Paolo Lozzi, presidente di A.D.A.S.I, associazione che rappresenta i titolari di agenzie di scommesse e imprenditore lui stesso, interviene sul caso recentemente illustrato dall’avvocato Marco Ripamonti riguardante il titolare di un bar internet point del barese imputato per il reato di cui all’art.4 legge 401/89 per aver messo a disposizione dei clienti postazioni telematiche a libera navigazione con cui gli stessi potevano effettuare scommesse su un portale maltese. L’imputato è stato assolto con formula il fatto non sussiste.

“Come imprenditore del settore delle scommesse sono stato colpito dalla notizia e in particolar modo dai contenuti della sentenza di assoluzione a cui l’avvocato Ripamonti fa riferimento.
Uno dei principi su cui si basa è che “non può integrare il reato di raccolta abusiva di scommesse la mera assistenza alla giocata, trattandosi di normale attività collaborativa facente parte delle prerogative dell’esercente”. Mi chiedo a questo punto, nella sostanza, quale sia la differenza tra normale attività collaborativa e quella che invece configura il presupposto per il reato di raccolta abusiva. Se giocare su un .com dal un locale pubblico non è vietato, quando l’esercente commette un illecito se non consentendo l’accesso a quei portali con un terminale dalla cui home page vi si accede direttamente? Lungi da me sostituirmi ad un giudice o ancor meno al regolatore, chiedo solo di capire. Perchè se è vero, e non ho motivo di dubitare, che i contenuti della sentenza siano stati esposti in quei termini, se è vero che il titolare di un Internet point può effettivamente svolgere l’attività con questa modalità, mi chiedo che senso abbia continuare a tenere aperto oggi un punto scommesse autorizzato dallo Stato. Oggi che ci troviamo a combattere contro un legislatore che ci penalizza con continui incrementi della tassazione. Con regolamenti e leggi discriminatorie e penalizzanti. Che ci fa vivere in una condizione di incertezza e nell’ impossibilità di fare una programmazione aziendale che si possa definire tale. Oggi che siamo costretti a fare causa alle banche, che dobbiamo andare in Tribunale per rivendicare il diritto ad avere un conto corrente. Dopo aver ricevuto tanti, troppi rifiuti, alle nostre richieste di un aiuto, che è stato concesso a milioni di imprese e di lavoratori italiani.
In questo momento il settore ha bisogno più che mai di essere supportato, e non solo economicamente. Servono risposte chiare, viviamo in un silenzio assordante. Le istituzioni ci ignorano, sanno solo parlare di gioco d’azzardo, di criminalità e di illegalità. Fino a ieri sapevamo che se svolgi una attività di riscossione poste, pagamento vincite, indicazione quote degli eventi senza una autorizzazione commetti un reato. Oggi non è più così. O almeno non è solo così. E allora mi chiedo noi, titolari di sale scommesse autorizzate, da che parte stiamo? Dalla parte giusta o da quella sbagliata?”, conclude Lozzi.