Di seguito gli interventi riguardanti il settore giochi e riportati nella relazione sull’attività delle Forze di Polizia, sullo Stato dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica e sulla Criminalità Organizzata (Anno 2018) presentata dal Ministro dell’interno Lamorgese e pubblicata al Senato.

“L’organizzazione della ‘ndrangheta, ha mostrato una spiccata vocazione imprenditoriale che è favorita dalle ingenti risorse economiche di cui dispone, tenendo conto che può fare affidamento su diversificate attività illecite, che spaziano dal narcotraffico internazionale (gestito in posizione egemonica, come di seguito spiegato), all’infiltrazione negli appalti pubblici, dalle estorsioni al settore dei giochi e delle scommesse, i cui proventi vengono riciclati in attività legali. Le consorterie calabresi, ad esempio, dimostrano, da tempo, un profondo interesse nel business del gioco illegale e delle scommesse tenuto conto dei rilevanti profitti in tal modo generati. L’entità delle somme movimentate nello specifico comparto costituisce una forte attrattiva per la criminalità organizzata sia sotto il profilo dell’ingerenza nella gestione delle stesse attività ludiche, legali e non, sia per i risvolti legati a condotte di riciclaggio di proventi derivanti da altre attività illecite. L’operazione “Galassia” (novembre 2018), condotta a Reggio Calabria dalla DIA e dalla Guardia di finanza, ha portato al sequestro di un ingente patrimonio, in Italia e all’estero (Austria, Malta, Romania, Svizzera ed Antille Olandesi), per un valore complessivo stimato in oltre 723 milioni di euro, dimostrando il forte interesse delle consorterie criminali, oltre che nel traffico internazionale di stupefacenti, anche nel reimpiego di capitali illeciti nel settore del gioco e delle scommesse on line. Storicamente la mafia siciliana controlla l’edilizia, la produzione di conglomerati bituminosi e cementizi, il movimento terra, l’attività estrattiva e il settore agro-silvo-pastorale. Accanto ai sopra citati tradizionali ambiti, Cosa nostra ha saputo infiltrarsi anche nella grande distribuzione alimentare, nel settore turistico-alberghiero, nel settore delle scommesse e del gioco on line, nell’industria manifatturiera, nel ciclo dei rifiuti, negli investimenti immobiliari, realizzati anche attraverso le aste giudiziarie, nei lavori connessi alla realizzazione degli impianti di energia da fonte rinnovabile e in tutti quei settori che usufruiscono di finanziamenti pubblici statali e comunitari. Un settore più recente verso il quale la criminalità mafiosa dell’isola mostra vivo interesse è quello dei giochi e delle scommesse, in concessione dello Stato, che produce elevati e rapidi guadagni, a fronte di bassi rischi. La mafia sta investendo consistenti capitali, attraverso la gestione, diretta o indiretta, di società concessionarie di giochi e di sale scommesse o mediante l’imposizione di slot machine. Dunque, Cosa nostra non solo aggredisce questa nuova forma commerciale applicando ad essa il metodo estorsivo, ma risulta attivarsi per assumere il controllo dei centri scommesse più avviati; molte famiglie si muovono, infatti, per favorire l’apertura nel proprio territorio di nuove agenzie. Inoltre, il già redditizio volume d’affari del comparto viene spesso moltiplicato dal sistematico ricorso a piattaforme di gioco on line, predisposte per frodi informatiche, spesso allocate all’estero in modo da consentire l’evasione fiscale di consistenti somme di denaro. Viene, così, creato un sistema clandestino parallelo a quello legale del gioco autorizzato dallo Stato; sfruttando il principio della libertà di stabilimento per costituire società di gaming e di betting in altri Paesi dell’Unione europea, ma di fatto svolgendo la propria attività sul territorio nazionale, si elude la stringente normativa italiana in materia fiscale ed antimafia. Indagini giudiziarie hanno evidenziato un’anomala concentrazione di operatori del settore, nonché di server ed altre strutture operative nell’isola di Malta. Il business delle scommesse e del gioco automatizzato si conferma, infatti, come una delle principali fonti di reddito anche per le locali consorterie. Un affare realizzato attraverso l’imposizione e la gestione di slot machine all’interno di esercizi commerciali, l’acquisizione e l’intestazione a prestanome di sale da gioco, ovvero attraverso l’infiltrazione nelle società concessionarie e di gestione.

