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(Jamma) Dopo l’ennesimo sequestro, un membro della famiglia De Lorenzis di Racale, rompe il silenzio sfofgando tutta la sua rabbia e la frustrazione per quanto sta accadendo alla sua famiglia e alla sua azienda. E’ Pasquale De Lorenzis, deciso a raccontare nel dettaglio i fatti che lo vedono coinvolto. “Ne avrei volentieri fatto a meno, ma la mia dignità, evidentemente, non può più affidarsi al buon senso. Perché buon senso non ne vedo. Pensavo di aver già largamente dimostrato ciò che sono, ma evidentemente, il pregiudizio è più forte della verità” spiega.”Sono costretto, mio malgrado, a difendermi, per la terza volta, sempre dalle stesse accuse. Accuse infamanti per me e la mia famiglia che rimarranno come tatuaggi anche nella vita delle mie figliole. Ed è questo che mi dà la forza. E’ noto che mi sono sempre occupato di gestione di apparecchi da gioco. E’ vero, si tratta di un’attività che non viene vista con particolare favore, perché è più facile dire che chi si occupa di gioco produce danni alla società e non parlare, invece, delle opportunità di lavoro che vengono date, in un momento di forte crisi economica, ai rischi cui ci si espone nel raccogliere e detenere denaro che va a finire nelle casse dello Stato e dei Concessionari statali, rimanendo solo in una percentuale minima nelle casse aziendali. Il mancato favore verso tale mia attività lavorativa ha portato, nel tempo, ad una pressante attenzione della magistratura inquirente, ed è di questo che voglio parlare”.

Nell’ultima operazione della GdF sono finiti sotto chiave beni per 15 milioni di euro, ritenuti dalle Fiamme Gialle riconducibili ai 4 fratelli e a quello che è stato definito un prestanome. Un sequestro anticipatorio, parallelo a quello seguito all’operazione Clean Game in cui venne loro contestata l’associazione mafiosa. “Nel 2002 , ho subito un sequestro preventivo, su istanza della Procura di Lecce, sui miei beni aziendali e personali. Dopo tre mesi , preso atto della liceità dell’attività aziendale, il Tribunale di Lecce mi ha restituito quanto in sequestro.
Credevo che tutto sarebbe finito lì, ed ho continuato ad investire tutte le mie energie lavorative , finanziarie ed anche affettive, nel mio bel progetto imprenditoriale che guardava oltre il settore del gioco, al fine di poter offrire quanti più posti lavorativi. E senza falsa modestia sono diventato bravo. Ed invece, circa quattro anni fa, venivo investito, dapprima da una interdittiva, da parte del Prefetto di Lecce, emanata sulla considerazione di possibili infiltrazioni mafiose nella mia azienda, successivamente, anche da un provvedimento giudiziario di sequestro degli stessi beni personali ed aziendali, restrittivo anche della mia persona. Il tutto senza che io abbia mai commesso un reato, poiché la normativa italiana consente alle Autorità prefettizie e giudiziarie di procedere con misure cautelari, sulla base di semplici indizi, in nome di un non ben definito ‘interesse pubblico, con sacrificio dell’interesse privato” precisa De Lorenzis.”Lo giuro, mai nella mia vita avrei pensato di finire in carcere, chi mi conosce sa il mio modus vivendi ed il rispetto che ho sempre provato, nei confronti di tutti coloro che mi hanno onorato, anche, di un semplice saluto. Dopo circa un mese di frenetica attività, per dimostrare che ciò che era stato sequestrato era il lecito frutto del mio lavoro, il Tribunale del Riesame di Lecce mi ha restituito la libertà, dissequestrandomi il tutto e la Cassazione ha statuito l’assenza nella mia vita e nella mia azienda di metodi mafiosi.
Nonostante ciò, in barba alla decisione della suprema Corte, il GUP di Lecce mi ha rinviato a giudizio, per gli stessi infamanti reati. Il procedimento di merito pende innanzi al Tribunale e sarà celebrato il 4 luglio prossimo”.
“Inaspettatamente, due giorni fa , la G.d.F. di Lecce, per ordine del Tribunale di Prevenzione, ha sottoposto nuovamente, a sequestro gli stessi beni, sempre, per gli stessi fatti di tre anni fa, questa volta però muovendo da presupposti diversi: non sarei più mafioso, ma socialmente pericoloso, con possibilità, quindi, di essere soggetto ad altra recente normativa e ad altro tipo sequestro” precisa De Lorenzis.

“Mi hanno sequestrato tutto, anche la possibilità di lavorare, perché la gogna mediatica fa sì che nessuna opportunità lavorativa ti possa essere offerta.Ho perso fiducia nella giustizia. E questo mi dispiace. Eppure, nel corso della mia vita lavorativa, ho denunciato chi voleva, effettivamente, con metodi mafiosi interferire nell’attività aziendale, queste non sono chiacchiere, e sono ancora parte civile in procedimenti penali, contro esponenti della malavita locale, esponendo me e la mia famiglia a possibili ritorsioni, ma per la voglia ed il desiderio di stare dalla parte del giusto e del corretto. Ho rispettato chi, per ordine delle Autorità, è venuto ad amministrare le mie aziende, sempre convinto che la loro regolarità avrebbe determinato la magistratura giudicante a fare giustizia, orgoglioso, al contempo, che la mia creatura, per come strutturata, riusciva a resistere. Purtroppo, la normativa applicata , nonostante sommaria, e quindi più veloce, risulta più penalizzante rispetto a quella applicabile ai giudizi di merito e, sebbene in maniera cautelare, provoca danni insanabili.
Stranamente ed inspiegabilmente ciò non succede quando viene coinvolto in un procedimento penale un soggetto dell’apparto burocratico, eppure ciò dovrebbe portare ad una più veloce istruttoria, tenuto conto che il soggetto dovrebbe rappresentare lo Stato.
E con ciò mi riferisco a fatti recenti avvenuti, nel corso della recente amministrazione prefettizia dell’azienda M.SLOT s.r.l., le cui quote erano, precedentemente, detenute da me e da mio fratello Saverio”.
Qui lo sfodo di Pasquale De Lorenzis si concentra su fatti riguardanti proprio l’amministazione prefettizia dell’azienda. Esisterebbero prove, portate all’attenzione del Prefetto di Lecce , dell’Anac e della Procura, ma finite in chiassà quale cassetto, sulla legittimità di quegli stessi amministratori e sulla corretta del loro operato. “E allora, perché due pesi e due misure?” si chiede De Lorenzis “Bisogna davvero rassegnarsi a questo? Sono deluso, ma incazzato. Mi  reputo un cittadino onesto, rispettoso di diritti e sentimenti altrui e, sino ad ora, ho sempre confidato nella giustizia , in quella vera. Oggi ho contezza, però, che esiste anche una macchina inquirente incapace di accettare che esiste una realtà diversa da quella ipotizzata ed insensibile alle possibili conseguenze, anche psicologiche , che tale ostinazione può provocare nelle persone. Spero di conservare la forza di combattere” conclude .

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