Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di Perugia in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento del Comune di Perugia – AMC.PG.A01 prot. 2018/0018763 del 22.01.2018, previo annullamento o disapplicazione dell’art. 8, comma 1, secondo periodo, del Regolamento per i Giochi leciti del Comune di Perugia e di tutti gli atti presupposti, connessi e conseguenti.

Si legge: “1. Con il ricorso in epigrafe (…) ha adito l’intestato Tribunale per chiedere l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento prot. 2018/0018763 del 22.1.2018 con cui il Comune di Perugia ha intimato la cessazione immediata dell’attività di raccolta scommesse intrapresa sine titulo dalla società a far data dal maggio del 2017 nei locali posti alla via (…), trattandosi di attività posta in essere in spregio alle disposizioni comunale in materia di distanza da luoghi sensibili, nonché esercitata in assenza della necessaria autorizzazione ex art. 88 del TULPS.

2. L’impugnativa è stata affidata ai seguenti motivi:

I. Violazione o falsa interpretazione dell’art. 7, comma 10, del D.L. n. 158 del 2012, convertito con L. n. 189 del 2012 e dell’art. 6, comma 1, della L.R. Umbria n. 21/2014, come modificato dall’art. 3, comma 1, della L.R. Umbria n. 7/2016 – Illegittimità dell’art. 8, comma 1, secondo periodo, del Regolamento per i Giochi leciti del Comune di Perugia e del provvedimento impugnato – Annullamento o disapplicazione della norma regolamentare citata – Illegittimità del provvedimento impugnato.

Sostiene la ricorrente che il regolamento comunale avrebbe indebitamente esteso alle “sale scommesse” il divieto di apertura e/o trasferimento previsto dalla normativa regionale limitatamente alle “sale da gioco”, equiparando strutture fra loro differenti e non meritevoli di essere assoggettate alla stessa rigorosa disciplina.

II. Violazione o falsa interpretazione dell’art. 11, prel. – Applicazione retroattiva di un divieto disposto con normativa successiva all’esercizio dell’attività – Illegittimità del provvedimento impugnato.

Lamenta la società ricorrente l’applicazione retroattiva del divieto introdotto nel 2017 dal regolamento comunale, sostenendo che l’impresa avrebbe aperto la sala scommesse di via (…) a far data dal 2014, come da contratto di affitto dei locali stipulato da tale società (…), il cui legale rappresentante è il medesimo della ricorrente in questa sede.

3. Il Comune di Perugia si è costituito in giudizio eccependo l’irricevibilità per tardività dell’impugnativa promossa avverso il regolamento comunale in materia di distanze, da cui conseguirebbe l’inammissibilità in parte qua anche dell’impugnativa del provvedimento meramente applicativo.

3.1. Conclude nel merito l’amministrazione comunale per la legittimità delle misure basate sul rispetto di distanze minime dai luoghi sensibili e sull’introduzione di fasce orarie in ordine alle attività di gioco e raccolta scommesse.

4. Si è altresì costituito in giudizio il Ministero dell’Interno concludendo anch’esso per il rigetto del ricorso.

5. Con ordinanza cautelare n. 51 del giorno 11.04.2018 è stata respinta la domanda di sospensione dell’efficacia del provvedimento impugnato, sul presupposto che <l’attività di raccolta scommesse in contestazione non risulta rispettare le distante minime di legge da luoghi sensibili quali centri per anziani, case di cura e chiese parrocchiali>.

6. All’udienza del giorno 25 maggio 2021 la causa è passata in decisione.

7. Ciò premesso in punto di fatto, ritiene in via preliminare il Collegio di poter prescindere dalle eccezioni in rito formulate dall’amministrazione comunale, attesa l’infondatezza, nel merito, delle doglianze di parte ricorrente.

8. Osserva infatti il Collegio che <in ambito nazionale, ed in particolare ai fini della tutela della salute (art. 32 Cost.), l’attività di gestione delle scommesse lecite, prevista dall’art. 88 del r.d. n. 773 del 1931, è parificata alle sale da gioco invece disciplinate dal precedente art. 86> (cfr., Cons. St., sez. V, 16.12.2016, n. 5327).

9. In tale contesto si pone quindi la legislazione attuativa regionale, alla stregua di un’interpretazione sistematica e logica che, malgrado le espressioni letterali impiegate – sale da gioco e/o sale scommesse – non può che essere riferita ad entrambe le attività, fonti entrambi di rischi di diffusione della ludopatia.

10. In particolare l’art. 6 della legge regionale n. 21/2014, oltre a fissare i limiti di distanza da determinati punti sensibili (comma 1), attribuisce appunto ai Comuni la facoltà di <individuare altri luoghi sensibili in cui si applicano le disposizioni di cui al comma 1, tenuto conto dell’impatto dell’apertura delle sale da gioco e della collocazione degli apparecchi per il gioco sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica> (comma 2).

11. Per quanto precede, il provvedimento con cui il Comune di Perugia ha intimato alla ricorrente la cessazione dell’attività di raccolta scommesse per violazione della distanza da luoghi sensibili, non può che ritenersi legittimo in quanto emanato in forza di normativa regolamentare locale coerente con la succitata normativa di cui al T.U.L.P.S. ed alla legge regionale n. 21/2014.

12. Deve infine ritenersi priva di pregio la denunciata applicazione retroattiva del divieto introdotto nel 2017 dal regolamento comunale in materia di distanze alla luce del fatto che l’impresa avrebbe aperto la sala scommesse di via (…) a far data dal 2014, come da contratto di affitto dei locali stipulato da tale società (…), il cui legale rappresentante è il medesimo dell’odierna ricorrente.

13. Tale assunto risulta sconfessato dalle visura camerali comprovanti invero l’avvio da parte della società ricorrente dell’attività di raccolta scommesse nel 2017, nonché dalla richiesta in data 23.5.2017 della licenza ex art. 88 TULPS, successivamente denegata dalla Questura di Perugia.

14. Le considerazioni che precedono impongono il rigetto del ricorso.

15. Le spese del giudizio seguono, come da regola, la soccombenza e si liquidano nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio che si liquidano nella misura di € 3.000,00 (tremila/00), da dividersi in pari misura tra il Comune di Perugia e il Ministero dell’Interno, oltre oneri ed accessori come per legge”.