Rimane in piedi l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per due degli indagati nell’operazione “Dirty Slot” condotta dalla Procura di Lecce lo scorso gennaio, con cui è stata smantellata una presunta associazione mafiosa dedita alla gestione del gioco d’azzardo nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto.

A stabilirlo, in attesa del processo che inizierà il 5 ottobre, è stata la Corte di Cassazione, che ha confermato anche la custodia cautelare in carcere respingendo i due ricorsi. I due imprenditori  sono considerati dagli inquirenti «a capo di un sistema illegale nel mercato del gaming e dell’esercizio abusivo del gioco d’azzardo, oltre che, in tale contesto, collegati a vari clan della locale criminalità organizzata».

La Cassazione – si legge su quotidianodipuglia.it – fa presente che l’ordinanza di custodia cautelare faceva riferimento agli «accordi liberamente intercorsi» tra i due imputati, «ed esponenti della criminalità organizzata di alcune locali articolazioni, a seguito dei quali gli indagati corrispondevano volontariamente alle cosche locali somme di danaro, funzionali a garantirsi la protezione delle stesse nello sviluppo delle attività di gaming».

I due, secondo le accuse, si rivolgevano ai clan anche «per convincere i titolari ed i gestori di esercizi commerciali riottosi a consentire l’installazione di apparecchiature elettroniche nei loro locali». Tale motivazione, conclude la Cassazione, «appare in linea con la giurisprudenza della Corte in tema di imprenditore “colluso”» e «appare del tutto congrua» a giustificare le esigenze cautelari.