Raffaele Palmieri (nella foto) è stato per anni un rappresentante delle imprese di giochi e scommesse. Esperto di gaming, vanta una conoscenza profonda del mercato italiano. Palmieri, che opera come consulente di diverse imprese del comparto, può essere definito a pieno titolo un opinion leader. Chiediamo a lui di parlarci delle ultime disposizioni in materia di Punti di Vendita Ricariche e della circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Dopo una prima azione di ‘censimento’, ci si attendeva questo intervento. Ha soddisfatto le sue aspettative?

L’operazione di censimento non si è capita molto, in verità, vista che non era una rete di gioco, mentre la ultima Circolare nonostante non abbia introdotto nulla di nuovo dal punto di vista normativo, la trovo interessante sul versante dell’introduzione da parte della Amministrazione ( ADM) delle misure di presidio che un concessionario GAD  deve attivare per controllare l’attività svolta presso gli esercizi commerciali per la sottoscrizione dei conti gioco e della vendita di ricariche.

In quanto spesso gli stessi concessionari sono incappati in misure sperequate previste dalla Convenzione, fino all’avvio del procedimento di decadenza, rispetto alla responsabilità che ne derivavano dall’attività di controllo, che non era dettagliata e specificata nel famoso art. 9 della Convenzione, richiamato anche nella circolare. Da oggi e con tutti i limiti interpretativi della Circolare, ogni concessionario sa quali sono le misure di presidio e come attuarle.

I diretti interessati sono i concessionari del gioco a distanza a cui si chiede di assumere un ruolo chiave nella individuazione di eventuali irregolarità. È davvero così?

Da oggi si, la circolare dà più forza e legittimità di ispezione sul punto vendita di ricariche, fino alla risoluzione del contratto e conseguente segnalazione alle autorità di polizia.

Un comportamento negligente di quest’ultimo può comportare la decadenza della concessione. Ritiene siano ben chiari i termini atti a definire quando il concessionario incorre in casi del genere?

Purtroppo quando parliamo di esercizi commerciali il confine è sempre molto labile, ma con l’introduzione della comunicazione dell’ip pubblico da dove si svolge questo tipo di servizio, le cose sono più delineate.

Tra le misure di presidio previste, è più discusse, c’è il divieto di apertura di conti di gioco intestati ai titolari degli esercizi commerciali contrattualizzati per la sottoscrizione dei contratti di conto di gioco e la vendita di carte di ricarica, ai loro familiari e conviventi e al personale dipendente. Cosa ne pensa?

Questa era evitabile , perche è una misura abbastanza volatile, vista anche la notevole mutualità con cui oggi il nucleo familiare si definisce. Anche le misure introdotte con il Covid , con i familiari, conviventi etc.., fu un vero flop.

Ritrovo interessante, invece, capire l’IP da cui si possono fare determinati operazioni e lo stesso non renderlo multi -concessionario, sarebbe un piacevole effetto collaterale. Di fatto la rete dei punti vendita ricariche sarebbe tangibile ed i contratti più solidi nel rispetto delle norme vigenti e più profittevoli ai fini della commercializzatone della vendita delle ricariche e delle aperture  dei conti gioco.

Come operatore del settore rileva atre criticità nella applicazione delle misure previste?

Fermandoci alle sole misure di presidio e non alle analisi richieste dalla amministrazione che bisogna fornire e segnalare mensilmente, le quali ritengo molto soggettive, vale a dire che muteranno da concessionari a concessionari, e quindi non controllabili; le altre sono misure oggettive che dovrebbero portare ad una canalizzazione del segmento del gioco raccolta a distanza a garanzia di tutti gli operatori del mercato.

Cosa potrebbe comportare l’obbligo per il PVR di avere una attività prevalente diversa dalla vendita di ricariche di gioco?

Nessuno è la natura dell’esercizio che deve avere un attività prevalente diversa dal servizio di ricariche e di aperture conti gioco.

Come può il concessionario, oltre che il PVR, garantire, e da qui tutelarsi, che l’esercente non detenga dispositivi attraverso i quali altri utenti accedono a servizi di gioco?

La soluzione tecnica ci sta, e nemmeno onerosa per gli esercenti, io l’ ho già proposta e spero che venga adottata nelle operazioni di controllo da parte di tutti i Concessionari. Guardi, in questo settore spesso le misure restrittive sono divenute dell’opportunità di regolarizzazione e di stabilità del settore. In altre parole se tutti rispettano le regole introdotte, la rete dei punti vendita ricariche diventerà una rete stabile di servizio, un punto di riferimento automatizzato per i Concessionari che adottano questo modello di business.

Lei pensa che questa misura sia stata spinta dagli operatori del retail che hanno visto crescere sensibilmente i fatturati del gioco a distanza?

Guardi, la curva di crescita effettivamente è notevolmente salita, ma il fenomeno Covid è stato il fattore determinante, le rete fisica era ferma, chiusa, ma da quando ha riaperto la parte di betting di raccolta è tornata ai suoi livelli standard.

D’altronde gli investimenti fatti da anni da questi operatori al cospetto di diversi bandi di gara, di proroghe onerose, e vari sintesi con acquisizioni importanti, nonché il censimento dei PVR che ha certificato il fallimento della politica delle distanze etc. hanno imposto una riflessione alla Amministrazione sulla necessità di separare nettamente i due canali di raccolta, chiaramente pretesa anche dai grossi gruppi finanziari che non possono comprare all’infinito per vedere crescere i fatturati.

Per il Retail è molto dura sostenere la rete, visti i costi ingenti per tenerla attiva; manca il vituperato testo unico, la classificazione delle location, la abolizione delle distanze dai luoghi sensibili, e soprattutto una normativa su base nazionale e non regionale, che giustifichi determinati investimenti su un settore regolato da logiche che spesso non sono di mercato e che spesso sfuggono agli stessi investitori ; costretti ad inseguire una politica fatta in questi ultimi anni sul settore  giochi pubblici davvero sconcertante.

Gli sforzi fatti su base associativa sono stati enormi ma con pochi risultati di fatto. Spero, vivamente, che con le nuove elezioni tutto questo possa finalmente mutare e mettere in protezione gli investimenti fatti, gli stessi posti di lavoro, gli indotti generati, e mettere in sicurezza gli investimenti che ancora chiederanno d fare. La politica serve a questo; dare un indirizzo chiaro in mercato regolato, competitivo ma soprattutto produttivo come quello dei giochi pubblici.

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