“I dati che presento sono altamente rappresentativi della popolazione italiana e si riferiscono ad uno studio epidemiologico realizzato nel 2018. Abbiamo analizzato un campione di 12mila adulti over 18 e uno di 18mila studenti minorenni. Dall’indagine risulta che il 36,4% della popolazione adulta ha giocato d’azzardo almeno una volta nella sua vita, più uomini che donne. Le percentuali maggiori sono tra i 40 e i 64 anni. Il 94% della popolazione gioca in un luogo fisico. Le lotterie istantanee sono la tipologia di gioco più praticata. Il 42,3% degli uomini sono giocatori occasionali (poche volte l’anno o una o due volte al mese), contro quasi il 56% delle donne. I giocatori abituali (due o quattro volte o tutti i giorni della settimana) sono il 25% degli uomini e il 20% delle donne. I tabaccai e i bar sono i luoghi di gioco più frequentati dai giocatori. Sale scommesse e sale vlt sono prevalentemente frequentate dagli uomini”.

Lo ha detto Roberta Pacifici (nella foto), direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, durante la sua audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico del Senato.

“Distinguiamo 4 categorie: il giocatore sociale, il giocatore a basso rischio, il giocatore a rischio moderato e il giocatore problematico. Il 26,5% sono giocatori sociali, il 3% sono giocatori problematici (1,5 milioni di persone), il 2,8% sono giocatori a rischio moderato. I problematici sono soprattutto uomini, tra i 25 e i 64 anni, e vivono principalmente al sud. Questi giocano soprattutto con slot machine, vlt e scommesse virtuali. Le sale scommesse e le sale vlt sono frequentate dal 28% dei giocatori problematici, mentre solo dallo 0,5% dei giocatori sociali. La frequenza di gioco – ha aggiunto Pacifici – è correlata con il profilo di problematicità, il giocatore problematico gioca 5 o più volte a settimana. Importante è anche la correlazione con il tempo di gioco, i giocatori problematici dedicano più tempo all’azzardo. Rilevante è poi il numero di giochi praticati, oltre il 25% di giocatori problematici gioca con 10 o più giochi. La richiesta di denaro attraverso prestiti è significativamente maggiore per i giocatori con profilo problematico. Il consumo di stupefacenti, l’abuso di alcol, il consumo di tabacco, sono tutti stili di vita maggiormente rappresentati nel giocatore con profilo problematico. Il 30% dei giocatori problematici è stato spinto a giocare dalla pubblicità”.

Sui minorenni Pacifici ha spiegato: “Il 29,2% dei giovani dichiara di aver giocato d’azzardo. Il 17% sono ragazze contro il 41% dei ragazzi. La tendenza a giocare d’azzardo aumenta con la crescita dell’età. Il 21% dichiara di giocare online. I ragazzi giocano soprattutto alle scommesse sportive, le ragazze alle lotterie istantanee. Giocano occasionalmente i minorenni maschi nel 47% dei casi, le ragazze nell’82% dei casi. Giocano tutti i giorni il 10,3% dei ragazzi contro il 3,2% delle ragazze. Gli studenti italiani giocano soprattutto nelle sale scommesse (52,2% dei casi), dove non dovrebbero entrare. A seguire c’è il tabaccaio, dove giocano prevalentemente le ragazze. La prevalenza di giocatori problematici è del 3% (69mila giovani stimati), il 3,5% (circa 80mila giovani) ha invece un profilo di rischio moderato. L’età di iniziazione al gioco per il profilo problematico è tra i 9 e i 12 anni. I giocatori problematici giocano soprattutto a slot, vlt e scommesse. Solo il 15% dei giovani giocatori sociali gioca con le slot, contro il 42% dei giocatori problematici. Tra quelli che giocano con le scommesse sportive l’80% ha un profilo di problematicità. Anche in questo caso frequenza e intensità di gioco sono correlate al profilo di giocatore problematico. Il giocatore problematico tende a giocre con più frequenza e per più tempo. I problematici giocano con 10 o più giochi e spesso consumano droghe. Il 34% dei giocatori problematici è invogliato a giocare dalla pubblicità”.