La camorra in alcuni casi controlla l’intera filiera delle attività connesse ad un determinato settore economico: nel settore dei giochi, ad esempio, sono risultate tra loro collegate imprese che si occupavano dell’installazione e manutenzione di slot machine e videolottery, nonché della gestione delle sale e dei servizi di ristorazione. L’attività, oltre a generare enormi profitti, ha contribuito ad estendere il controllo dell’organizzazione su bar, tabaccherie e, ovviamente, sulle sale gioco, anche fuori regione.

I clan pugliesi stanno rivolgendo le proprie mire, oltre che verso i più tradizionali settori (gioco d’azzardo, rifiuti, edilizia, trasporto su strada e turistico-alberghiero), anche verso il comparto agricolo, sfruttando sia il lavoro nero che acquisendo sovvenzioni pubbliche. Le compagini criminali più strutturate della città di Bari, oltre ai tradizionali traffici delittuosi, appaiono sempre più interessate all’infiltrazione dell’imprenditoria legale, specie quella connessa al settore degli appalti pubblici, all’edilizia690 e al commercio. Questi gruppi manifestano competenze tecniche sempre più elevate691 ed una marcata propensione ad investire in settori economici emergenti, come quello del gioco d’azzardo e delle scommesse on line.

La Guardia di finanza a Roma ha sequestrato beni riconducibili ad esponenti di spicco del clan SPADA, per un valore complessivo di 19 milioni di euro. L’indagine patrimoniale aveva permesso di ricostruire le modalità con le quali gli appartenenti a tale famiglia avevano posto le basi, con il diffuso utilizzo di metodologie mafiose, per il controllo delle attività di balneazione, delle sale giochi e di esercizi commerciali lidensi, destinando per lo sviluppo di tali attività i proventi di estorsioni, usura e traffico di sostanze stupefacenti.

Anche in Piemonte le organizzazioni criminali trovano possibilità di investimento nella regione costituiscono da sempre una forte attrattiva per le consorterie criminali, ormai da tempo impegnate a riciclare e reinvestire i propri ingenti capitali illeciti. I variegati settori economico-finanziari presi di mira dalle organizzazioni mafiose vanno dall’edilizia, sia pubblica che privata, al movimento terra ed inerti, dalla gestione delle attività connesse al gioco ed alle scommesse, all’accaparramento di servizi e di lavori assegnati con appalti pubblici.

Uno dei settori di interesse della criminalità organizzata italiana, con risvolti sovranazionali, è quello delle scommesse e dei giochi on line illegali, gestiti attraverso dei reticoli societari facenti capo a Paesi a fiscalità privilegiata, come Malta e Svizzera. A questa modernizzazione dei business corrisponde l’impiego di nuove tecnologie e l’uso di innovativi strumenti, come quello della moneta virtuale (innanzitutto il sistema Bitcoin), per rendere non tracciabili le transazioni ed ottenere un immediato trasferimento dei valori.

Sul fronte imprenditoriale, le riconosciute potenzialità criminogene della ‘ndrangheta, proiettata verso ambiti delinquenziali sempre più raffinati, nel contaminare pericolosamente l’economia legale, alterano le condizioni di libero mercato con il monopolio di interi settori, da quello edilizio, funzionale all’accaparramento di importanti appalti pubblici, a quello immobiliare o delle concessioni dei giochi, così come chiaramente emerso dall’inchiesta “Monopoli” conclusa nel mese di aprile con il sequestro di società, unità immobiliari e terreni, per un valore complessivo pari a circa 50 milioni di euro, dislocati tra Reggio Calabria, Roma, Milano e Messina. In proposito, uno spaccato analitico molto interessante viene dalla lettura delle innumerevoli interdittive antimafia, emesse dalle Prefetture-UTG calabresi ex artt. 91 e 100 del Decreto Legislativo n. 159/20116, uno strumento fondamentale per contrastare l’inserimento delle organizzazioni criminali nei rapporti economici tra Pubblica Amministrazione e privati. Ad essere considerate non affidabili sono risultate, nel semestre, società attive nei più svariati settori merceologici: edilizia, movimento terra, produzione e fornitura di calcestruzzo, noli a freddo o a caldo di macchinari, autotrasporti, impiantistica, trasporto e smaltimento rifiuti, servizi energetici da fonti rinnovabili, sale gioco e scommesse online, lavori boschivi e di trasformazione del legno, settore ittico ed agricolo, commercio import-export di veicoli, lavanderie industriali, catering e ristorazione, forniture per centri di accoglienza migranti, consorzi per la valorizzazione e la tutela di prodotti locali (come i vini DOC), tabaccherie ed altro ancora.

