Per la Procura sarebbe stato un sistema infallibile dove i giocatori non potevano mai raggiungere delle vincite apprezzabili. Baravano e lo facevano in maniera complessa e articolata attraverso un sistema criminale che tra la provincia di Salerno (Pagani, Angri, Sarno e Sant’Egidio del Monte Albino), la Basilicata, la Calabria riusciva a piazzare piattaforme da gioco in gran parte del sud-ovest dell’Italia, creando un sistema capillare.

La loro rete di punti di gioco si estendeva nella provincia di Salerno, e non solo, con la complicità degli esercenti che ospitavano le piattaforme da gioco illecite della raccolta di scommesse rendendole fruibili al pubblico in modo tale da creare dei profitti per l’intera organizzazione. Questi soldi sarebbero poi stati investiti in nuove attività commerciali.

Venerdì conclusione del processo per 9 imputati che hanno scelto il rito abbreviato davanti al gup Mariella Zambrano del Tribunale di Salerno: due condanne a un anno e 4 mesi; una condanna a dieci mesi e una ad un anno e 8 mesi. 5 assoluzioni, tra cui anche quella di un brigadiere della Guardia di Finanza perché ‘il fatto non sussiste’. Disposto il dissequestro delle sale giochi sigillate nell’ambito del blitz datato primavera 2016. Altri hanno scelto il rito ordinario.

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