“Nel 2017 abbiamo attivato un telefono verde anonimo, nel 2018 il numero è stato introdotto su tutti i gratta e vinci sia cartacei che online. E’ un numero – ha chiarito Pacifici – che andrebbe inserito su tutti i giochi d’azzardo. Abbiamo gestito circa 13mila telefonate, il 68% uomini e il 32% donne, tutte le fasce di età sono rappresentate, soprattutto tra i 26 e i 55 anni (uomini). Il contatto avveniva principalmente per smettere di giocare, in secondo luogo si chiedeva a chi rivolgersi per essere aiutati, poi si faceva riferimento all’indebitamento. La richiesta femminile era soprattutto quella di aiuto al familiare scoperto essere un giocatore d’azzardo. Ad oggi abbiamo circa 600 servizi sul territorio. Abbiamo aperto una piattaforma online dove è possibile trovare il luogo dove rivolgersi per essere aiutati, con tutti i servizi che vengono offerti. Il numero verde e la mappatura dei centri di aiuto sul territorio sono sue azioni concrete per supportare chi è entrato in una trappola molto problematica della propria vita”.

Rispondendo alle domande dei senatori presenti il direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità ha affermato: “Oggi esistono gli strumenti diagnostici per poter fare una diagnosi di dipendenza da gioco d’azzardo. Questa può essere paragonata alle dipendenze da sostanze stupefacenti. Ci sono dei giochi che sono maggiormente correlabili alla dipendenza e sono quelli che utilizzano luci, suoni e colori studiati appositamente per trattenere il giocatore e isolarlo dall’ambiente. Abbiamo più volte chiesto che ci fosse un’interruzione definita di tempo di gioco per le slot e le vlt, che sono i giochi più presenti nei casi di problematicità. Non è la vincita lo scopo del giocatore che ha una dipendenza, il suo obiettivo è semplicemente giocare. Per quanto riguarda la dipendenza da gioco certamente ci sono spesso elementi di comorbilità con altre forme di dipendenza. Durante il lockdown abbiamo realizzato uno studio, che non può rappresentare l’intera popolazione italiana in quanto è stato realizzato solo online, da cui è emerso che certamente c’è stato un aumento del gioco online, ma è stato lieve, non c’è stato uno spostamento massiccio. Se non si poteva giocare la maggior parte della gente non ha giocato. I nostri studi ci dicono che se aumenta l’offerta, come è avvenuto negli anni, è evidente che aumenta la proporzione di persone che presenteranno problematiche. Durante il lockdown il nostro numero verde ha lavorato molto di più, anche se abbiamo ricevuto meno chiamate, il tempo di chiamata è passato da circa 15 minuti a 40 minuti. Le persone hanno preso coscienza di avere una problematica. Non tutti i giocatori si comportano allo stesso modo. Il giocatore del nord Italia è imprenditore, tende a nascondere il problema e cercherà luoghi distanti dalla casa e dai luoghi di lavoro. Cosa diversa avviene nel sud Italia, dove la condivisione con la famiglia della problematica è molto più evidente. La distanza non sposta nulla da questo punto di vista. Ciò che conta è che minore è l’offerta minore sarà il numero di soggetti problematici. Tutte le iniziative che riducono l’offerta sono sicuramente auspicabili per proteggere la popolazione. Parlando del gaming, ossia i giochi senza vincita in denaro, va detto che ci sono bambini che con i soldi della mamma acquistano le ‘vite’ per continuare a giocare, questo è un fenomeno che deve essere ben attenzionato perchè lo schema di gioco e le motivazioni sono identiche al gioco d’azzardo. Con queste forme di gioco stiamo preparando la nuova generazione a giocare d’azzardo. Sono questioni di estrema importanza da tenere sotto vigilanza. Oggi le scommesse sportive sono centinaia, l’atteggiamento è diverso rispetto al Totocalcio di un tempo, anche il tempo di attesa è molto più breve. I ragazzi scommettono su tutto e scommettono tra di loro. Il mondo è fortemente cambiato e non è paragonabile a quello di 40 anni fa. Una prevenzione vera deve intervenire sul numero di giochi disponibili, sull’intensità, sulla pubblicità dell’offerta e sulle caratteristiche del prodotto. Infine la rete sanitaria che deve prendersi carico delle persone problematiche va sostenuta”, ha concluso Pacifici.