Nel palermintano lucroso settore d’investimento si conferma quello dei giochi e delle scommesse, come emerso, anche in questo caso, nella più volte menzionata operazione “Game Over”. L’attività investigativa ha fatto emergere come un importante imprenditore del settore, originario di Partinico, fosse riuscito, con l’appoggio delle famiglie mafiose della provincia, ad imporre il brand di raccolta scommesse della società a lui riconducibile, con sede a Malta. Contestualmente, sono state sottoposte a sequestro numerose agenzie e punti di raccolta delle scommesse che, dislocati sul territorio nazionale, utilizzavano però un network di diritto maltese, facente sempre capo al citato imprenditore. Sul piano generale, tutti i mandamenti mafiosi sembrano interessati al settore, favorendo l’apertura di nuove agenzie di gioco. È quanto si rileva, ad esempio, dall’esecuzione, nel mese di giugno, di un decreto di confisca nei confronti di esponenti di punta della famiglia di Brancaccio, che ha colpito un patrimonio di oltre 10 milioni di euro, composto da aziende e società, alcune delle quali operanti proprio nel settore delle scommesse”. “Dagli esiti delle recenti attività d’indagine, di seguito illustrate è, inoltre, emerso che Cosa nostra trapanese, oltre che nei tradizionali comparti economici, si è significativamente infiltrata nel settore delle scommesse e dei giochi on-line, nonché nel business delle aste giudiziarie legate a procedure esecutive e fallimentari, potendo far leva sul capillare controllo del territorio con il tradizionale e sistematico ricorso all’intimidazione e all’assoggettamento. L’attività investigativa in parola ha anche documentato l’interesse di Cosa nostra per il remunerativo settore dei giochi e delle scommesse on-line. È stato, infatti, dimostrato come l’espansione di una rete di oltre 40 agenzie di scommesse e punti gioco facenti capo ad un giovane imprenditore castelvetranese fosse avvenuta, sia nella provincia di Trapani che nel palermitano, grazie al supporto della famiglia mafiosa di Castelvetrano: questa gli avrebbe garantito protezione nei confronti degli altri sodalizi criminali delle provincie di Trapani e di Palermo in cambio di periodiche dazioni di denaro, dirette sia al sostentamento del circuito familiare del latitante che all’organizzazione mafiosa nel suo complesso. Il settore delle scommesse e del gioco continua a porsi, con sempre maggiore frequenza, come un terreno di investimento per le consorterie mafiose, che operano attraverso l’imposizione e la gestione di slot-machine all’interno di esercizi commerciali, spesso intestati a prestanome.

In Campania diverse indagini testimoniano l’interesse di alcune organizzazioni camorristiche, casertane e napoletane, nella gestione delle slot machine e delle scommesse sportive online. Si tratta di attività dalle quali i clan traggono ingenti profitti sia direttamente, riuscendo a gestire tutta la filiera delle operazioni che attengono ai giochi, sia indirettamente, attraverso prestiti a tassi usurari a giocatori affetti da ludopatia. Quello del gioco è solo uno dei tanti settori dai quali si evince che le organizzazioni camorristiche non si limitano, in una logica parassitaria, a consumare reati vessando imprenditori, commercianti e comuni cittadini, ma si sono direttamente inserite nella gestione di attività economiche, interagendo anche con l’economia legale e attraverso circuiti ufficiali. Nel Comune di Maddaloni lo scenario delinquenziale risulta in continua evoluzione ed in tale contesto è riemersa anche l’operatività della famiglia MARCIANO, storicamente vicina al clan BELFORTE, che sul territorio ha realizzato – come evidenziato nell’ambito dell’operazione “Golden Game” della Guardia di Finanza di Marcianise – un’ingegnosa e fruttuosa attività estorsiva, imponendo le slot machine ad oltre un terzo dei bar e locali commerciali del territorio comunale. Dalle indagini è emerso, peraltro, il reinvestimento dei proventi derivanti dai traffici di droga e dall’usura proprio nel fruttuoso mercato delle new slot, nel tentativo di monopolizzare in tal modo il settore del gioco sul territorio.

