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(Jamma) Dopo quasi tre mesi di sforzi, tentativi e passi indietro, oggi alle 16 prende il via il governo Conte. Una notizia accolta più o meno positivamente (come sempre accade in fase di rinnovo) e che non manca di preoccupare il settore dei giochi pubblici, nell’attesa di importanti interventi che ora spettano al nuovo esecutivo. In particolare al professore Giovanni Tria, a cui è stato affidato il Ministero dell’Economia. “Indubbiamente il più importante dicastero, il ministero dell’Economia, affidato a Tria è il vero caposaldo, la vera garanzia, probabilmente l’autentico perno di affidabilità di questo governo” scrive un suo collega, il professor Benetto Ippolito, Ricercatore Confermato di Storia della Filosofia all´Università degli Studi Roma Tre.

“Il neoministro non soltanto può vantare competenze tecniche di impareggiabile valore, esperienze internazionali di indiscutibile qualità e serietà; non esclusivamente cioè una sobrietà che non presenta rischi di sorta, ma soprattutto una coerenza sicura in materia economica, sia in senso stretto e sia in senso lato, verso le prospettive globali, europee ed orientali, nonché verso quelle microeconomiche e congiunturali. Mitezza personale, ma anche razionalità, precisa percezione del carattere libero e mondiale del mercato, ma anche realismo e senso della comunità e della circostanza, delle peculiarità di casa nostra ma anche delle prospettive comparative di slancio internazionale: tutte attitudini queste che sono presupposti inossidabili che fanno di Tria il punto nevralgico e pacato di un esecutivo che nasce all’insegna di un liberalismo temperato e consapevole” . Così lo descrive Ippolito che, sappiamo, conoscerlo abbastanza bene.

Ma cosa deve aspettarsi il settore dei giochi e quanto del programma inserito nel testo del contratto di governo costituirà la linea di intervento del prossimo ministero?

Lega e Cinque Stelle lo hanno detto chiaramente: uscita progressiva dal mercato di slot e apparecchi a vincita. Ma quello che non si capisce è come l’esecutivo deciderà di compensare i mancati introiti garantiti dal comparto e soprattutto se valuterà gli effetti in termini economici e occupazionali per moltissime aziende. La risposta, forse, non arriverà nemmeno dal ministro Tria che, va detto, qualche suggerimento sul contratto a Di Maio e Salvini l’ha già dato.

Dalle pagine di Formiche Tria ha spiegato che “un programma di governo sul quale costruire un’alleanza politica in grado di ottenere la fiducia parlamentare è qualcosa di diverso da un programma elettorale, ma non di molto. Si indicano le direzioni di marcia, i provvedimenti chiave, le priorità” . Anche quando si parla di programma economico. “Un giudizio preliminare si dovrebbe quindi limitare a valutarne la coerenza strategica più che la cosiddetta compatibilità con i mezzi di bilancio a disposizione. Non perché essi non siano limitati, ma per due motivi fondamentali.

Il primo è che il costo delle riforme, o più modestamente dei provvedimenti annunciati, dipende dalla loro specifica configurazione una volta che l’annuncio si dovrà tradurre in norme. Con tutto il rispetto per le competenze riunite intorno al tavolo politico delle trattative, poi le norme attuative dei propositi si dovranno scrivere con le competenze istituzionali in grado di misurare effetti di bilancio e coerenze legislative di sistema. E in genere la realtà delle cifre ridimensiona spesso la visione. Il secondo è che fino ad oggi non è emerso un accordo chiaro su quali siano i paletti di bilancio che si vorranno rispettare. In altri termini, se le compatibilità di bilancio del programma dipenderanno da un improbabile mutamento delle regole europee (abbiamo già avuto un governo che è partito con il proposito di battere i pugni sul tavolo a Bruxelles) o se queste regole saranno forzate”.

Di fronte a queste parole l’auspicio dell’industria del gioco non può essere che questo: chiusa (definitivamente) la campagna elettorale, ovvero tra il dire e il fare, che prevalga la razionalità.

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