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I lunghi tempi della giustizia italiana! Si chiude con un giudizio di inammisibilità e improcedibilità il ricorso presentato nel 204 dalla società stanley per l’annullamento del decreto 229/04 del Ministero dell’Economia e delle Finanze contenente “regolamento recante modifiche al DM. 278/99 recante norme concernenti l’istituzione di nuove scommesse a totalizzatore e a quota fissa su eventi sportivi e non sportivi (e della nuova scommessa a totalizzatore “Formula 101”) (“nuove scommesse”), ai sensi dell’art. 16 della legge 13 maggio 1999, n. 133” (“decreto 229/04”).

La società ricorrente ha impugnato il decreto n. 229 del 5 agosto 2004 del Ministero dell’Economia e delle Finanze recante il “Regolamento recante modifiche al decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 2 agosto 1999 n. 278 “recante norme concernenti l’istituzione di nuove scommesse a totalizzatore e a quota fissa su eventi sportivi e non sportivi (e della nuova scommessa a totalizzatore Formula 101) ai sensi dell’art. 16 legge 13 maggio 1999”.

Con ulteriore ricorso per motivi aggiunti la società ricorrente ha infine gravato le ulteriori note indicate in epigrafe alle lettere C, D, ed E con le quali è stata data attuazione al Decreto 278/99, come novellato dal decreto 229/04, senza apportare le modifiche suggerite da Stanley.

Depositata domanda di fissazione di udienza in data 15 marzo 2011 a cura della parte ricorrente, la causa è stata discussa all’udienza pubblica del 20 giugno 2018.

Per il Tar del Lazio “deve subito rilevarsi l’improcedibilità delle domande impugnatorie svolte, atteso che il Decreto Ministeriale n. 278/1999, come successivamente modificato dal gravato Decreto n. 229/2004 reso dal medesimo Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stato successivamente superato dal Decreto Ministeriale n. 111 del 1 marzo 2006, il quale ha disciplinato in via autonoma le scommesse a quota fissa escludendole dalla sfera di applicazione del predetto art. 1 del DM 278/1999.

Come ricordato nella memoria difensiva della ricorrente, depositata in data 1 giugno 2018, a far data dall’entrata in vigore del citato DM 111/2006, le nuove scommesse la cui accettazione può essere autorizzata dal MEF ex art. 1 del DM 278/1999 sono solo quelle a totalizzatore, relative ad eventi sportivi diversi dalle corse dei cavalli ovvero ad eventi non sportivi.

Inoltre, come pure emerge dagli atti, è anche successivamente intervenuto il decreto del MEF n. 129 del 6 agosto 2007 “Regolamento recante modifiche al decreto del Ministro delle Finanze 2 agosto 1999 n. 278”, il quale ha aggiornato il quadro normativo sostituendo il DM n. 111/2006 al DM n. 174/1998, quale base normativa per le scommesse a quota fissa.

Risultano quindi esser state indette le procedure di selezione per l’affidamento in concessione dell’esercizio dei giochi pubblici di cui all’art. 38 comma 2, del DL 4 luglio 2006 n. 223 (cd. gare Bersani) e la procedura di selezione per l’affidamento in concessione dell’esercizio dei giochi pubblici di cui all’art. 10 comma 9 octies del DL 2 marzo 2012 n. 44 (cd. gare Monti).

Ne deriva che, in ragione del mutato quadro normativo e l’espletamento delle suddette procedure non oggetto del presente ricorso, la parte ricorrente non ha più interesse alla caducazione degli atti impugnati, con riveniente improcedibilità del ricorso e dei motivi aggiunti.

 La ricorrente ha altresì articolato una domanda di risarcimento, ma solo proponendola nella memoria difensiva depositata in data 1 giugno 2018 (non notificata) in occasione dell’udienza pubblica di discussione.

La domanda è dunque inammissibile, senza contare che la stessa è stata genericamente avanzata senza alcuna prova e/o supporto documentale, affidata ad una sola richiesta di CTU dal carattere palesemente esplorativo.

L’inammissibilità della domanda risarcitoria preclude altresì al Collegio di conoscere, anche incidentalmente, della illegittimità degli atti gravati; atteso che, al fine di integrare il potere previsto dall’art. 34 comma 3 cpa, è necessario un interesse attuale ai fini risarcitori, che evidentemente, per quanto sopra esposto, nel caso di specie non sussiste.

In conclusione, il ricorso va dichiarato in parte improcedibile ed in parte inammissibile nei sensi sopra esposti.

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