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(Jamma) – Depositata in data 16 maggio 2017 la Sentenza della Corte d’Appello penale di Firenze che, riformando la sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Livorno, ha assolto con ampia formula “il fatto non sussiste” il titolare di un PVR imputato per avere installato presso la propria sala 15 postazioni telematiche utilizzate dai clienti per accedere a portale di gioco di un unico concessionario autorizzato alla raccolta a distanza con cui intratteneva un rapporto di collaborazione contrattualmente disciplinato.

Il contatto del giocatore avveniva mediante smart card personale del giocatore stesso, che poteva avvalersi anche di impianti audiovisivi e quindi partecipare ai giochi offerti, tra cui il poker.

Il Tribunale di Livorno aveva inflitto la condanna a mesi 4 di reclusione per il reato di cui all’art.4 legge 401/89, pur disponendo la restituzione delle postazioni, non ritenute confiscabili, basando la sentenza, depositata il 6 maggio 2013, anche sul Decreto Balduzzi e relative previsioni in senso ostativo ai fini della installabilità delle postazioni e sulla legge 73/2010.

L’avv. Marco Ripamonti, difensore dell’imputato, ha avanzato e discusso l’appello, sostenendo una serie di argomentazioni riferite alla normativa ed alla giurisprudenza in materia di gioco a distanza e sulla corretta interpretazione del cosidetto Decreto Balduzzi. La Corte d’Appello fiorentina ha condiviso le tesi del difensore.

Così uno stralcio della la motivazione: “l’appello è fondato. Ad avviso di questa Corte i principi ai quali occorre fare riferimento sono stati correttamente enunciati dalla corte di legittimità sia con la sentenza della terza sezione penale in data 18 luglio 2012 n.23640, Cottini…sia con la successiva sentenza 27.6.2013 n.40624. La Corte di Cassazione ha osservato, in questa ultima sentenza, che «la eventuale violazione del divieto, affinché possa assumere rilievo penale, deve essere astrattamente riconducibile ad una o più delle attività considerate dalla legge 401/89 menzionate dall’art.4 (organizzazione, esercizio e raccolta a distanza di giochi istituiti o disciplinati dall’Aams) non potendosi considerare rilevante, come sembra assumere il tribunale, la mera messa a disposizione delle sole apparecchiature. Invero il riferimento all’organizzazione, esercizio e raccolta a distanza di giochi presuppone l’apprestamento di una struttura, non necessariamente complessa, finalizzata ad un coordinamento sistematico di personale e mezzi necessari per l’effettuazione dell’attività di gioco e non potrebbe certo definirsi tale, ad esempio, l’occasionale supporto offerto al giocatore»”. Continua poi la corte d’Appello gigliata: “Postazioni ad avviso della Corte d’Appello utilizzabili anche ai fini della partecipazione ai giochi”.
Sulla base di tali principi la corte fiorentina, nonostante l’imputato avesse messo a disposizione dei clienti ben 15 postazioni web, non riscontrando alcuna attività di intermediazione, ha escluso l’elemento oggettivo del reato, assolvendo così il titolare del centro, rilevando anche l’ininfluenza del fatto che la sala fosse stata allestita dallo stesso concessionario, che la aveva dotata anche di supporti audiovisivi, quali monitor per seguire gli eventi.

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