In Puglia appaiono invece ricomposte le frizioni, registrate nel recente passato, tra il clan PARISI e quello dei PALERMITI, entrambi operativi nel quartiere Japigia, con tendenziale espansione verso il sud-est barese, con interessi prevalenti nei settori dell’usura, delle estorsioni, del traffico degli stupefacenti, della ricettazione e del riciclaggio oltre che del gioco d’azzardo. In particolare, il clan PARISI continuerebbe a gestire il business delle macchinette da gioco e delle scommesse on line. Oltre al traffico di stupefacenti, quali principali attività criminali esercitate si confermano anche le estorsioni, il controllo del gioco d’azzardo, l’usura nonché reati contro il patrimonio (furti in appartamento e a rapine) condotte da gruppi specializzati di sodali. Le importanti operazioni eseguite nel semestre hanno, in definitiva, evidenziato i delicati profili evolutivi delle dinamiche criminali nel capoluogo: oltre a condizionare l’economia locale attraverso le pressanti condotte estorsive ed usurarie, i sodalizi più strutturati mirano all’infiltrazione dei circuiti legali dell’economia e della finanza con il reinvestimento dei capitali illeciti in attività imprenditoriali “mafiose”, con propensione particolare al gioco d’azzardo on line. Come ulteriore business, la criminalità brindisina è orientata al controllo del settore dei videogiochi, mediante il noleggio e la fornitura di slot machine e video lottery, nonché alla gestione dei servizi connessi alle scommesse, con notevoli flussi di cassa. Non da ultimo, l’interesse della criminalità organizzata salentina si manifesta anche nella gestione delle attività commerciali di giochi e scommesse anche clandestine. Emblematico, in proposito, il sequestro di beni mobili e immobili e di quote societarie del valore complessivo stimato in 15 milioni di euro, eseguito nei confronti di un’organizzazione con base a Racale, dedita al controllo del gioco d’azzardo mediante la manomissione delle slot machine.

In Piemonte, l’organizzazione ha evidenziato, nel tempo, forti interessi per i settori più floridi del tessuto economico e finanziario locale, con una conseguente creazione di attività imprenditoriali, connesse all’edilizia ed alla movimentazione della terra e degli inerti, spesso funzionali al riciclaggio di capitali illeciti. Parallelamente è stata praticata l’usura, le estorsioni, l’accaparramento di appalti pubblici e il traffico internazionale di sostanze stupefacenti e di armi. Più di recente, gli stessi gruppi delinquenziali hanno affinato le loro capacità operative specializzandosi nella gestione delle sale da gioco illegali e degli apparati videopoker.

