(Jamma) – «Praticamente in un anno andremo a raddoppiare il numero delle persone seguite per problemi azzardo-correlati – spiega Giorgio Schiappacasse, responsabile dei servizi per le tossicodipendenze, i Sert genovesi della Asl3 – l’anno scorso avevamo preso in carico un centinaio di persone, quest’anno, solo per i primi 6 mesi, erano già 90 i nuovi casi seguiti».

Una progressione che va di pari passo con i dati recenti della Liguria: nei Sert liguri dal 2011 al 2014 si è passati da 116 a 301 pazienti. Sono soprattutto uomini tra i 50 e i 54 anni (48), seguiti da over 65 (39) e tra i 45 e i 49 anni (39).

Ma anche tra i più giovani ci sono casi problematici: solo l’uno-due per cento degli under 19 che chiedono aiuto per problemi di dipendenza ai Sert riguarda il gioco d’azzardo, ma quando vengono presi in cura, si scopre che anche il 50% di quelli che hanno problemi con la droga o l’alcol spesso li abbinano con videoslot o gratta e vinci.

«Il gioco è una droga – dice Schiappacasse senza esitazioni – perché il meccanismo mentale è lo stesso: ci si droga per non pensare, per estraniarsi. Si finisce per essere dipendenti quando si comincia a giocare per rifarsi dei soldi spesi, per recuperare. È un gorgo che può essere spezzato solo accettando di avere un problema e chiedendo aiuto. Il problema è che la consapevolezza arriva solo quando il gioco va ad intaccare il bilancio familiare, quando ci sono manifestazioni di violenza. Alla base c’è la difficoltà a chiedere aiuto, ad aprirsi». E tornare indietro, a volte, può essere più difficile che in altre dipendenze: «Io dico sempre che nel peggiore dei casi per un alcolista si può fare un trapianto di fegato, ma non ho mai visto un trapianto di conto corrente». Chiedere aiuto, insomma, è il primo fondamentale passo: «Bisogna segnalare che ci sono quattro gruppi di giocatori anonimi in città, che garantiscono confronto e riservatezza e ovviamente sono gratuiti».

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