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(Jamma) La Corte di Cassazione con una pronuncia del 18 ottobre scorso ha annullato la sentenza del Tribunale di Frosinone che nel 2013 ha confermato il sequestro di un centro trasmissione dati collegato a Stanleynet. Sulla questione si è espressa la Corte di Giustizia Europea e ora la Cassazione ha disposto l’annullamento della sentenza e il rinvio allo stesso Tribunale di Frosinone che procederà ad un nuovo esame “ sulla base di quanto esposto con ampia facoltà di valorizzare, oltre ai parametri sopra indicati a titolo semplificativo, ogni altro parametro ritenuto necessario e funzionale ad esprimere una valutazione in ordine alla proporzionalità o meno della misura in oggetto al fine di farne discendere la valutazione sulla concreta natura discriminatoria nei confronti dell’operatore straniero”.

Leggi la sentenza a questo link

“La Corte di Cassazione con la sentenza depositata , in conformità ai vincolanti principi interpretativi disposti dalla Corte di Giustizia UE nella sentenza Laezza, ha ritenuto fondato il ricorso proposto dal titolare del centro Stanleybet, e ha rimesso al Tribunale locale la valutazione in ordine alla concreta natura discriminatoria nei confronti dell’operatore straniero dell’obbligo dei partecipanti alla gara Monti di devolvere gratuitamente le proprie infrastrutture alla scadenza delle nuove concessioni.
La Corte di Cassazione nell’annullare le ordinanze di sequestro a 33 centri Stanleybet ha indicato al giudice della fase cautelare e del merito i criteri e gli strumenti per verificare la proporzionalità della misura e la conseguente natura discriminatoria nei confronti dei singoli operatori comunitari”. Commenta in una nota Daniela Agnello, legale di Stanleybet.

“Per quanto concerne i centri collegati con la Stanleybet – prosegue –  sia il giudice della fase cautelare che del merito hanno già deciso la vicenda processuale Laezza proveniente dalla Corte di Giustizia disapplicando la normativa nazionale per contrarietà al diritto eurounitario.
Il Tribunale del riesame di Frosinone, anche alla luce delle perizie depositate dalla difesa attestanti in modo certo il danno che avrebbe subito l’allibratore in ipotesi di esecuzione nei suoi confronti dell’obbligo di devoluzione in parola, ha accolto il ricorso per riesame proposto da Laezza Rosaria e ha revocato il sequestro.
Il Tribunale ha rilevato che la disposizione di gara ha avuto un impatto significativo nella determinazione di un operatore economico razionale di partecipare alla procedura concorsuale e non ha consentito alla Stanleybet di conseguire la concessione in condizioni di piena eguaglianza concorrenziale con le imprese già presenti sul territorio nazionale nello stesso settore di mercato.

Anche il giudice del merito, Tribunale di Cassino, recependo la sentenza della Corte di Giustizia ha già assolto la sig.ra Laezza dal reato ascritto perché il fatto non sussiste.
Il giudice ha accertato nella sentenza di merito che all’operatore comunitario Stanleybet non sia stato possibile conseguire, in condizioni di piena eguaglianza concorrenziale con le imprese già presenti sul territorio nazionale, quella concessione che avrebbe abilitato la ricorrente ad ottenere la licenza di cui all’articolo 88. Il Giudice ha concluso affermando che “è innegabile che tale situazione normativa abbia una diretta refluenza sull’insussistenza del reato”.

Si evidenzia che innanzi alla Corte di Cassazione, con riferimento ai centri Stanleybet, anche la Procura Generale ha concluso affermando che la normativa italiana è in contrasto con il diritto comunitario e ha chiesto l’accoglimento dei ricorsi della difesa.

In definitiva, in ossequio alle indicazioni della Corte di Cassazione, il giudice del merito ha già valutato e accertato reiteratamente per i centri Stanleybet che la gara Monti si è configurata come una restrizione delle libertà di stabilimento e prestazione dei servizi non coerente e non sistematica, né tantomeno proporzionata, e perciò, contraria agli artt. 49 e 56 TFUE con la conseguenza che la nuova gara, anziché sanare l’originaria e consolidata situazione di contrasto della normativa italiana con l’ordinamento comunitario, non ha posto rimedio alle reiterate discriminazioni perpetrate ai danni di Stanleybet e ha rafforzato le preesistenti distorsioni concorrenziali”.

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