Sul territorio nazionale passando alla criminalità organizzata campana, indagini pregresse hanno evidenziato singole proiezioni extra-regionali campane, attive nel contrabbando, nella contraffazione e commercializzazione di marchi, nell’esercizio abusivo del gioco, anche on line e nel traffico di sostanze stupefacenti. La frontiera con la Francia continua, infatti, a rappresentare uno dei canali di transito della droga importata in Italia, tanto che nel comprensorio di Sanremo sono stati registrati interessi criminali del sodalizio TAGLIAMENTOALBERINO, emanazione del clan napoletano ZAZA, con proiezioni anche in Costa Azzurra. Il capo del gruppo TAGLIAMENTO, presente a Sanremo sin dagli anni ’80, avrebbe stretto accordi operativi con la criminalità marsigliese, con altri esponenti della camorra napoletana e della ‘ndrangheta per la realizzazione di traffici di stupefacenti, per la vendita di prodotti contraffatti, per la gestione la gestione delle scommesse clandestine e dell’esercizio abusivo del gioco, nonché per il controllo dell’usura e delle estorsioni. Con particolare riferimento a Genova, si segnala la presenza, sin dagli anni ’60, di un sodalizio campano che avrebbe importato nella regione il suo know how criminale. Uno degli appartenenti a questo sodalizio è stato coinvolto, nel 2016, nell’indagine “Jack Pot” della Guardia di finanza, che ha riguardato un’associazione per delinquere finalizzata alla gestione delle scommesse clandestine e del gioco d’azzardo, con l’aggravante della transnazionalità. L’attività prevalente dell’organizzazione, radicata nella provincia di Genova, consisteva nella promozione e gestione, su tutto il territorio nazionale, del gioco on line illegale, attraverso la connessione a siti esteri (maltesi, romeni e americani) privi delle prescritte concessioni. La criminalità organizzata pugliese e lucana, seppur in assenza di evidenti segnali di infiltrazione criminale, viene alla luce nell’ambito della complessa indagine “’Ndrangames”, che ha colpito l’operatività del clan potentino MARTORANO-STEFANUTTI, individuandone le connessioni operative con la ‘ndrangheta del crotonese nel settore del gioco illegale. A seguito dell’attività investigativa è stato disposto il sequestro preventivo di macchinette elettroniche installate da società riconducibili agli indagati, tra l’altro, presso alcuni esercizi commerciali in provincia di Perugia. Le aree più interessate da infiltrazioni dei clan (oltre la Capitale e il suo hinterland) sono quelle del frusinate e della provincia di Latina, territori in cui la criminalità campana ha investito i proventi illeciti nelle più diversificate attività economiche. Oltre al traffico di stupefacenti, i gruppi campani sono interessati alla gestione di esercizi commerciali e di sale giochi, agli appalti pubblici, allo smaltimento di rifiuti e all’edilizia, compresa la gestione di cave e di estrazione dei materiali inerti. Passando alla fascia nord della provincia di Roma, precisamente a Ladispoli, si segnala il provvedimento di confisca, eseguito dalla DIA di beni 25 gennaio 2018 su disposizione del Tribunale di Roma, nei confronti di 5 soggetti, di origine sinti, ritenuti parte di una consorteria criminale di usurai che, nel tempo, aveva accumulato un consistente patrimonio illecito, principalmente in danno di imprenditori locali e giocatori d’azzardo. Nel territorio di Cassino, alcuni soggetti sono risultati interessati principalmente al settore del gioco e delle scommesse (sale bingo, raccolta delle scommesse sportive ed ippiche, i videopoker e le cd. new slot) e a quello dello smaltimento dei rifiuti.

All’estero un altro settore di rilievo per la ‘ndrangheta è quello del gioco, come emerso nell’operazione “Gambling” del 2015, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Malta, oltre ad essere stata utilizzata come luogo di rifugio di alcuni latitanti, grazie ad un regime fiscale agevolato è ormai considerata un “hub europeo del gambling”, che vede la presenza di molti soggetti stranieri con forti interessi nell’isola. Sotto questo profilo, appare evidente come sia cresciuto l’interesse verso Malta della criminalità italiana e, nello specifico, di quella di matrice calabrese interessata alle attività di riciclaggio, in particolare, appunto, attraverso il gioco d’azzardo, anche online. È quanto si è, da ultimo, riscontrato nell’ambito dell’operazione “Jonny” del 2017, dove la cosca ARENA di Isola Capo Rizzuto (KR), attraverso la gestione di centri scommesse tra Crotone e Catanzaro, si era inserita nel giro delle scommesse utilizzando una società maltese, attiva in Italia con oltre 500 agenzie e con ramificazioni in tutto il mondo. Con un’altra operazione, denominata “Doppio Jack” e conclusa sempre nel 2017, è stato possibile disarticolare un’associazione che, attraverso l’utilizzo di una società e di un server ubicato a Malta, controllava il gioco on-line in Toscana, Lazio, Veneto, Marche e Emilia Romagna. L’attività ha portato all’arresto di 7 persone, responsabili di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo del gioco d’azzardo e truffa ed al sequestro di beni di quasi 9 milioni di euro. Nel semestre in esame, è stata scoperta un’organizzazione che gestiva una rete di agenzie di scommesse, capeggiata da un personaggio definito il “re delle scommesse online”, a seguito dell’inchiesta “Game Over”, coordinata dalla Procura palermitana. L’indagine ha portato all’arresto di 30 soggetti, accusati di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla raccolta abusiva di scommesse, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, truffa ai danni dello Stato ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tra le persone coinvolte vi era un ricercato – nei cui confronti la polizia maltese ha eseguito, a marzo 2018, un mandato di arresto europeo su richiesta italiana – ritenuto il referente aziendale degli indagati nell’isola maltese, in quanto ricopriva incarichi amministrativi in due società di quel Paese.

