  di illecito civile ex art. 2043 c.c. va applicata la prescrizione quinquennale, mentre il gestore aveva avviato l’azione interrompendo la prescrizione solo nel 2015, quando ormai il termine era maturato.

Il Tribunale fa un articolato ragionamento per contestare le eccezioni del gestore,  disquisendo dei profili giuridici inerenti la responsabilità da “contatto”, molto dibattuta in dottrina e giurisprudenza.

La diversa applicazione della prescrizione decennale, si potrebbe forse basare sul fatto, non considerato dal Giudice, che in fondo il gestore/terzo incaricato della raccolta  è comunque ormai inserito a pieno titolo nella filiera della rete concessoria dell’offerta e raccolta del gioco, tant’è che:

i) è iscritto al RIES nella sezione appositamente dedicata,

ii) è destinatario di specifici obblighi e controllo afferenti al suo inserimento nelle rete concessoria;

iii) è infine destinatario personalmente di specifici obblighi impositivi  gravanti sulla rete concessoria (si veda la legge di stabilità ex art. 1 comma 649 legge 190/14 come modificato dall’art. 1 commi 920 e 921 della legge 208/15).

Il Giudice sorvola su tali aspetti, evidenziando che gli stessi, ove ritenuti fondati avrebbero imposto una pronuncia declinatoria in punto di giurisdizione in favore del Giudice Amministrativo, rientrando nel novero della giurisdizione esclusiva (che com’è noto  abbraccia tutte le questioni inerenti lo svolgimento del rapporto concessorio – escluse quelle inerenti, canoni, indennità ed altri corrispettivi –  ed in special modo quelle inerenti la spendita di poteri pubblicistici).

Vedremo se questa sentenza sarà appellata e se sarà confermata, ma in ogni caso nuove questioni non potranno sorgere, essendo ormai ampiamente decorso anche il termine di prescrizione decennale, a meno che non siano stati compiuti atti interruttivi.