Il rischio di contagio prevale sul pur evidente danno economico degli operatori. Con questa motivazione il Presidente della III Sezione del Consiglio di Stato ha respinto con 10 decreti la richiesta di sospendere il Dpcm del 14 gennaio 2021 che ha fermato integralmente fino al 5 marzo 2021 l’attività delle sale giochi, scommesse, bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente. Le misure di precauzione tuttavia, si osserva nei decreti, vanno adottate “alla luce di una serie di valutazioni complete scientifiche”.

Respinta l’istanza cautelare la Camera di consiglio è fissata al 4 marzo. Per i giudici amministrativi “al di là della mera natura “non essenziale” dell’attività proibita (che non sembra decisiva giacché, nella fattispecie, oltre a produrre redditi per gli operatori addetti e le loro famiglie, essa è produttiva di introiti importanti per l’Agenzia erariale concedente), ciò che determina la non accoglibilità in questa sede cautelare della istanza è la natura prioritaria della precauzione per la salute pubblica, tale natura mantenendosi pur a fronte di un rischio “potenziale” e “presunto” e ferme le eventuali, successive conseguenze di ordine patrimoniale ove, nelle successive fasi del giudizio, un compiuto, specifico e approfondito accertamento scientifico dimostrasse che il dubbio e la indicazione presuntiva del C.T.S. non corrispondevano ad un reale fattore di rischio contagio”.