A Roma un ruolo di rilievo è stato giocato, nel tempo, da elementi di spicco della ex “BANDA DELLA MAGLIANA”, della camorra e della mafia siciliana, dediti al traffico internazionale di stupefacenti, alle estorsioni, all’usura, al controllo del gioco d’azzardo ed al conseguente riciclaggio dei profitti illeciti nell’acquisizione di molteplici attività imprenditoriali e commerciali del litorale romano. Per quanto riguarda le operazioni di riciclaggio, i comparti maggiormente interessati sono la gestione di esercizi commerciali (anche in aree di prestigio, quali il centro storico della Capitale), il mercato immobiliare, i servizi finanziari e di intermediazione, la gestione di sale giochi, gli appalti pubblici, l’edilizia e le attività connesse”. “Le intese tra gruppi di origine territoriale diversa riguardano non solo il riciclaggio e i traffici di stupefacenti ma anche il settore dei giochi. In proposito, si richiama l’operazione “Imitation game”, del gennaio 2016, che ha riguardato una complessa struttura associativa transnazionale, dedita al controllo del gioco d’azzardo on line, capace di continuare ad agire nonostante gli interventi repressivi che si sono succeduti nel tempo.

In Calabria emergono anche elementi di vulnerabilità del sistema di gestione dei rifiuti. L’attività investigativa ha, inoltre, confermato interessi criminali rispetto a settori in grado di garantire ingenti profitti illeciti a basso rischio, quali quelli del gioco e delle scommesse; in tali ambiti sono stati registrati accordi di reciproco vantaggio tra esponenti di sodalizi di diverse estrazioni finalizzati a strutturare a gestire forme di cooperazione funzionali a garantire, tra l’altro, ampie possibilità di riciclaggio dei proventi illecitamente acquisiti. Il 14 novembre 2018 la Guardia di Finanza, sul territorio nazionale, in special modo nelle province di Reggio Calabria, Bari, Taranto, Foggia, Napoli ed all’estero (Romania, Serbia, Svizzera, Austria, Malta, Curacao – Antille Olandesi – e Spagna), ha concluso un’operazione di polizia giudiziaria che ha permesso di eseguire provvedimenti cautelari, emessi dalle Direzioni Distrettuali Antimafia ed Antiterrorismo di Reggio Calabria e Bari, nei confronti di 40 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere transnazionale, aggravata dal metodo mafioso, finalizzata all’esercizio abusivo di attività di gioco o di scommesse, truffa ai danno dello Stato, riciclaggio, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, dichiarazione infedele ed omessa dichiarazione, trasferimento fraudolenti di valori. Contestualmente sono stati sequestrati beni mobili ed immobili, rapporti bancari, società italiane ed estere e siti nazionali ed internazionali di gambling on line per un valore complessivo di più di 900.000.000 di euro. Tra il 14 ed il 17 novembre 2018 la Polizia di Stato nelle province di Catania, Caltanissetta, Siracusa, Agrigento, Parma e Novara ha eseguito altre 35 misure restrittive emesse dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo di Catania sequestrando numerose agenzie di scommesse/internet point dislocate nelle province di Catania, Siracusa, Caltanissetta e Ragusa. Le indagini hanno evidenziato come il gioco on line avesse catalizzato l’interesse del clan “Capriati” a Bari, delle famiglie mafiose dei “Santapaola-Ercolano” e dei “Cappello-Bonaccorsi” a Catania nonché delle cosche “Tegano”, “Iannì” e “Franco” a Reggio Calabria. In particolare, è stata documentata l’esistenza di un complesso sistema organizzato di raccolta illegale di scommesse su eventi sportivi e non, gestito con modalità mafiose tramite un circuito parallelo illecito costituito da piattaforme informatiche rese disponibili da noti imprenditori e funzionale, tra l’altro, ad raggirare la normativa fiscale e anti-riciclaggio. Su Cosa Nostra il traffico di droga resta centrale negli affari dell’organizzazione mafiosa: l’attività investigativa ha documentato alleanze ed accordi trasversali, anche intermatrice, che peraltro si estendono anche alla cogestione di riciclaggio, usura, gioco on line e scommesse illegali, anche attraverso piattaforme operanti su internet. 