• In occasione dell’Assemblea annuale, Fipe Roma ha delineato l’attuale scenario delle imprese della ristorazione capitolina: sono attive più di 22mila realtà tra bar, ristoranti e stabilimenti balneari, il 7% del totale in Italia.

I bar a Roma

Un settore che si conferma di primaria importanza per il turismo e per l’economia della Capitale d’Italia. L’Assemblea annuale di Fipe Roma appena conclusa è stata l’occasione per fare il punto sullo stato di salute delle imprese di ristorazione e intrattenimento in città, e più in generale nel Lazio, alla presenza di Carlo Cafarotti, Assessore allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale; Enrica Onorati, Assessore Agricoltura Regione Lazio e di Nerina Di Nunzio, Direttore IED e Food Confidential Founder che ha moderato una tavola rotonda tra ospiti d’eccezione, tra cui Giancarlo Deidda, Commissario Fipe Roma.

“I numeri confermano un trend positivo – è il commento di Giancarlo Deidda, Commissario Fipe RomaSotto il profilo dell’occupazione il nostro settore si conferma tra i pochi in grado di creare e alimentare nuovi posti di lavoro. Un’altra importante evidenza è che, anche in riferimento al territorio laziale e in linea con i dati nazionali, restiamo la componente principale della filiera agroalimentare nella creazione di valore e di occupazione”.

Entrando nello specifico dei dati, nel territorio di Roma Capitale si riscontra la presenza di oltre 22mila imprese tra bar, ristoranti e stabilimenti balneari (il 7% del totale in Italia), suddivise in attività di ristorazione con somministrazione (38,2%), bar e altri esercizi simili senza cucina (38,3%), ristorazione senza somministrazione (12,4%), gelaterie e pasticcerie (4,1%), ristorazione ambulante e gelaterie ambulanti (0,2%), fornitura di pasti preparati (1,6%), mense (3,0%). Per quanto concerne le attività ricreative e di divertimento si segnalano discoteche, sale da ballo, night club e simili (0,4%), gestione di stabilimenti balneari (1,1%), sale da giochi e biliardi (0,7%). Tra queste imprese la maggioranza è rappresentata da società di capitali (45,0%), seguite per numero da imprese individuali (37,0%) e società di persone (17,7%).

Anche grazie a tutte queste realtà, nella regione Lazio circa il 60% del valore aggiunto della filiera agroalimentare viene dal settore della ristorazione: più del doppio del valore generato dall’agricoltura (26,6%) e quattro volte quello generato dall’industria alimentare (15,8%).

Nel 92% delle imprese di pubblico esercizio della città metropolitana di Roma ci sono tra 1 e 9 addetti, questo si traduce in oltre 100mila addetti occupati nel settore.Di questi oltre 68.000 sono dipendenti: impiegati per la maggior parte in ristoranti (55,6%,) o bar (27,1%). Di questi lavoratori dipendenti la maggior parte è assunta con con contratto a tempo indeterminato (82,9%). Sono per lo più giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni (32,7%), seguiti da colleghi tra i 30 e i 40 anni (24,7%). La prevalenza degli addetti nel settore è di sesso maschile (59,8%) e,altro aspetto interessante dal punto di vista demografico,nella capitale la quota di lavoratori stranieri (34,6%) supera la media nazionale.

Un dato che però deve far riflettere il settore dei pubblici esercizi di Roma Capitale è quello del turnover imprenditoriale, che rispecchia la media nazionale: nel 2017 hanno avviato l’attività oltre 600 imprese tra bar e ristoranti, mentre circa 1.500 l’hanno cessata.

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