(Jamma) – Nell’ambito dei progetti “La vita non è un gioco” e “Fuori dal gioco”, promossi da Comunità Montana Valle Sabbia, in provincia di Brescia, con il partenariato di Consorzio Laghi, della Cooperative Sociale Il Calabrone e della Cooperativa Sociale Area, è stata realizzata all’inizio di quest’anno una ricerca sul tema del gioco d’azzardo e l’adolescenza.

La ricerca, inserita in una serie di iniziative che ha visto coinvolte anche le scuole, è stata svolta sottoponendo un questionario agli alunni di alcune classi delle scuole secondarie della Valle Sabbia (Istituto “Perlasca” di Idro e Vobarno, Scar di Roè Volciano e Cfp di Villanuova).

Il primo dato che si evidenzia: il 75% dei maschi ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita, il 67% tra le femmine. Nella maggior parte dei casi risulta che i ragazzi hanno giocato o comprato gratta e vinci ecc. da minorenni. Solo il 4,5 di chi ha giocato lo ha fatto per la prima volta nella maggiore età. I maschi mostrano una maggiore propensione al gioco rispetto alle femmine. Il gioco d’azzardo nell’ultimo mese per i maschi si attesta al 38% e al 12.3% per le femmine; i maschi mantengono il comportamento sperimentale con una frequenza maggiore.

Altro elemento differenziato per genere è relativo alle quote giocate. Le ragazze confermano un approccio sperimentale saltuario: il 100% tra le ragazze che hanno giocato nell’ultimo mese ha investito tra 1 e i 10 euro. Per i maschi tale spesa si attesta al 75%, il restante 25% ha speso cifre che vanno dagli 11-20 euro (13.5%) fino a cifre superiori ai 50 euro mensili (4%).

Come per la maggior parte delle dipendenze, i dati rilevati hanno dimostrato correlazioni significative tra il gioco in famiglia ed una maggiore propensione al gioco nei figli. Tra coloro che hanno giocato almeno una volta nella vita, ed hanno anche almeno un familiare che ha giocato, il dato si attesta all’87%. Tale dato scende al 55.4% per coloro che non hanno familiari che hanno giocato. La tendenza si conferma anche nella rilevazione dei dati dell’ultimo mese dove dichiara di aver giocato almeno una volta il 43,3 % di chi ha un familiare che gioca, dato che si attesta al 17.6% per chi non ha familiari “giocatori”. Chi in famiglia non ha nessun giocatore d’azzardo, tenderà a giocare meno rispetto a chi lo ha.

I giochi maggiormente diffusi risultano i gratta e vinci (57% vita e 13% mese) e le scommesse sportive (24,9% vita e 17,7% nel mese). Dai dati emerge una tendenza a mantenere il contatto con le scommesse sportive dopo averle sperimentate, per gli altri giochi d’azzardo la differenza vita – mese risulta rilevante.

“L’esperienza progettuale ha rappresentato un significativo punto di osservazione sul fenomeno, contestualizzato al territorio della Valle Sabbia – hanno rilevato i ricercatori – . In conclusione della ricerca, gli elementi emersi ci portano a evidenziare le seguenti linee guida: aumentare la consapevolezza nel territorio dell’influenza che ha il contesto sui comportamenti dei ragazzi; rafforzare interventi di controllo rispetto all’accesso dei minori al gioco d’azzardo; rafforzare negli studenti il riconoscimento delle proprie capacità per sostenere un approccio alle situazioni con un locus of control interno; lavorare con le famiglie rispetto alla consapevolezza dell’influenza dei propri comportamenti nei confronti dei figli; sostenere la capacità critica a fronte di pubblicità ingannevoli e di false credenze, falsi miti; sfatare le false credenze rispetto al gioco d’azzardo; valorizzare il gioco (ludo) nelle sue forme aggregative e formative”.

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