1° febbraio 2018 – Palermo – La Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 24 persone (di cui 16 in carcere e 6 agli arresti domiciliari) ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso, riciclaggio, auto riciclaggio, associazione finalizzata alla produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti ed associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo delle scommesse sportive ed alla truffa ai danni dello Stato. Le indagini hanno dimostrato come l’organizzazione mafiosa avesse rivolto l’interesse verso il settore dei giochi, in particolare alle agenzie di scommesse e alle slot-machine. Le indagini hanno evidenziato come Cosa nostra “sponsorizzasse” l’utilizzo dei circuiti di gioco dell’organizzazione interessata dall’attività investigativa a fronte di un utile annuo variabile tra i 300 e gli 800 mila euro e la partecipazione occulta di un boss in una società di import-export di prodotti alimentari verso gli Stati Uniti. Durante l’operazione di polizia è stato eseguito il sequestro di numerosi beni immobili, società e di 46 agenzie di scommesse distribuite su tutto il territorio nazionale. Il 18 giugno 2018 l’Arma dei Carabinieri ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 104 affiliati ai “Mercante-Diomede” ed ai “Capriati”, operanti nella città e nella provincia di Bari, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, porto e detenzione di armi, rapina e sequestro di persona, ricettazione, detenzione di sostanze stupefacenti e violazione alle prescrizioni della sorveglianza speciale, con l’aggravante del metodo mafioso. In particolare, l’indagine ha documentato l’operatività di tali consorterie mafiose, strutturate in gruppi con competenza territoriale facenti capo ad una strategia e ad una matrice unitaria caratterizzata dal ricorso ai rituali di affiliazione, evidenziando altresì come molti dei gruppi della provincia, sinora ritenuti sodalizi criminali autonomi, siano in realtà inquadrabili quali articolazioni dei principali clan baresi. In particolare, l’indagine ha consentito di delineare gli assetti associativi, le gerarchie interne e le modalità di affiliazione delle due consorterie, strutturate in più gruppi considerati precedentemente slegati tra loro e con precise competenze territoriali; di documentare i rapporti tra le due organizzazioni criminali e quelle attive in altre aree della Puglia (la Società Foggiana e la frangia leccese della Sacra Corona Unita); individuare i responsabili di 4 rapine, una delle quali ai danni di autotrasportatori, e di 3 tentati omicidi, avvenuti dal 2011 al 2013 nell’ambito di una conflittualità tra le citate compagini e il contrapposto clan “Strisciuglio” e di accertare l’operatività dei sodalizi: • nel narcotraffico, nelle estorsioni a commercianti e a titolari di cantieri edili, nonché nell’usura e nella commissione di furti in abitazione e di veicoli; • nell’installazione di slot machines nelle sale da gioco e nella fornitura di servizi di security nei locali di intrattenimento. In Italia, la criminalità cinopopolare non appare riconducibile alla presenza di un’unica organizzazione centrale che diriga e coordini l’attività di cosche affiliate, ma è caratterizzata dalla presenza di diversi gruppi delinquenziali tra loro autonomi. I sodalizi sono caratterizzati da una struttura stabile e gerarchicamente organizzata sul modello verticistico; in alcuni casi è stato documentato il modus operandi tipico delle organizzazioni di tipo mafioso. Le comunità cinesi si connotano per una forte coesione etnica e culturale; le manifestazioni criminali si evidenziano spesso in ambito intraetnico con grandi capacità di mimetizzazione dei propri business illegali. Già da diversi anni, nel nord e nel centro Italia, si è registrata l’operatività di bande giovanili che utilizzano taluni locali pubblici come basi logistiche e si dedicano allo sfruttamento della prostituzione, al gioco d’azzardo e allo spaccio di droga. Il 18 gennaio 2018, in varie province del centro e del nord Italia, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 25 cinesi ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, spaccio di sostanze stupefacenti, usura, esercizio illegale del credito e esercizio di giochi d’azzardo. L’organizzazione criminale aveva acquisito con modalità mafiose il monopolio del trasporto delle merci su strada delle aziende cinesi in Europa. Inoltre, l’associazione gestiva bische clandestine, praticava estorsioni in danno di aziende di connazionali e controllava spaccio di stupefacenti all’interno di locali cinesi. L’indagine ha consentito di ricostruire la matrice mafiosa per alcune sparatorie avvenute in Francia e in Germania. Grazie alla collaborazione con i collaterali organismi esteri, uno dei 25 indagati è stato arrestato a Parigi”.