Il Tar Sicilia ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro la Questura di Palermo e il Ministero dell’Interno in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del Decreto -OMISSIS- del Questore di Palermo, di diniego della licenza di P.S. la commercializzazione di giochi pubblici, nel locale sito in Palermo, Via -OMISSIS-.

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Per il Tar: “Ritenuto che, al sommario esame proprio della fase cautelare, il ricorso non appare assistito da adeguato fumus boni iuris in quanto, rispetto alla situazione valutata dall’Amministrazione resistente al tempo del rilascio della prima autorizzazione per l’istallazione di sistemi di gioco ex art. 88 e 110, c. 6, lett. b), T.U.L.P.S., avvenuta il 28 gennaio 2019 alla luce del contenuto della sola ordinanza n.-OMISSIS-, del Tribunale del riesame di Palermo (che ha annullato il decreto del Gip del Tribunale di Palermo del -OMISSIS-, con il quale era stata disposta la misura del sequestro preventivo dell’azienda intestata alla ricorrente) è successivamente intervenuto, in data 8 luglio 2019, il fatto nuovo del rinvio a giudizio nell’ambito del procedimento penale nel quale la ricorrente risulta imputata per il reato di attribuzione fittizia della ditta esercente l’attività oggetto di lite, con impiego di denaro di provenienza illecita, il tutto aggravato dal fine di agevolare cosa nostra, delitti la cui gravità connota di logicità e ragionevolezza la valutazione discrezionale effettuata dall’Autorità di pubblica sicurezza circa l’essere venuti meni, in atto, dei requisiti della buona condotta e dell’affidabilità;

Ritenuto, sotto il profilo del dedotto periculum in mora, che, nel bilanciamento tra interessi contrapposti, sia prevalente quello della sicurezza pubblica, anche avuto riguardo al fatto che le sale da gioco sono ancora chiuse a causa dell’emergenza da Covid 19, e che non risulta provato in atti l’asserito stato di disoccupazione del marito della ricorrente;

Ritenuto, pertanto, che la domanda cautelare va respinta e che le spese della presente fase di giudizio vanno poste a carico di parte ricorrente nella misura indicata in dispositivo, liquidata avendo riguardo ai minimi tariffari del d.m. n. 55/2014, relativamente alla fase cautelare, tenuto conto del valore indeterminabile della controversia;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, respinge l’istanza cautelare proposta con il ricorso indicato in epigrafe.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese della fase cautelare in favore dell’Amministrazione resistente, che si liquidano in € 900,00 (euro novecento/00), oltre accessori come per legge, se dovuti.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti”.