“Il gioco è universale, non può che inquietare il fatto che i minori, già prima dell’età adolescenziale, possano manifestare un rapporto problematico con il gioco e i media digitali. Il disturbo del gioco patologico è inserito tra le dipendenza senza sostanze. Non va ignorata la personalità ‘singolare’ di ogni giocatore, va indagato ogni volta l’individuo nella sua unicità. Il gioco, la scommessa, la sfida alla fortuna, sembrano rappresentare un nuovo agone in cui confrontarsi e cimentarsi. Attività volta ad ottenere la gratificazione dei propri bisogni”.

Lo ha detto la professoressa Maria Antonietta Lucariello, psicologa e psicoterapeuta – Università degli Studi Suor Orsola Benincasa – Napoli, intervenendo al convegno ‘Giochi senza frontiere’ dedicato al gioco esaminato dal punto di vista politico, psicologico e storico presso l’Università degli Studi di Salerno.

“Quello dell’online, di chi gioca ‘in solitudine’, è un grande problema. Un fenomeno di cui si stanno occupando già in Giappone. Difficile intervenire, se si tratta di un bambino è la scuola o la famiglia che deve farlo. Non ha senso demonizzare il mezzo, il medium. Il bambino va riconosciuto, se trascorre troppo tempo nel gioco online, cede ad un mondo di fantasia. Una cosa è farlo in modo ‘normale’, entrare e uscire. Una cosa è rimanerci, in un mondo parallelo” ha concluso.