cassazione
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(Jamma) La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per appropriazione indebita nei confronti di un ricevitoreper la quota scommesseche, in quanto titolare di una ricevitoria, avrebbe dovuto corrispondere alla licenziataria STANLEYBET.

Per i guidiciil ” contratto di ricevitoria, in virtù del quale una societàabbia concesso ad un soggetto la licenza per gestire un’agenzia per la raccolta di scommessesportive, comporta l’insorgere tra le parti di “relazioni di prestazione d’opera” che possono integrare la circostanza aggravante di cui all’art. 61, comma 1, n. 11 c.p”.
“Secondo il consolidato orientamento di questa Corte – si legge della sentenza- (Sez. II, sentenze n. 14651 del 10 gennaio 2013, Rv. 255792 e n. 6350 del 14 novembre 2014, dep. 2015, Rv. 262563), l’abuso di relazioni di prestazioni d’opera, che integra la circostanza aggravante di cui all’art. 61, comma 1, n. 11 c.p., è configurabile in presenza, tra le parti, di rapporti giuridici:
– fondati sulla reciproca fiducia, quando questa agevoli la commissione del reato, anche in
difetto di un vincolo di subordinazione o di dipendenza …
– … e che comportino, a qualunque titolo, un vero e proprio obbligo (e non una mera
facoltà) di facere.
Trattasi di caratteristiche che senz’altro connotano i rapporti intercorrenti tra la
società di scommesse sportive STANLEYBET e l’imputato, che con la predetta aveva stipulato
un contratto – all’evidenza fiduciario – di ricevitoria, in forza del quale era stato autorizzato a
gestire per conto della predetta società un’agenzia per la raccolta di scommesse sportive,
assumendo gli obblighi di trasmettere alla dante causa le puntate versate dai clienti, di
ricevere e trattenere a titolo di deposito la totalità delle vincite e di trasmettere senza indugio
il saldo dovuto secondo il conteggio settimanalmente ricevuto (così la sentenza di primo
grado ricostruisce gli obblighi contrattuali dell’imputato nei confronti della STANLEYBET).
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