Perché il settore del gioco legale continua ad essere discriminato come stanno già facendo le banche da due mesi a questa parte? Se lo chiede Paolo Lozzi, imprenditore nel settore delle scommesse e titolare di cinque sale scommesse Eurobet.

“Nuova marcia indietro da parte di ADM.
Con una determinazione del direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, datata 29 aprile, si vieta la riaccensione delle slot nei tabaccai e la possibilità di scommettere sugli eventi sportivi e simulati. Nel comunicato si legge che: “a parziale modifica della determinazione direttoriale n. 1251127/ru del 23 aprile 2020, è stata una emanata una nuova determinazione direttoriale che prevede l’impossibilità di riapertura della raccolta presso esercizi per i quali non vige l’obbligo di chiusura, delle scommesse su eventi sportivi e non sportivi, ivi compresi quelli simulati e raccolta tramite dispositivi elettronici del tipo slot machine, inizialmente prevista per l’11 maggio. Restano confermate le aperture di Lotto e SuperEnalotto”.

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Quindi niente slot e scommesse. Mentre, conclude Minenna, viene confermato “il piano già programmato solo per i giochi “riaperti” a partire dal 27 aprile (“10&Lotto”, “Millionday”, “Winforlife” e “Winforlife Vincicasa”) e dal 4 maggio la ripresa della raccolta dei giochi “SuperEnalotto”, “Superstar”, “Sivincetutto SuperEnalotto”, “Eurojackpot” e “Lotto tradizionale”.

Perché viene consentita la ripresa di tutti questi giochi e non delle scommesse? O la riaccensione delle slot?
Perché il nostro settore continua ad essere discriminato come stanno già facendo le banche da due mesi a questa parte?

Giochi quali il 10&Lotto, ad esempio, hanno un’estrazione ogni 5 minuti. Lo stesso tempo che intercorre tra un evento simulato e un altro.
I giochi Virtuali provocano assembramento mentre il 10&Lotto no? Secondo quale logica?
La cosa diventa ancora più assurda se andiamo a leggere i dati degli scommettitori sulle lotterie istantanee.

Prendiamo ad esempio il SuperEnalotto.
Il dato più eclatante riguarda la fascia d’età compresa tra 18 e 39 anni. L’82% degli intervistati ha dichiarato di non conoscere con esattezza l’entità del “6”, mentre solamente il 18% sa esattamente a che punto è arrivato il premio di prima categoria.
Non così impreparati, invece, i giocatori compresi tra i 40 e 59 anni. Il 70% conosce esattamente l’importo del jackpot.
Quello degli over 60 è invece un esercito che segue in maniera chirurgica il lievitare del bottino: l’83% degli intervistati ha risposto esattamente al quesito sull’ammontare del “6”. Il 68,4% degli intervistati compresi nella fascia di età 18-39 dichiara di non giocare o giocare saltuariamente al SuperEnalotto, nonostante il super jackpot, mentre circa un terzo (31,6%), gioca regolarmente o quasi. Una quota percentuale analoga a quella che emerge dalla fascia 40-59 anni. Più equilibrato, invece, il bilancio per i giocatori over 60. In questo caso un giocatore su due dà regolarmente la caccia al “6”, per l’esattezza il 45,4%, mentre il 54,5% non gioca o lo fa saltuariamente.

Dall’analisi di questi dati emerge un dato preoccupante: ad usufruire dei giochi per cui è stata ripristinata la vendita sono proprio le categorie più a rischio per la diffusione ed il contagio del Covid-19: gli over 60!!!!

A questo punto ci chiediamo: quale logica stanno seguendo le direttive di ADM? C’è davvero la salute dei cittadini in primo piano? O è la solita caccia alle streghe verso un settore da sempre discriminato?
Gli interrogativi sono tanti, i dubbi si moltiplicano giorno dopo giorno. A quasi due mesi dalla chiusura forzata delle nostre attività, non ci sono ancora riposte concrete e aiuti reali che ci diano certezza circa i nostri investimenti.
Sembra quasi di stare nelle sabbie mobili, e ci chiedono di dimenarci per poter affondare più in fretta…”, osserva con amarezza Paolo Lozzi. (nella foto immagini riprese dalle telecamere delle sale scommesse chiuse)